Fuori paura e militari dai nostri quartieri!

In tempi come questi, in cui si è instaurato un clima di terrore e di diffidenza verso il prossimo, in cui diventa sempre più allettante puntare il dito contro chi va a correre, dobbiamo ricordarci che il sospetto verso I nostri vicini altro non fa che avvelenare un’aria già troppo nociva, che si respira da diversi anni ormai, grazie ai Decreti Sicurezza e alla retorica securitaria, impiegata dai Fascisti e dai “partiti di sinistra”, che criminalizza gli ultimi al fine di scatenare una guerra tra poveri. Ci vogliono divisi, per farci accettare misure altrimenti inaccettabili: militari armati di fucile in piazza che fermano cittadini, droni che sorvegliano ogni movimento e l’utilizzo di tanti altri strumenti di controllo sociale, tutto questo per oscurare la responsabilità di chi ha fatto sì che si arrivasse a questa precisa situazione.

Affinché questo non diventi prassi, e la nostra condizione non diventi ancor più cupa, l’unica risposta possibile è praticare la SOLIDARIETÀ e il MUTUO APPOGGIO: perché la “sicurezza” apparente di un contingente di militari non potrà mai eguagliare quella effettiva, che si genera in un quartiere solidale, dove l’antifascismo e l’aiuto reciproco sono concetti condivisi trasversalmente e pratiche quotidiane.
LA VERA SICUREZZA È UN QUARTIERE ANTIFASCISTA E SOLIDALE

Firenze Antifascista

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13 Aprile 1944, strage di Vallucciole.

Il 13 aprile del 1944 si compì la strage nazifascista di Vallucciole, frazione delle montagne casentinesi, dove, con la scusa di una rappresaglia a causa della morte di tre soldati tedeschi per mano partigiana, centinaia di SS e di repubblichini compirono uno degli eccidi di civili più atroci che il territorio italiano ricordi. L’operazione antipartigiana, capeggiata dai componenti della divisione Hermann Göring, si estese anche nelle frazioni vicine e fece terra bruciata ovunque si muovesse, causando la morte di circa 109 civili. Il 17 aprile furono catturati e uccisi 17 partigiani.

Questo è solo uno dei molti eventi tragici che si svolsero durante la Resistenza, e che ci ricorda, anche in vista del vicino 25 Aprile, come essa non sia qualcosa di cui ci si può liberare o un evento dai tratti retorici (come sostiene qualche giornalista), ma lotta quotidiana e pratica collettiva.

Strage di vallucciole

Strage di vallucciole

Firenze Antifascista

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Confindustria assassina!

Guardando il video e leggendo l’articolo noi abbiamo capito che:
1. Confindustria è corresponsabile della strage annunciata in Val Seriana e nella diffusione del virus in Lombardia, aziende con fatturati miliardari hanno usato tutta la forza di lobbying per piegare le decisioni politiche per non interrompere il lavoro degli operai (i padroni intanto erano a casa) e per non perdere profitti nel bel mezzo di una Pandemia Mondiale.

2. Nessuna delle forze politiche dell’arco parlamentare ha preso posizione contro questa vergogna, anzi dal PD alla Lega si sono fatte portatrici con un emendamento al DL Cura Italia, di un tentativo meschino di far saltare le responsabilità penali, civili ed economiche degli amministratori che hanno “gestito” la crisi sanitaria.

3. Continuano a dirci che non stiamo rispettando il “lockdown”, che non possiamo passeggiare coi figli sotto casa, quando anche il numero delle multe è bassissimo.I droni svolazzano, i cellulari verranno messi sotto controllo…ma poi dal lunedì al venerdì tutti a lavorare! Magari barattando la sicurezza e la salute con 100€ premio.

Di tutto questo dobbiamo ricordarci quando ci licenzieranno, quando ci ridurranno lo stipendio, quando ci diranno che dobbiamo fare sacrifici perché siamo tutti sulla stessa barca.

Non vogliamo tornare alla normalità perché la normalità era il problema!

