La battaglia di Valibona

Il 3 Gennaio del 1944

La battaglia di Valibona

La battaglia di Valibona

Sono passati 79 anni da quando Lanciotto Ballerini, Luigi Giuseppe Ventroni, Andrey Vladimiro e altri Compagni del gruppo d’assalto Garibaldi “Lupi Neri” morirono uccisi dai fascisti nella battaglia di Valibona.
Sono passati 77 anni invece, da quando Mussolini insieme ad altri gerarchi fascisti fu impiccato per i piedi ed esposto a Piazzale Loreto.
Tutti festeggiarono e una cosa è certa… niente è così devastante, così puro, così limpido, come un popolo finalmente libero di fare giustizia.
Il 3 Gennaio del 1944 partirono per la montagna molti giovani.
Giovani che con il loro sacrificio hanno dato la possibilità a noi, giovani, di nascere e crescere liberi dalla tirannia fascista. Proseguendo sulle loro orme, mantenendo ancora vivi i valori del loro coraggio, della pace, della libertà e della giustizia sociale, crediamo sia doveroso oggi, come sempre, lottare per non dimenticare.

Seguono i fatti storici tratti dal sito Resistenza Toscana
autore: Giovanni Baldini, 14-7-2003
Fonte dell’opera: http://www.resistenzatoscana.org

Monumenti che si riferiscono a questi fatti

Lapide a Puzzoli – Campi Bisenzio (FI)
Lapidi del municipio – Calenzano (FI)
Monumento ai caduti e ai deportati – Campi Bisenzio (FI)
Monumento della Battaglia di Valibona Valibona, Calenzano (FI)

La battaglia di Valibona

Su Monte Morello erano acquartierati gli uomini di due comandanti: Giulio Bruschi e Lanciotto Ballerini.
Originario di Campi Bisenzio e di indole istintiva Ballerini non tardò ad avere contrasti con Bruschi, che invece era un militante comunista di vecchia data e molto più propenso alla disciplina e alla pianificazione.
Venne così decisa la rilocazione di uno dei due gruppi e i Lupi Neri di Ballerini scelsero di unirsi a combattenti del Partito d’Azione nella zona fra Pistoia e Lucca.

Partirono dal Vecciolino su Monte Morello il 26 dicembre 1943 e la loro presenza sui monti della Calvana, nel piccolo borgo medievale di Valibona, era dunque temporanea.
Erano i primi partigiani ad arrivare in Calvana e la voce si sparse rapidamente. Inoltre una delle due squadre in cui era diviso il gruppo, guidata dal russo Vladimir, ebbe uno scontro a fuoco con alcuni fascisti in località Cornocchio e a Prato e Firenze si iniziò a parlare di un gruppo di comunisti guidati da un sovietico.

Un reparto del Battaglione Muti (comandato da Duilio Sanesi), un folto gruppo di camicie nere e i carabinieri di Calenzano salirono a Valibona la notte fra il 2 e il 3 gennaio: il gruppo di Lanciotto Ballerini venne attaccato da circa 150 nemici.

L’accerchiamento non era ancora completato che i partigiani si accorsero del pericolo ed ebbero il tempo di organizzare lo sganciamento.
Dopo tre ore di battaglia e aver inflitto importanti perdite al nemico (il capomanipolo Pietro Incalza viene ucciso, mentre il capo spedizione Duilio Sanesi, nove legionari e un carabiniere moriranno successivamente per le ferite riportate) Lanciotto Ballerini viene colpito alla testa e muore sul colpo.
Dei 17 Lupi Neri cadono, oltre a Lanciotto, Vladimir Andrej (vivo al termine della battaglia, ma massacrato a sangue freddo immediatamente dopo) e Luigi Giuseppe Ventroni. Cinque vengono catturati, pestati in maniera indicibile, riportandone amputazioni e invalidità permanenti, e portati alle carceri di Firenze, mentre gli altri riescono a rompere l’assedio e darsi alla fuga.

Le famiglie di contadini che avevano ospitato i partigiani verranno condotte a Prato, poi in parte condotte alle carceri di Firenze e in parte rilasciate. Le loro case saranno date alle fiamme.

Il 6 gennaio il quotidiano La Nazione, in mano ai fascisti, scrive:

… dei ribelli alcuni riuscirono a fuggire, ma sul terreno rimasero uccisi tredici e sei si arresero e furono catturati. Fra i morti, i ribelli lasciarono il capobanda che risultò di nazionalità russa.

Lanciotto Ballerini sarà il nome di una delle più attive divisioni partigiane (vedi anche Cetica) che parteciperanno alla liberazione di Firenze. La “Lanciotto” verrà formata attorno ad alcuni degli scampati a questa battaglia e sarà inizialmente comandata da Renzo Ballerini, fratello di Lanciotto.

I segni della battaglia

Il sardo Luigi Giuseppe Ventroni, caduto nello scontro, era l’addetto alla mitragliatrice Breda di cui era dotato il gruppo dei Lupi Neri.
Si trattava di un’arma che poggiava su un bipede e che ebbe un buon effetto deterrente, oltre al fatto che sembra essere stata una sua raffica a falciare il comandante della spedizione fascista Duilio Sanesi.

Questa era l’unica arma pesante in dotazione ai partigiani e si inceppò più volte durante la battaglia, principalmente perchè Ventroni per ovviare alla scarsità di munizioni e per migliorare la mira aveva inserito un proiettile tracciante ogni cinque.
I segni dell’arma, così come quelli delle armi pesanti in dotazione ai militi fascisti, sono rimasti indelebili sul traliccio metallico che tuttora staziona nel mezzo di quelli che al tempo furono i due fronti di fuoco.