Stop produzioni non essenziali, Confindustria assassina!

Video report rai3:
Chi ha fatto pressioni sul governo per non chiudere il Bergamasco

I/le compagni/e del Cantiere sociale Camilo Cienfuegos

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Il vostro revisionismo non cancellerà la nostra memoria partigiana!

Il 19 settembre 2019, a dispetto del ruolo storico svolto dalle formazioni partigiane come la Brigata Sinigaglia, il Parlamento europeo ha passato una risoluzione equiparante il comunismo al nazifascismo. Per l’UE, non c’è alcuna differenza tra i partigiani comunisti che hanno lottato per una società migliore, egualitaria e solidale, e i repubblichini, dei collaborazionisti assassini che hanno fatto il possibile per reprimere nel sangue qualsivoglia istanza di giustizia sociale, al punto da commettere centinaia di eccidi e massacri in cui erano spesso e volentieri coinvolti civili innocenti (per non parlare della pulizia etnica!). Complici di questa risoluzione sono stati i partiti di destra così come quelli di “sinistra”, che basandosi su fonti incerte o inesistenti hanno manipolato la fattualità storica per trasformare repubblichini, nazisti e collaborazionisti in vittime della “barbarie” sovietica, titina e partigiana: tutto con il solo scopo di delegittimare chi, in continuità con i partigiani, porta ancora avanti la lotta antifascista con ogni mezzo necessario. Basti pensare all’incontro Fini-Violante del 1998, che ha iniziato un processo di revisionismo sulle vicenda delle Foibe, aprendo all’istituzione del Giorno del Ricordo nel 2004 sotto il governo Berlusconi e alla successiva adozione istituzionale della narrazione fascista culminando con le imbarazzanti dichiarazioni anti-storiche di Mattarella a riguardo negli ultimi anni. È inaccettabile che la nostra storia venga strumentalizzata per scopi immondi da fascisti e istituzioni, che cercano sempre ulteriori armi di cui dotarsi per neutralizzare chi ancora lotta contro questo sistema ingiusto e marcio.

È anche per questo che il 25 aprile quest’anno sarà comunque una data fondamentale per noi, dal momento che è nostro dovere ricordare chi ha davvero sconfitto il Fascismo in Italia: migliaia di ragazzi/e che avevano perfettamente capito dove stesse la differenza fra queste due concezioni.

Il vostro revisionismo non cancellerà la nostra memoria partigiana!

Il vostro revisionismo non cancellerà la nostra memoria partigiana!

Firenze Antifascista

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Il fascismo uccide, se non lo si combatte!

L’11 di Aprile del 1993, veniva assassinato a diciannoveanni Guillem Agullò, ucciso a Montanejos, piccolo paese dell’entroterra valenciano.
Giovane compagno della sinistra indipendentista, attivo nel collettivo giovanile “Maulets”, fu riconosciuto in quanto “catalano e antifascista”, aggredito e accoltellato vigliaccamente da un gruppo di neofascisti spagnolisti.

“Dove non arriva il manganello dello sbirro, arriva la lama del fascista”. Recita così uno slogan dei compagni/e greci/he, a testimoniare come la violenza fascista sia strutturale, e come dove non basta repressione, denunce, isolamento da parte delle Stato e delle polizie poste a difesa dello status quo, arriva la viglieccheria fascista a pugnalare ed uccidere, tentando di impaurire, colpire, fermare i movimenti popolari che si organizzano nei quartieri, nei territori, a scuola, o sul lavoro

Il fascismo avanza uccidendo, spesso protetto dallo Stato, ma avanza anche infondendo odio, rancore, intolleranza, creando il terreno per la barbarie razzista e sessista.
L’antifascismo, la solidarietà di classe, l’antirazzismo e il mutuo soccorso, l’antisessismo e l’emancipazioni di genere, la lotta per cambiare questa società sono l’unico antidoto possibile al virus del fascismo.
Perché ciò non accada mai più, continuiamo a lottare sul percorso intrapreso dai nostri e dalle nostre partigiane.

Guillem Agullò

Guillem Agullò

Firenze Antifascista

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Firenze non dimentica chi ha dato la vita per la liberazione.

Alle pendici del Monte Morello, il 10 aprile 1944, vengono avvistate numerose uniformi tedesche: sono le truppe del reparto esplorante “Hermann Göring”, comandate dal colonnello G. H. Von Heydebreck e assistite dagli infami repubblichini del posto, che contano 3 compagnie di soldati e una squadra della GNR (Guardia Nazionale Repubblicana).

Lo scopo dichiarato dell’operazione è stroncare la resistenza locale, che ultimamente si sta intensificando. Entrati a Cercina guidati dal colonnello Loeben, i nazifascisti mettono a soqquadro il paese: le case sono razziate e gli uomini rastrellati, circa 300 in paese e 20 nella Pieve, dove sta venendo celebrata la messa da Don Alfonso Nannini, un noto fascista. I 300 rastrellati in paese sono indiscriminatamente arrestati e portati nelle carceri fiorentine, mentre i 20 arrestati alla Pieve sono obbligati a trasportare munizioni.
Una pattuglia, tuttavia, sotto delazione di Don Nannini, si avvia verso la casa del medico Brunetto Fanelli, ove quest’ultimo viene tempestivamente arrestato assieme ad altri 6 uomini. I 7 uomini sono portati alla località denominata “Il Masseto” e fucilati.
Il giorno stesso, a Cerreto Maggio, il reparto Göring si renderà protagonista di un altro bagno di sangue, uccidendo altri 7 uomini sospettati di esser partigiani.

Un mese dopo, quattro gappisti si ricordarono dell’infamia del collaborazionista Don Nannini, giustiziandolo davanti alla stessa Pieve di Cercina dove egli aveva tanto prontamente denunciato i suoi compaesani.

Ancora oggi, ricordiamo chi vigliaccamente contribuì a mandare al patibolo migliaia civili innocenti e partigiani, così come commemoriamo chi ha lottato contro le rappresaglie e i soprusi dei nazifascisti, perché è stato il sangue di figure come il dottor Fanelli a liberare questo paese dall’onta fascista, e nessun revisionismo fascista potrà mai cambiare ciò.

Firenze non dimentica chi ha dato la vita per la liberazione

Firenze non dimentica chi ha dato la vita per la liberazione

Firenze Antifascista

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Ci ha lasciati il compagno Salvatore Ricciardi.

Come tanti compagni/e abbiamo avuto la fortuna di incrociare la sua strada e di apprezzarne la generosità, l’intelligenza, la curiosità, l’umiltà e la coerenza.
Mancherà ai suoi cari ed a tantissimi/e compagni e compagne che porteranno nella militanza e nelle mobilitazioni la sua esperienza.
Ciao Salvo.

Riproponiamo un articolo che racconta la presentazione di “Cos’è il carcere” al Cantiere Sociale Camilo Cienfuegos l’11/3/2016

http://www.perunaltracitta.org/2016/04/11/cose-il-carcere/

Salvatore Ricciardi

Salvatore Ricciardi

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Il disastro covid in Italia e in Toscana e la lotta verso il Primo Maggio.

L’emergenza sanitaria del Covid 19 e la conseguente quarantena forzata ci impone analisi e azione.
L’Italia è nel mondo il paese più colpito dal virus Sars-Cov-2 tanto che i decessi sfiorano i 15000 in poche settimane, molti dei quali non censiti come quelli nelle residenze protette (Rsa).

1) La sottovalutazione del problema
Nonostante in Cina già da settimane il virus stesse già facendo migliaia di morti, le autorità italiane hanno scelto di ignorare il pericolo, per non mettere in crisi il sistema economico nazionale che, sul modello capitalista, non può permettersi di fermarsi. Di fatto quando l’epidemia in Italia è esplosa, il virus circolava indisturbato ormai da mesi.