Si noti infine che il nome Ventrone, così come riportato nelle varie lapidi, è sconosciuto in Sardegna. Per questo qui riportiamo la versione Ventroni, che invece risulta avere una buona diffusione.

Dopo Valibona

Da questa battaglia non fece ritorno a casa neppure il maresciallo dei carabinieri Pierantozzi, sebbene la dinamica della sua morte non sia ancora chiara sembra che ad ucciderlo a pugnalate furono alcuni fascisti poco dopo la battaglia. Secondo alcune testimonianze si rifiutò di aprire il fuoco sui partigiani in fuga, ma forse più probabilmente cercò di mettere un freno alle violenze e ai saccheggi dei militi contro i contadini della zona.
Come responsabile della caserma dei carabinieri di Calenzano Pierantozzi, pur avendo aderito alla Repubblica Sociale, si era già fatto notare per non aver mai perseguito i renitenti alla leva repubblichina.

Il racconto della battaglia di Valibona assunse da subito toni epici e moltissimi, sia fra i fascisti che fra i partigiani, si gloriavano dell’avervi partecipato senza averne il diritto.
Fra i fascisti più d’uno ebbe a pentirsi di tali affermazioni, veritiere o meno che fossero. Ma in particolare il guardiacaccia della fattoria Spranger (sequestrata tempo prima in quanto di proprietà di un inglese) pagò con la vita. E’ accertato infatti che fu lui a guidare i fascisti verso i partigiani la notte del 3 gennaio e difatti se ne vantava a gran voce. I partigiani lo presero, lo portarono a Valibona e lo passarono per le armi.

I Lupi Neri

Benito Guzzon e Danilo Ruzzante: entrambi diciassettenni, provengono da famiglie antifasciste del Nord Italia, arrivano in Toscana proprio perchè hanno sentito dire che in queste zone iniziano ad organizzarsi i partigiani.

Ferdinando Puzzoli detto Nandino e Guglielmo Tesi: il Puzzoli è anarchico noto, viene arrestato ben 48 volte durante il ventennio, è il commissario politico del gruppo; quando sale in montagna con Lanciotto ha 51 anni. Tesi invece ha 19 anni, come Lanciotto e “Nandino” è di Campi Bisenzio, richiamato sotto le armi diserta per seguire i due amici, dopo Valibona continuerà la lotta nelle fila della Resistenza fino al 17 aprile 1944, ucciso a tradimento nell’eccidio di Berceto.

Giuseppe Ventroni: originario di Oristano, con una buona preparazione bellica. Ha 21 anni ed è anche il cuoco del gruppo.

Loreno Barinci, Corrado Conti detto Ciccio la Rosa, Vandalo Valoriani, Fernando Buccelli detto Grillo e Giuseppe Galeotti detto Uragano: il gruppo proveniente da Sesto Fiorentino. Barinci è un renitente fuggito di prigione dopo l’otto di settembre, a Valibona viene ferito in maniera molto grave e sopravvive per miracolo. Buccelli e Galeotti non partecipano alla battaglia di Valibona perchè quella notte erano stati inviati a Sesto Fiorentino a fare rifornimenti.

Antonio Petrovic detto Toni e Tommaso Bertovich: studente di Belgrado il primo, croato il secondo.

Stuart Hood detto Carlino: ventinovenne scozzese di Edzel, colto, marxista, si arruola volontario per combattere il nazismo e viene fatto prigioniero. L’otto di settembre fugge dalla prigionia nei pressi di Parma e dopo molti spostamenti raggiunge Monte Morello.

Matteo Mazzonello detto Rosolino e Ciro Pelliccia detto Napoli o Vesuvio: Mazzonello è un trapanese di venti anni, soldato sorpreso dall’armistizio nei pressi di Firenze, dopo aver inutilmente tentato di rientrare in Sicilia si unisce ai partigiani. Pelliccia invece proviene da Afragola.

Mario Ori: fiorentino, è il più anziano, ha 52 anni.

Mirko e Vladimir Andrej: un ucraino e un moscovita. Vladimir in particolare è un personaggio molto attivo, è lui che si accorge dell’accerchiamento e dà l’allarme. Aveva difficoltà nel camminare per i dolori ad un piede, dovuti alle lunghe marce a cui era stato forzato.

Il Cantiere Sociale a Valibona

Valibona 25 Aprile 2023 – Il nostro intervento su fascismo, lavoro, guerra, repressione, internazionalismo.