2) Gli errori nella gestione della emergenza
Confindustria e le oligarchie economiche che controllano le istituzioni di questo paese, hanno imposto cautela nel blocco della produzione per evitare danni ai propri profitti, mettendo in secondo piano la salute di lavoratori e cittadini. Inoltre per molte settimane i trasporti, anche a lunga percorrenza, hanno continuato a circolare a pieno regime, consentendo ai virus di spandersi rapidamente.
Il successivo decreto di chiusura delle attività produttive “non essenziali” ha in realtà lasciato aperte oltre 80 categorie produttive, molte più di quelle davvero indispensabili alla filiera alimentare o al servizio sanitario e parallelamente si sono ristrette sempre di più le libertà personali dei cittadini, quasi a compensare la mancata chiusura delle fabbriche, una compensazione inefficace, visto il forte incremento di contagi e decessi.
Caotiche anche le indicazioni sui dispositivi di protezione, infatti si è continuato a sostenere che non erano necessarie mascherine per gli asintomatici, mentre è oggi evidente che sono molti gli asintomatici positivi al virus e veicoli di contagio.
Anche la politica dei tamponi è state gestita in maniera schizofrenica e disordinata tanto da distruggere ogni possibilità di analisi e di intervento degli epidemiologi in campo.

3) Le mancate tutele dei lavoratori
È subito apparso chiaro che la tutela del sistema economico avrebbe valso più delle vite umane.
La chiusura delle grandi aziende è stata tardiva e parziale e la distribuzione dei dispositivi di protezione ai lavoratori inesistente o inadeguata, tale atteggiamento sprezzante ha prodotto una ondata di protesta e di scioperi che però il Governo ha vietato per molte categorie di lavoratori.
La stessa gestione ospedaliera della emergenza, per la carenza di Dpi adeguati e per protocolli operativi evidentemente non idonei a proteggere il personale in servizio, ha generato una mattanza vergognosa di medici e infermieri che urla giustizia.
Vergognoso in questo contesto quanto previsto dall’art 15 e 16 del decreto “Cura Italia” che ha sdoganato senza alcun fondamento scientifico l’utilizzo per i lavoratori, delle banali mascherine chirurgiche, equiparandole a Dpi, pur essendo noto che solo le mascherine Fpp2 e Fpp3 bloccano le microparticelle del Virus; ciò ha causato soprattutto in ambito sanitario un altissimo tasso di contagi.
Come se non bastasse in base all’art.7 del decreto “io sto a casa” gli operatori sanitari che sono venuti a contatto con soggetti sicuramente positivi al Coronavirus devono continuare a lavorare, senza previsione di quarantena.

4) Lo smantellamento del Sistema Sanitario Nazionale
L’emergenza Coronavirus ha messo in evidenza i limiti di un sistema sanitario che si vantava di essere uno dei migliori del mondo e si è accanita in una regione come quella Lombarda dove il processo di privatizzazione della sanità è più avanzato e dove la carenza di personale sanitario e di attrezzature, in primis i i respiratori, sono stati causa di molti decessi.
Ha evidenziato anche l’esistenza di sistemi sanitari e normative differenziate nelle varie regioni, nonostante per fortuna ancora non sia passata l’autonomia differenziata che a maggior ragione dovremo combattere.
Di fatto, in Italia nella approvazione generale delle forze politiche di maggioranza e opposizione, il Sistema Sanitario Pubblico è stato smantellato, in conseguenza delle politiche europee di austerità a cui l’Italia si è adeguata. Negli ultimi 10 anni il fondo sanitario ha visto 37 miliardi in meno, il numero di ospedali è diminuito da circa 1.200 a circa 1.000, con una diminuzione di posti letto da circa 225 mila a circa 191 mila e con 8mila medici e 13mila infermieri in meno; personale che adesso il Ssn si sta affannando di recuperare, persino con pensionati senza considerare gli alti rischi di salute per questa fascia di età, nel reintrodurli in ambienti contaminati.
Sempre in dieci anni, il settore dei medici di famiglia ha subito una riduzione del 6,8% e le guardie mediche sono state ridotte del 10%. L’Italia spende per il Servizio Sanitario Nazionale circa il 6% del Pil, questa percentuale è inferiore di 3 punti percentuali rispetto a quel che spendono Germania (9,6%) e Francia (9,5%). In Italia il numero di posti letto ospedalieri per numero di abitanti è tra i più bassi d’Europa, 3,2 posti letto ogni 1000 abitanti, contro i 5 ogni 1000 della media europea.
È anche inaccettabile che di fronte a una pandemia annunciata da anni, il sistema non disponesse di una degna riserva di dispositivi Dpi e di strumenti medicali adeguati.
Nel contempo ingenti risorse sono state deviate dal sistema sanitario pubblico a quello privato (che ben poco sta contribuendo ad affrontare la pandemia), non solo in termini di sovvenzioni e convenzioni per prestazioni specialistiche ambulatoriali ma anche per la delega di interi servizi, come la lungo degenza per gli anziani e l’assistenza dei pazienti psichiatrici.
Da sottolineare che nelle strutture private a fronte di guadagni enormi si registrano invece i peggiori casi di sfruttamento di lavoratori, sopratutto per l’uso indiscriminato di appalti e cooperative al massimo ribasso, pratica in via di diffusione anche nel sistema pubblico.
Anche gli immensi capitali riversatesi su welfare aziendale e sanità integrativa privata, grazie ad accordi tra politica, aziende e sindacati gialli, stanno depredato il sistema nazionale di risorse vitali.

5) La Questione Sociale
Qualunque sia l’evoluzione della pandemia, questa vicenda lascerà dietro di sé enormi macerie sia a livello umano che sociale ed economico.
Le migliaia di morti, lasceranno un vuoto incolmabile nella coscienza dei loro cari e in intere comunità a cui la pandemia ha tolto persino le onorificenze dei sepolcri, un costume millenario stampato nel nostro Dna.
Ma il vero dramma sociale si materializzerà per tante famiglie con la sopraggiunta crisi economica, molti settori sono infatti in ginocchio con il rischio di fallimenti di interi comparti, in un sistema in cui, dopo anni di leggi e accordi a favore dei padroni, sono tante le figure lavorative senza tutele né diritti, che si aggiungono ad un ampio mondo sommerso di disoccupati e “lavoratori a giornata”, spesso a nero, che già prima della emergenza a fatica sbarcavano il lunario.
In questa situazione non è tollerabile che i bonus previsti dagli ultimi decreti per le situazioni di indigenza debbano passare dal filtro burocratico dei Comuni, questo meccanismo farraginoso, anche per la carenza di assistenti sociali e per la parzialità del loro intervento, renderà impraticabile per molte persone in difficoltà, accedere agli spiccioli elargiti dal Governo, comunque elemosine inadeguate come dimostrano le esplosioni sociali già verificatesi, con il tentativo di assalto ai supermercati per il cibo; proteste represse con cinico rigore poliziesco.
È quindi necessario un reddito di quarantena e di emergenza per tutti, sufficiente ed adeguato a vivere (non a sopravvivere), obiettivo per il quale la mobilitazione sociale continuerà a organizzarsi e rafforzarsi.
Nondimeno le previste Cig per i lavoratori delle aziende chiuse, dovrebbero corrispondere l’adeguamento dello stipendio normalmente riscosso e non solo un parte di esso.
Peraltro i capitalisti, anche in Italia, hanno speculato, arricchendosi per decenni, sfruttando lavoratori e territori, persino in questa crisi c’è chi ha fatto affari d’oro, come i giganti del web, le aziende di telecomunicazioni, le aziende farmaceutiche e cosmetiche, le strutture sanitarie private che con il decreto “cura Italia” ha perfino visto incrementare contratti e guadagni.
Siano dunque speculatori e magnati a pagare i costi della crisi. La prima essenziale rivendicazione è dunque una tassa sui grandi patrimoni e sui grandi volumi di affari, unico modo concreto per socializzare le perdite e redistribuire le ricchezze; altrimenti i richiami alla solidarietà diffusa e al sentimento nazionale sentiti fino alla noia, saranno ancora una volta esche per le allodole, che non accetteremo.
Parallelamente è giusto citare la protesta esplosa nelle carceri italiane contro le condizioni indegne di sovraffollamento e di scarsa igiene, ribellioni represse in diversi casi nel sangue, come nel caso emblematico del carcere di Modena.
Anche sul diritto di sciopero stigmatizziamo l’atteggiamento del Governo, che dall’inizio dell’emergenza ha esercitato pressioni e divieti nei confronti delle proteste dei lavoratori. La pandemia non ha cancellato ma anzi aggraverà le tante crisi industriali di questo paese e non può essere negato ai lavoratori il diritto di lottare e scioperare per difendere il proprio futuro.
Addirittura nei servizi cosiddetti essenziali soggetti alla legge 146/90, si impedisce la possibilità di scioperare fino al 30 aprile, impedendo anche di protestare per le mancate tutele in relazione al Coronavirus e alla scarsa protezione nei posto di lavoro.
Vigileremo perché tale atteggiamento liberticida non si trasformi a regime in ulteriore attacco al diritto di sciopero, già fortemente limitato nel nostro paese.