Grazie a tuttə coloro che si sono unitə a noi nella camminata per Valibona e all’iniziativa, nonostante il maltempo e la pioggia del rientro.
Un grazie particolare agli Ex-Macelli per averci accompagnato con la musica nel racconto della battaglia di Valibona e della brigata Lupi Neri.
Di seguito riportiamo l’intervento iniziale:
“Come ogni anno il 25 Aprile i compagni e le compagne del Cantiere, assieme ai ragazzi di
Quinto, sono qui per festeggiare la liberazione dal nazifascismo, ascoltando la musica resistente degli Ex Macelli e eseguendo delle letture tratte dall’archivio dell’Anpi e dal testo “Campi Bisenzio un anno di guerra”, per poi salire al cippo a deporre la corona e omaggiare Lanciotto, Vladimiro, Vandalo, Guglielmo e tutti gli altri che persero la vita per un paese (e un mondo, vista la presenza degli internazionali) libero dall’oppressione nazifascista.
Non possiamo che iniziare questa nostra piccola riflessione se non denunciando lo schifo che ci fa questo governo e i suoi esponenti, che non perdono occasione per palesare le loro idee reazionarie e fasciste, tenute in qualche maniera a bada durante la campagna elettorale per rassicurare chi si doveva rassicurare, ma che adesso rendono evidente a tutti da che mondo vengano questi soggetti e i legami con esso che non hanno mai reciso. E così abbiamo avuto il “piacere” di sentire dal Presidente del Senato La Russa che l’azione di via Rasella fu una pagina ingloriosa della Resistenza e che il battaglione bersaglio dell’attentato era una sorta di coro di alpini pensionati, forse brilli. Chi conosce un po’ di storia e ha un po’ di onestà intellettuale sa che fu una pagina importante della Resistenza partigiana, e che l’eccidio delle Fosse Ardeatine che ne seguì, una delle stragi più efferate di quegli anni, dove a perdere la vita furono antifascisti, compagni, ebrei, eccetera. Non furono uccisi “solo perché italiani” come ama ripetere la Meloni, riproponendo in questa occasione la solita formula che viene utilizzata per le vittime delle foibe.
Perché alla fine l’obiettivo di questa destra, coadiuvata da certi pezzi di cosiddetta sinistra, è annacquare tutto in una retorica nazionale, in nome della quale mettere una pietra sopra al conflitto mai sopito tra neofascisti e antifascisti. Questo non lo possiamo e non lo dobbiamo permettere, la lotta politica e culturale al revisionismo, in questo senso, è fondamentale.
Se poi pensiamo alle recenti dichiarazioni di Lollobrigida, viceministro, fedelissimo e cognato della Meloni, sulla teoria della sostituzione etnica, una teoria che proviene dal mondo del neonazismo e del suprematismo bianco… Una teoria che però, a ben guardare, non è conosciuta solo da Lollobrigida: ci sono vari video di Meloni e Salvini che la citano.
Quindi, a seconda dei momenti, si danno una veste democratica, accettabile, e in altri strizzano l’occhio ai settori più radicali della destra: la realtà è fatta di un governo che aiuta i grandi industriali, incoraggia i furbetti e gli evasori, nega diritti e attacca frontalmente lavoratori e proletari in grave difficoltà economica.
Noi, compagne e compagni che non apparteniamo a nessun partito o sindacato, che facciamo dell’attivismo sociale e politico il nostro agire quotidiano, che aneliamo a un cambio radicale dell’esistente, sappiamo bene che molto, se non tutto, di quello che viene adesso rimproverato al governo di Fratelli d’Italia si poggia su ciò che è o non è stato fatto nei governi precedenti, in cui il Partito Democratico ha avuto più di una responsabilità. Non ci dimentichiamo Jobs Act, mancato ritiro dei pacchetti sicurezza, spinte guerrafondaie, solo per dirne alcune. E il bello è che ogni volta viene chiesto al “popolo della sinistra” di fare da argine all’avanzata del fascismo. Premettendo che non ci siamo mai fatti abbindolare da questa retorica, il risultato è sotto gli occhi di tutti: tra la destra e la sinistra che fa politiche di destra, la gente sceglie la destra. Oppure ci ritroviamo amministratori come l’ex sindaco di Campi Bisenzio, che lascia il Comune commissariato per un anno e adesso non è neanche capace di esprimersi in maniera netta contro l’aeroporto poiché “deve tenere insieme tutti i pezzi e fare sintesi”. Oppure un Giani che, al di là delle figurucce che colleziona in giro, ha gestito la pandemia in modo totalmente inadeguato e classista, vorrebbe imporci il nuovo aeroporto, ha imposto il rigassificatore di Piombino e ripropone l’incenerimento dei rifiuti come soluzione al problema. Ma di che ci meravigliamo, per uno che quando era presidente del Consiglio Regionale dava il patrocinio alle iniziative del Progetto Dinamo di Domenico Del Nero, espressione della realtà neonazista bonehead chiamata Lealtà e Azione.
Quello di cui abbiamo bisogno noi lavoratori, proletari, è una politica che dia risposte sul reddito e sui salari di fronte al carovita, che impedisca alle multinazionali di distruggere il tessuto produttivo di un territorio mettendo sul lastrico centinaia di famiglie, che smetta di pompare miliardi di euro provenienti dalle nostre tasse per produrre armi, proiettili, mine antiuomo, elicotteri e aerei, che abbandoni finalmente la NATO e la sua politica espansionistica e guerrafondaia.
Non accettiamo più che si debba andare a lavorare per neanche mille euro al mese mentre il costo delle case e affitti vanno alle stelle, con migliaia di famiglie sotto sfratto nella sola città di Firenze.
Non accettiamo più che multinazionali come Melrose – GKN, e loro galoppini alla Borgomeo, si comportino con l’arroganza che hanno dimostrato in questi anni.
Non accettiamo più che vengano prescritti esami urgenti ed invece le liste di attesa sono di anni oppure è proprio impossibile prenotare.
Non accettiamo più lo smantellamento del sistema sanitario nazionale in favore della sanità privata. Il diritto alla salute è di tutti e non solo di chi ha i soldi per pagarsi esami e terapie.
Non accettiamo più che i nostri soldi siano usati per produrre armamenti che vanno a ingrassare gli arsenali dei peggiori aguzzini, tipo la Turchia di Erdogan, l’Arabia Saudita di BinSalman e Israele.
Non accettiamo più che il nostro paese sia punteggiato di basi militari da cui partono armi e aerei che vanno a bombardare nei vari teatri di conflitto. Basi militari che peraltro contengono un numero imprecisato di testate nucleari.
E, in ultimo, non accettiamo più questo livello repressivo, che intimidisce, denuncia, incarcera e sempre più spesso uccide, coloro che lottano contro questo scenario. Per questo vogliano ribadire la nostra massima solidarietà a tutti i compagni e le compagne che vengono colpiti dalla repressione, comunque essa si manifesti. Solidarietà ad Alfredo Cospito, che con circa 180 giorni di sciopero della fame ha sollevato quel velo di indifferenza che caratterizzava la questione del 41bis, vero e proprio strumento di tortura di stato.
Infine un saluto militante e solidale ai prigionieri politici palestinesi, tra cui anche alcuni nostri amici e compagni, Bilal, Tawfeeq, Nidal e Mohammed. Arrestati dai sionisti per la loro attività politica e sociale da sempre svolta alla luce del sole nella gestione del Centro Amal al Mustaqbal, un centro giovani del Campo profughi di Aida, nei pressi di Betlemme.
Sempre dalla parte di chi lotta, mai da quella di chi sfrutta, bombarda, arresta e uccide.”

Il 25 aprile non è una ricorrenza
Ora e sempre resistenza!

Valibona 25 Aprile 2022 – Il nostro intervento su guerra e liberazione

Il 24 Febbraio sono rimasti tutti un po’ sorpresi dalla scelta della Russia di riconoscere le repubbliche popolari del Donbass e di invadere il territorio ucraino in più punti. Probabilmente è rimasto meno sorpreso chi in questi anni ha prestato attenzione alla questione dello scontro economico e geopolitico in atto e alla situazione creatasi con le cosiddette rivolte di Piazza Maidan. Perché, checché ne dica Draghi che al parlamento italiano dice che non è utile guardare indietro, la guerra in Ucraina c’è proprio dal 2014. Da quando un colpo di stato, certo appoggiato da una parte del popolo ucraino, ma altrettanto certamente finanziato e favorito dalle potenze occidentali (USA e UE in primis), ha rovesciato il governo Janukovyc e messo al potere una élite legata agli interessi, appunto, occidentali. Ciò ha esacerbato le divisioni latenti della società ucraina e portato alla proclamazione delle c.d. repubbliche popolari del Donbass, abitante in stragrande maggioranza da una popolazione russofona e che non vuole recidere il proprio legame con la Russia.
In questo frangente è utile spendere due parole sulla questione dell’influenza di gruppi e idee neofasciste e neonaziste in Ucraina. Le milizie neonazi hanno avuto un ruolo preponderante negli scontri di Piazza Maidan, tant’è vero che, non appena preso il potere, dal palazzo del governo di Kiev fu calata una gigantografia di Stepan Bandera, collaborazionista di Hitler durante l’occupazione nazista in funzione antirussa e tutt’oggi celebrato come “padre della patria”. Il partito neofascista Svoboda, gemellato con Forza Nuova prima che quest’ultima si schierasse a favore del Donbass, ebbe ben 4 ministri nel primo governo “democratico”, come si usava dire nei nostri giornali e tv. La guerra scatenata dal nuovo governo contro i cosiddetti “separatisti filorussi” si connotò quindi da subito anche con aspetti ideologici: da una parte milizie e battaglioni apertamente neonazisti come quello d’Azov o il Battaglione Aidar (ma ce ne sono altri), dall’altra formazioni che facevano richiamo all’antifascismo. Se la situazione è cambiata negli anni, con la successione al governo di Zelensky al posto di Poroshenko, con gli scarsi risultati elettorali delle formazioni fasciste e naziste, non si può certo dire che l’estrema destra non abbia radicamento e influenza in Ucraina. I Battaglioni di cui abbiamo parlato sono stati decorati, inquadrati nell’esercito regolare ucraino e addestrati, diffusissima è una retorica ultranazionalista, le minoranze vengono perseguitate: insomma, non si può dire che il fascismo non abbia cittadinanza in Ucraina, è considerata un’opzione politica percorribile. Detto questo, a nostro modo di vedere, interpretare la guerra come scontro tra neonazisti e antifascisti è del tutto fuorviante. Per le ragioni che abbiamo detto prima e per il fatto che la Russia non rappresenta certo per noi un polo socialista (ma neanche progressista) a cui guardare con favore come militanti, lavoratori, proletari. Non lo è per la struttura economico-politica dello stato russo e non lo è per i rapporti politici che legano il blocco di potere putiniano alla destra europea e del nostro paese. E’ difficile non vedere come il governo russo rappresenti per le destre c.d. “sovraniste” (per loro sì!) un punto di riferimento e anche una fonte di grandi finanziamenti, come sta venendo fuori dalle varie inchieste su Lega Nord, Rassemblement National, Forza Nuova, la FPO austriaca, ecc.
Secondo noi la guerra in Ucraina non può che essere letta come il punto più alto (per adesso) di una competizione serrata, uno scontro globale fra blocchi capitalisti che vede gli occidentali (e gli americani in particolare) in declino e impegnati a conservare, costi quel che costi, la supremazia in campo economico e militare di fronte alle sfide poste dalla Russia, dalla Cina e dalle altre potenze regionali emergenti. Una competizione feroce per l’accaparramento di mercati e risorse, che ha spinto la NATO a sfruttare la fine del blocco sovietico per disgregarlo, anche manu militari (vedi Jugoslavia 1999), e includere nel suo sistema militare quasi tutti i paesi dell’est, determinando un accerchiamento e una minaccia inaccettabile per Mosca. La quale reagisce con una invasione che ci riporta col pensiero alle guerre dell’800 o del ‘900 in cui si combatteva per lo sbocco sul Mediterraneo o sul Mar Nero.
Insomma uno scontro in cui a farne le spese, come sempre, sono proprio le classi popolari, senza distinzioni di nazionalità: con i morti in battaglia o sotto occupazione, con i costi delle operazioni scaricati su di noi, con gli aumenti dei prezzi e delle spese militari che andranno ad approfondire i tagli alla spesa sociale. Il tutto in una situazione già di per sé drammatica per l’effetto delle crisi economiche degli ultimi anni e della pandemia.