6) L’EMERGENZA IN TOSCANA
Ad oggi in Toscana dall’inizio dell’emergenza si registrano oltre 4000 contagi, di cui circa 300 in terapia intensiva e oltre 240 morti tra cui anche persone di giovane età, sono invece oltre 14.000 le persone in isolamento domiciliare in tutta la regione.
La circostanza critica fa emergere anche nella nostra regione i tagli colpevoli del sistema sanitario pubblico operati negli anni. la Toscana guida la classifica delle regioni che hanno tagliato le strutture ospedaliere, in poco meno di dieci anni sono scomparsi oltre 50 ospedali centinaia di posti letto e di personale sanitario.
Nel panorama italiano la Toscana ha oggi uno dei più bassi rapporti abitanti/posti letto, meno di 3 per mille abitanti; posti letto che adesso si sta cercando di reintegrare tramite l’’istituzione di alberghi sanitari in convenzione con strutture turistiche, soluzioni chiaramente temporanee e non strutturali.
Parallelamente ai tagli va citata, anche in Toscana, una crescita costante della sanità privata, un trend agevolato anche da fondi sanitari aziendali e integrativi (spesso di gestione politico sindacale), di cui usufruisce la sanità privata e non il sistema pubblico.
La sanità privata in Toscana conta 3.000 dipendenti, ben il 6% dell’intero settore. la Regione Toscana ha pagato nel 2019 le strutture private accreditate quasi il 4% della spesa totale cioè circa 270 milioni di euro. Nella spesa ospedaliera della regione, i privati pesano il 13,5% del totale e coprono il 14% dei posti letti complessivi, cifre significative anche considerando l’alto numero di Rsa private. Non bisogna nemmeno dimenticare che la Toscana sta pagando a GESAT (prima gruppo Ansaldi e Pizzarotti e poi fondo di investimento inglese Equitix) per 20 anni, dal 2013 fino al 2033, 36 milioni di euro di canone per la costruzione in project financing dei 4 nuovi ospedali di Prato, Pistoia, Massa, Lucca.
La attuale emergenza da Coronavirus ha per di più determinato proteste del personale sanitario ospedaliero, per la insufficienza di dispositivi di protezione adeguati. In tale situazione è paradossale che con un ordinanza del 25 marzo la Regione abbia deciso di assegnare i Dpi più efficaci, gli Ffp3, soltanto al personale sanitario delle terapie intensive e nei reparti Covid ma non al personale di pronto soccorso, dei laboratori analisi o del 118, che sono comunque tra i lavoratori più esposti; inoltre solo adesso, dopo molte resistenze iniziali si sta iniziando a effettuare i tamponi per il personale sanitario.
In generale le tutele per i lavoratori della nostra regione anche degli altri settori sono tutt’altro che adeguate e molte sono state le vertenze per la mancanza di Dpi e di istruzioni per difendersi dal virus, questo in un quadro generale in cui aziende e istituzioni toscane hanno accettato con lentezza e dissapore la necessità di restrizioni sulle attività produttive.
Del resto da un punto di vista economico l’emergenza colpisce duramente tutti i settori, tra i più colpiti ci sono il turismo, (con tutto ciò che significa per una città come Firenze in termini di indotto) il settore alberghiero, il commercio, l’allestimento standistico, il ricreativo culturale, i trasporti, il manifatturiero. Una situazione drammatica in cui sono già molte le famiglie in sofferenza e rispetto alla quale le istituzioni pubbliche sanno solo fare appello alle banche, a dimostrazione dei limiti enormi e del cinismo di un sistema economico finanziario che consente la sopravvivenza delle persone salvo incidenti di percorso.
Una crisi sistemica grave che rischierà di gettare nel bacino degli indigenti tantissimi cittadini che con fatica mantenevano già prima a stento le proprie attività lavorative, che si aggiungono a disoccupati, precari, lavoratori degli appalti, apprendisti, partite Iva e tante altre categorie a rischio.
Da sottolineare che da sempre in Toscana, le difficoltà lavorative ed economiche vanno di pari passo con l’enorme problema dell’accesso alla Casa. Difatti in una città con costi degli affitti tra i più alti di Italia, sono tante le famiglie costrette a situazioni di inadempienza e occupazione, per le quali, solo grazie alla mobilitazione delle organizzazioni impegnate, è stato possibile ottenere un blocco degli sfratti tuttavia solo momentaneo, che lotteremo per rendere strutturale.
In tale situazione drammatica dobbiamo preoccuparci anche delle situazioni di crisi industriale già in essere come la Bekaert, la Piaggio, la Gkn, la Lucchini, la Continental, solo per citarne alcune: situazioni in cui i lavoratori si aspettano risposte concrete da ammortizzatori sociali e rilanci industriali che nel caos generale rischiano di passare in secondo piano, evento che non sarebbe ammissibile.
Infine sulla Scuola e sulla sospensione delle lezioni in aula, va detto che non può essere riversato sulle famiglie il peso economico della didattica on line, sopratutto in termini di contratti internet e strumenti tecnici; è inoltre urgente attivare le adeguate misure di sostegno per gli studenti che lo necessitano, in particolare per quelli certificati.
In ogni caso vista la particolarità dell’anno scolastico è opportuna una moratoria delle bocciature per tutti gli studenti delle scuole medie e superiori e lo stralcio, almeno dei mesi di emergenza, delle le tasse universitarie per l’anno 2020.