Ci viene chiesto, con una propaganda asfissiante, in cui ogni voce critica viene ridicolizzata, ostracizzata, accusata di essere al soldo di Putin, di arruolarci per difendere i nostri interessi nazionali, i nostri valori, che poi sarebbero quelli del mondo occidentale e degli Stati Uniti. Quali sarebbero questi valori? La democrazia liberale contro l’”autoritarismo asiatico”? La libera iniziativa economica contro il dirigismo? Ma per favore!! Viviamo in un paese che taglia i fondi per la sanità pubblica e per l’istruzione ma aumenta le spese militari, un paese in cui i salari scendono e l’inflazione galoppa, un paese in continua emergenza in cui la repressione si vive ogni giorno: nei posti di lavoro, nelle scuole, per le strade. Ne sono un esempio le decine di denunce recapitate agli studenti che hanno occupato le loro scuole superiori, gli sgomberi degli spazi sociali, i daspo urbani, le condanne agli antifascisti e chi più ne ha più ne metta…
E come se non bastasse adesso i nostri rappresentanti, al governo e in parlamento, tutti, PD in primis, si mettono l’elmetto e la tuta mimetica e non esitano a portarci in guerra a suon di armi, dichiarazioni roboanti, sanzioni. E quel banchiere di Draghi si permette di chiederci se vogliamo la pace o il condizionatore?!
Siamo già in guerra. Lo siamo perché le sanzioni sono un atto di guerra, perché inviare le armi è partecipare al conflitto, perché in Italia ci sono decine di basi USA e NATO e decine di testate nucleari. Perché dall’Italia, e da Sigonella in particolare, partono i pattugliatori marittimi, aerei che forniscono agli ucraini informazioni cruciali per attaccare le forze navali russe, come abbiamo visto nelle ultime settimane con l’incrociatore Moskva. Perché banalmente il comando NATO per le operazioni in Medio Oriente e nell’est Europa si trova in Italia, in provincia di Napoli.
A nostro modo di vedere è urgente prendere parola, contestare questa guerra e le sue motivazioni profonde, agire contro il nostro imperialismo e sabotare questa economia di guerra. Chiedere la riconversione civile dell’industria bellica, che con il conflitto in atto ha visto schizzare alle stelle il valore delle azioni e i dividendi per i suoi azionisti, oltre ad un’ottima occasione per sperimentare nuovi strumenti di morte e metterli “in vetrina”. Non possiamo non menzionare in questo senso Leonardo Spa, spesso definita un “fiore all’occhiello” del nostro territorio, un colosso che vende armi ai peggiori governi del mondo, come Turchia, Israele, Arabia Saudita.
E’ necessario pretendere che la “riconversione ecologica” non resti lettera morta, già che con la guerra si torna al fossile e agli armamenti.
E’ urgente mobilitarsi e lottare, resistere a questo ennesimo attacco alle condizioni di vita dei proletari, ai nostri diritti finanche alla nostra stessa esistenza.
Diciamo che bisogna resistere perché oggi è il 25 Aprile, la festa della liberazione dal nazifascismo.
La festa della resistenza partigiana. Ed è inaccettabile il paragone che viene fatto tra la resistenza partigiana durante la seconda guerra mondiale e l’Ucraina di oggi. Per tanti motivi: perché la resistenza italiana combatteva contro il nazifascismo, un’ideologia estrema che si basava su segregazionismo, superiorità razziale, genocidio degli ebrei ed eliminazione di ogni diversità. Pensare di creare somiglianze tra chi ha pagato con la vita gli eccidi e le torture dei repubblichini e delle SS e chi ha come proprio simbolo il collaborazionista di Hitler ci fa semplicemente orrore. Il nazionalismo identitario ucraino, che impregna la politica ucraina come le azioni militari, ha ben poco a che vedere con gli ideali che guidavano i partigiani e le partigiane: libertà, solidarietà, giustizia sociale. Si trattava di patriottismo, non di un nazionalismo escludente: a Valibona c’erano comunisti, anarchici, italiani, russi e scozzesi, accomunati da uno stesso spirito che non è quello dei legionari presenti adesso in Ucraina. Lo spirito era anche quello di mettere fine alla guerra nel minor tempo possibile, il contrario di quello che vediamo e sentiamo dai maggiori leader europei e americani che inviano armi e non fanno altro che invocare la vittoria finale degli ucraini.
In ultimo esprimiamo solidarietà all’ANPI, associazione di cui non sempre condividiamo le posizioni, fatta eccezione per quelle di molte sezioni locali (tra cui quella di Campi Bisenzio), sotto attacco in queste settimane per non essersi accodata alla retorica bellicista e ipocrita del centro destra e del centro sinistra.
Sentiamo che è un momento cruciale, e sappiano quelli che sono al governo e che ci stanno spingendo in guerra che la gente spesso dimentica, ma a volte ricorda pure…

Valibona 25 Aprile 2022

Fuori l’Italia dalla guerra e dalla NATO! Fuori la NATO dall’Italia!
Non un soldo in più per la guerra!
Noi non ci arruoliamo!

 

25 Aprile 2021 Sempre dalla parte di chi resiste, sempre dalla parte di chi lotta!

Intervento sull’internazionalismo: video, testo

Intervento sul lavoro e su Textprint: video, testo

Intervento su gestione pandemia, sanità, scuola e trasporti: video, testo

Intervento sulle grandi opere: testo

Cantiere Sociale Camilo Cienfuegos

25 Aprile 2020 3 Gennaio 1944 Lanciotto Ballerini e la Battaglia di Valibona

Purtroppo l’emergenza sanitaria causata dal Coronavirus vedrà un 25 Aprile “sottotono” anche a Valibona, località della Calvana situata tra Calenzano e Vaiano e teatro della battaglia che si tenne il 3 Gennaio del 1944 tra i partigiani della brigata “Lupi Neri” guidata da Lanciotto Ballerini e i fascisti.