7) La Lotta, verso il Primo Maggio
Adesso più che mai la lotta per la salute passa anche per il diritto al lavoro e per i diritti sul lavoro. La pausa nelle vertenze e nelle mobilitazioni imposta dalla quarantena è per noi solo un modo per recuperare energie e ritornare presto, con vigore, a organizzarci per rivendicare diritti e dignità per tutte le donne e gli uomini anche di questa città. Lo faremo in modo coeso e solidale in nome della uguaglianza e della giustizia sociale.
A Firenze già molte organizzazioni progressiste e antagoniste si sono riunite in un percorso organizzativo che troverà la sua sintesi nella “giornata internazionale per il lavoro e per i diritti di lavoratrici e lavoratori” del Primo Maggio, promossa dai sindacati di base di Firenze.
Una giornata in cui urleremo anche il diritto alla salute, alla sanità pubblica, alla sicurezza sul lavoro, alla casa e allo studio. Una giornata nel risveglio della coscienza di classe, contro lo sfruttamento e la speculazione capitalista; una giornata antifascista e femminista e contro l’imperialismo con il suo corredo di sfruttamento e guerre.
Il Primo Maggio sarà anche sintesi delle mobilitazioni per l’ambiente e la difesa del territorio che a Firenze si sono caratterizzate per le battaglie contro il progetto di Inceneritore nella piana fiorentina, contro l’ampliamento dell’Aeroporto di Peretola, contro il progetto di Tunnel Tav e della Stazione Alta Velocità ma anche a sostegno delle mobilitazioni studentesche del Fridays For Futures.
Intendiamo costruire un nuovo percorso cittadino solidale e combattivo per riconquistare un futuro di dignità e diritti.
Firenze, 3 Aprile 2020