A seguito di una delazione, infatti, repubblichini e carabinieri accerchiarono il fienile di Valibona, dove erano accampati i partigiani. Lanciotto si rese presto conto che l’unica soluzione possibile sarebbe stata quella di una sortita per cercare di rompere l’accerchiamento e così fece. Diede l’ordine di attaccare e uscì per primo armato di bombe a mano, consentendo alla maggioranza dei suoi compagni di fuggire e mettersi in salvo. In seguito ciò che rimaneva della Brigata “Lupi Neri” andò a formare, assieme ad altri partigiani, la Brigata “Lanciotto Ballerini” che partecipò alla liberazione di Firenze.

Questa storia continua a raccontarci di coraggio, dedizione, abnegazione e sacrificio per un obiettivo più alto di ognuno di noi. Non la dimenticheremo.

Video dell’intervento a Valibona:
https://www.facebook.com/1538844779699468/videos/842378642936055/

Cantiere Sociale Camilo Cienfuegos

25 Aprile 2017 A fianco dei partigiani di ieri, oggi, domani!

Anche questo 25 aprile, come ormai da oltre dieci anni, abbiamo deciso di andare a valibona per ricordare lanciotto ballerini, la brigata lupi neri e il primo episodio di resistenza armata al nazifascismo in toscana.

Anche quest’anno abbiamo deciso di non fermarci al ricordo e abbiamo organizzato la presentazione di un libro che parla di donne, resistenza, rivoluzione.

Il 25 Aprile per noi non sarà mai una semplice ricorrenza.

In un periodo caratterizzato da crisi economica, razzismo dilagante, decreti liberticidi (vedi Minniti-Orlando), guerra, revisionismo e banalizzazioni (vedi le idiozie #tuttoblue del Pd), in un periodo caratterizzato dal riemergere prepotente di muri, nazionalismi e partiti di ispirazione fascista, sentiamo ancora di più la necessità di sostenere i valori della Resistenza e la pratica dell’antifascismo.

Ogni giorno, per noi, è il 25 Aprile.

Il fascismo è da sempre nemico della libertà e al servizio dei potenti.
Non farti fregare, pratica l’antifascismo!

Cantiere Sociale Camilo Cienfuegos

25 Aprile 2016 in Valibona resistenza oggi è (anche) difendere il territorio!

Da Campi a Valibona. La resistenza è viva, è ora, è sempre!

Sabato 23/04 con il comitato noaeroporto ed altre realtà locali abbiamo contestato la presenza dello stand di toscana aeroporti a campi bisenzio.

Un presidio permanente, iniziato Giovedì, e una “lezione in piazza” dell’urbanista Antonio Fiorentino hanno spiegato alla cittadinanza come impatterebbe sulla Piana il nuovo mega aeroporto di Firenze.

L’operazione di propaganda di Toscana Aeroporti è stata così smontata dalla mobilitazione e dalla partecipazione di numerosi attivisti.

Lunedì 25 Aprile abbiamo partecipato all’iniziativa su “Resistenza e difesa dei territori” a Valibona.
Sotto il cippo che ricorda il sacrificio di Lanciotto Ballerini si è parlato di Resistenza, movimento Notav, mobilitazioni contro inceneritori, nuovo aeroporto e grandi opere inutile e dannose.

Tra gli interventi, tesi a ribadire l’importanza della partecipazione e della difesa del territorio, oltre a quello dell’Assemblea per la Piana, anche quelli dell’ Anpi di Campi Bisenzio e dell’ Anpi di Bussoleno.

Nonostante l’irritazione di chi avrebbe preferito non si parlasse di certi argomenti in un contesto come quello di Valibona sono stati ricordati i prossimi appuntamenti:
Giovedì 5 Maggio ore 21.15 Assemblea in Piazza Dante a Campi Bisenzio
Sabato 14 Maggio manifestazione con partenza ore 14.30 via Di Novoli (parco di San Donato)
Domenica 29 maggio iniziative sui terreni dove vorrebbero costruire l’inceneritore

Partecipa, diffondi, lotta.

Assemblea per la piana Contro le Nocività
pianacontronocivita.noblogs.org

Comunicato 25 Aprile 2015

Come Cantiere Sociale Camilo Cienfuegos vogliamo sottolineare che in un periodo di crisi economica e culturale come quello che stiamo vivendo, è necessario riaffermare con forza l’antifascismo e l’antirazzismo.

Valori che non possono essere relegati al passato o al ricordo di un giorno.
Valori, ma sopratutto pratiche da riaffermare quotidianamente ed in ogni luogo.

E’ necessario respingere ogni vecchio e nuovo fascismo.
E’ necessario respingere ogni nazionalismo che mira a dividere le classi opprese.
E’ necessario respingere ogni forma di revisionismo. Non esiste una memoria condivisa e pacificata.
Non siamo tutti sulla stessa barca. Non siamo tutti “italiani opposti a stranieri”. Partigiani e repubblichini non lottavano per gli stessi ideali. I partigiani lottavano per liberare l’Italia ma anche per la giustizia sociale e l’internazionalismo.

Sono questi aspetti della liberazione che reputiamo importanti e attuali. Quelli su cui non siamo disposti a compressi.
Contro fascismo razzismo, sessismo e sionismo con ogni mezzo necessario!

Cantiere Sociale Camilo Cienfuegos

Ci chiamavano banditi, ci chiamano teppisti… ieri partigiani oggi antifascisti! Valibona 25 Aprile 2014

Anche questo 25 Aprile, come da molti anni ormai, siamo stati a Valibona dove venne ucciso il partigiano Lanciotto Ballerini, nel primo episodio di resistenza armata al nazifascismo in Toscana.

Non certo per partecipare alle solite celebrazioni istituzionali, sempre più lontane dal vero spirito della resistenza (basta pensare a Napolitano che non si vergogna di celebrare i “marò” anche il 25 Aprile…) quanto per ribadire che l’antifascismo è pratica attuale e quotidiana.

Abbiamo quindi portato a Valibona uno spettacolo su Lanciotto, esempio di antifascismo militante e senza compromessi.
Uno spettacolo che parlando di antifascimo e della battaglia di valibona ha anche voluto e saputo abbracciare le lotte dei palestinesi, quelle contro la tav, gli inceneritori e le nocività, contro i cie e le lotte dei lavoratori

E abbiamo deciso di partecipare, come sempre, con le nostre bandiere: le bandiere di chi lotta tutti i giorni contro fascismo, oppressione, sfruttamento dell’uomo e del territorio. Dai NoTav ai facchini della logistica fino alla Palestina in lotta contro l’occupazione sionista.
Ne approfittiamo per esprimere la nostra solidarietà ai compagni e attivisti per la Palestina aggrediti a Roma.

Antifascismo è anticapitalismo e antisionismo!

Ci chiamavano banditi, ci chiamano teppisti… ieri partigiani oggi antifascisti!

I compagni e le compagne del Cantiere Sociale

Sulla giornata del 25 Aprile 2013 a Valibona

Come tutti gli anni il 25 Aprile siamo andati a Valibona, per ricordare Lanciotto Ballerini e tutti i caduti della Resistenza.

Anche quest’anno abbiamo organizzato un piccolo evento: la presentazione di “Alba oscura. Fascismo e antifascismo nella Grecia della crisi” un dossier realizzato nei mesi scorsi da Firenze Antifascista. Un compagno greco ci ha parlato della situazione che sta vivendo il suo paese tra crisi economica, ascesa di Alba Dorata, risposta del movimento antifascista.

Perchè la memoria è importante ma ha sempre bisogno di essere attualizzata e unita alla pratica quotidiana, altrimenti diventa vuota retorica.

Perchè l’antifascismo è anticapitalismo ed è proprio nei momenti di maggior crisi che il capitale ricorre ai suoi servi.

E non ci riferiamo solo ai gruppuscoli  neofascisti che sopravvivono grazie a numerose complicità, ma anche alle cariche contro lavoratori e studenti, ai CIE, ai compagni a cui vengono contestati reati ripescati dal codice Rocco, ai territori devastati e militarizzati, a chi muore nelle carceri e nelle caserme,…

Il 25 Aprile non è una ricorrenza. Ora e sempre Resistenza.
I compagni e le compagne del Cantiere Sociale

Presenti anche le bandiere palestinesi: https://www.youtube.com/watch?v=uwLHxY50wrA

Prima, durante e dopo il 25 Aprile è sempre! Ora e sempre Resistenza!

Il 25 Aprile 2012, anche quest’anno, siamo andati a Valibona dove morì Lanciotto Ballerini, nel primo episodio di resistenza armata al nazifascismo in Toscana.

Siamo andati a rendere il doveroso omaggio a Lanciotto ed alla sua brigata Lupi Neri. Ma siamo andati a ribadire anche che la memoria è importante se si traduce in pratica, non in vuota retorica.

Essere antifascisti oggi, per noi, significa opporsi al vecchio e nuovo fascismo con ogni mezzo necessario. Significa lottare contro i Cie, contro chi saccheggia i territori, contro chi rende sempre più precarie le nostre esistenze. Significa sostenere chi lotta per la propria terra e per la giustizia sociale dalla Val di Susa alla Palestina.

Ieri, oggi, domani… il 25 Aprile è sempre.
I compagni e le compagne del Cantiere Sociale

Ieri oggi domani il 25 APRILE è sempre!

25-04-2011 – Anche quest’anno il 25 aprile al cippo dei partigiani di Valibona, come compagni/e del Cantiere Sociale Camilo Cienfuegos siamo riusciti ad organzzare un evento che ha suscitato l’interesse di chi è salito fino a Valibona per trovare stimoli e spunti di riflessione che andassero oltre messe e celebrazioni ufficiali.

L’occasione di riflessione è stata data dalla presenza di Mauro Valeri che ha presentato il suo libro “Negro Ebreo Comunista Alessandro Sinigaglia venti anni in lotta contro il fascismo”.

Rileggere la storia della liberazione e rivivere i percorsi di chi ne è stato protagonista ci dà, come sempre, l’occasione per ribadire che la lotta partigiana era mossa da ideali forti di giustizia, uguaglianza, socialismo. Ideali troppo spesso  rimasti lettera morta, semplice testimonianza, e quindi ideali traditi.La presentazione del libro di Valeri ci ha dato l’occasione per ribadire che chi ha lottato lo ha fatto per abbattere il totalitarismo ma anche per la giustizia sociale.