Primi firmatari:
Cub Firenze
Cobas Firenze
Usb Firenze
Usi Cit Firenze
Cobas Sanità Università e Ricerca

Adesioni:
Collettivo 13 Rosso Firenze
Fronte di Lotta No Austerity
Assemblea Beni Comuni Diritti
Comitato provinciale Firenze Pmli
Partito della Rifondazione Comunista-Firenze
Movimento di Lotta per la Casa di Firenze
Collettivo di Unità Anticapitalista di Firenze
Collettivo Bujanov
Lotta Continua Firenze
Sergio Falcone, attivista politico, Roma.
Cantiere sociale Camilo Cienfuegos

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5 Aprile 1945: lo sciopero degli operai modenesi.

Il 5 aprile inizia nel Modenese uno sciopero generale contro la volontà dei nazisti di deportare operai FIAT in Germania. Questo momento segna il culmine dello scontro di classe tra operai modenesi e fascisti, questi ultimi disposti a sfruttare e a deportare gli operai come se fossero merce al fine di alimentare l’economia di Guerra nazista. Vengono compiuti atti di sabotaggio, occultamento e anche scontri aperti con le forze d’occupazione, le quali segnano la volontà da parte degli operai di scacciare gli oppressori dalla propria città.

In momenti come questi, quando viene attaccato il diritto di sciopero con la scusa di misure emergenziali o tramite i decreti sicurezza, è importante ricordare chi ha alzato la testa e ha lottato non solo per i diritti che gli erano stati negati, ma anche per l’avvenire di una società più equa e senza lo spettro incombente del fascismo.

ANTIFASCISMO È LOTTA DI CLASSE

Firenze Antifascista

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La lotta dei/delle partigiani/e è la nostra lotta!

Primavera 1944, il Mugello è rastrellato dalle truppe naziste e dalle milizie repubblichine.
Il 4 aprile trentaquattro partigiani, guidati da Marino Cosi, tentano un assalto alla stazione di Montorsoli, dove sono in transito alcuni ufficiali tedeschi con milizie fasciste.
Le cose però non vanno come previsto, i nazifascisti scendono prima dal treno, salgono al primo piano della stazione e usando i civili come scudo costringono i partigiani a desistere.
Dino Ciolli muore durante l’azione, Mario Lazzerini viene lasciato dai tedeschi a morire dissanguato poco distante dalla stazione.

I partigiani, in buona parte feriti, sono costretti a ritirarsi. Il loro destino sembra segnato, ma è a quel punto che incontrano l’arma più forte della resistenza: la sua natura popolare.
Elio Bartolozzi, contadino di 20 anni, aiuta i feriti a raggiungere Pescina, salvandoli.
Il giovane verrà arrestato e torturato dai nazisti, ma non rivelò nessuna informazione sul gruppo di partigiani che aveva aiutato. Fu spedito nel campo di concentramento di Fossoli e poi di Bolzano e Mauthausen, destinato all’eliminazione; venne liberato nell’aprile del 1945 dagli alleati.

I fatti della primavera del ‘44 in Mugello ci ricordano come la resistenza sia una pratica collettiva, una lotta per una società che ponga al centro la vita e la dignità di tutti e tutte.
Possano i sacrifici di chi ci ha preceduto rinnovare fiducia, speranza e voglia di rivalsa nei nostri cuori, con il loro sangue negli occhi e la loro rabbia nel petto continuiamo, perché la lotta dei partigiani e delle partigiane è la nostra lotta!

Mugello rastrellato da truppe naziste repubblichine

Montorsoli

Firenze Antifascista

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