Basta guardarsi intorno per capire come l’antifascismo e la  militanza siano, oggi come allora, necessari per costruire il nostro futuro.
I compagni e le compagne del Cantiere Sociale

Il 3 gennaio 2011 il Cantiere sociale Camilo Cienfuegos, come ogni anno, ha voluto ricordare la battaglia di Valibona

con la sua presenza al cippo dei partigiani caduti, per ribadire la centralità della lotta partigiana nella liberazione dal nazifascismo e portare avanti i valori da loro lasciati in eredità. Ideali che non avevano il solo scopo di abbattere i regimi totalitari ma aspiravano alla creazione di una società giusta, libera dallo sfruttamento, dalla diseguaglianza e dal razzismo. La sostanziosa delegazione del Cantiere di fronte alla sparuta presenza istituzionale mette in evidenza quali sono le forze che portano avanti l’antifascimo come pratica quotidiana e concreta, come lotta degli oppressi contro gli oppressori, quali sono le forze che portano avanti i valori umani, pacifici e di fratellanza, lasciati in eredità dai partigiani, volti ad una concezione dei rapporti umani come intesa tra eguali raggiunta con la forza delle idee e col linguaggio della ragione a differenza di chi è abile nel fare bei discorsi nei momenti di visibilità ma che nel concreto porta avanti la politica della poltrona e del capitale e di fatto spiana la strada al dilagante neofascismo.
I compagni e le compagne del Cantiere Sociale

25 Aprile 2010 Ieri, oggi, domani il 25 Aprile è sempre!

Ricordare la resistenza e praticare quotidianamente l’antifascismo sono due pilastri del nostro agire per diversi motivi.
– Innanzitutto per una ragione storica. Più di 60 anni fa è stata combattuta una guerra di liberazione tra chi stava dalla parte giusta e si batteva per una società più equa, e questi erano i partigiani, e chi stava dalla parte sbagliata e stava realizzando una società criminale fondata sul dominio di una razza rispetto alle altre, e questi erano i nazifascisti.
– Ma anche e soprattutto perchè ancora oggi di azioni fasciste si muore. Si muore quando queste azioni vengono compiute da parte di formazioni politiche neofasciste, e il nostro ricordo a questo proposito non può che andare a Dax e a Renato Biagetti.
Ma oggi di azioni fasciste si continua a morire anche quando queste azioni sono compiute da parte di organi dello stato che dovrebbero essere preposti a garantire l’ordine e la sicurezza. E allora il nostro pensiero corre a Genova 2001, a Carlo Giuliani, a Stefano Cucchi, a Federico Aldrovandi, a Marcello Lonzi.
Esistono, però, delle forme di repressione della partecipaione politica e del dissenso che probabilmente colpiscono in maniera minore il nostro immaginario, ma che risultano essere allo stesso tempo devastanti. Si tratta di ipotesi di reato talmente generiche da voler significare e comprendere tutto e niente, di capi d’accusa talmente forti da sembrare folli.
L’unico intento di questi teoremi giudiziari e inchieste di polizia è quello di intimidire alcuni compagni per assestare un colpo mortale a quella parte più esposta di quel variegato mondo che è l’antifascismo, oppure al movimento che un pò in tutta Italia si batte contro la presenza dei Cie.
I Cie sono Centri di Identificazione e di Espulsione e al suo interno ci finiscono coloro che non hanno un regolare permesso di soggiorno, vale a dire tutti gli immigrati sradicatI dalle proprie terre, costretti a fuggire dalla miseria o da scenari di guerra e che in Italia vengono sfruttati fin  quando i padroni ne hanno bisogno.
All’interno dei Cie si finisce senza diritto di difesa, senza un processo, per un reato amministrativo e si piomba in una realtà fatta di mura di cinta e sbarre, in una quotidianità fatta di privazioni, umiliazioni e pestaggi
I compagni e le compagne del Cantiere Sociale

Domenica 3 Gennaio 2010 il Camilo Cienfuegos ha deciso di ricordare la battaglia di Valibona

andando a rendere omaggio al gruppo d’assalto partigiano “Lupi Neri” e al suo comandante Lanciotto Ballerini. Anche quest’anno eravamo presenti nel luogo che noi crediamo sia il simbolo del riscatto e della rinascita di un popolo soffocato per più di vent’anni da una dittatura fascista.
Lo abbiamo fatto pensando che il ricordo della resistenza e la pratica dell’antifascismo siano due condizioni indispensabili del nostro agire quaotidiano. Il nostro modo di intendere la resistenza e l’antifascismo, infatti, non si esaurisce soltanto nella commemorazione delle date ufficiali, ma vive ogni giorno attraverso le iniziative politiche che portiamo avanti, i concerti, gli spettacoli teatrali, le manifestazioni e le attività di presidio del territorio contro l’insorgenza di fenomeni e azioni neofasciste.
Questo è il nostro modo di rispondere alle inchieste giudiziarie basate su teoremi vecchi quanto folli, agli arresti e alle perquisizioni intimidatorie, alla criminalizzazione del dissenso.
Il nostro pensiero va a coloro i quali nel “libero” occidente vengono privati della libertà perchè fanno dell’antifascismo militante una ragione di vita, a chi lotta per l’affermazione di uno stato autonomo e indipendente, la Palestina e il Kurdistan, a chi questo stato è riuscito a conquistarlo e lo difende ogni giorno: Cuba, il Venezuela e molti altri paesi dell’America Latina.
I compagni e le compagne del Cantiere Sociale

3 Gennaio 2009 il Cantiere sociale Camilo Cienfuegos ha voluto ricordare il 65° Anniversario della battaglia di Valibona.

Un nutrito gruppo di compagni del K100F è salito a piedi fino al Cippo che ricorda i partigiani caduti durante la battaglia in nome dell’ ANTIFASCISMO e della LIBERTA’.
Oggi più che mai ci sembra necessario ricordare la RESISTENZA PARTIGIANA in nome di chi nel resto del mondo sta lottando per la propria libertà.
Il nostro pensiero và quindi a tutto il POPOLO PALESTINESE che da anni sta lottando per la propria terra.
ORA E SEMPRE RESISTENZA! SOLIDARIETA’ AL POPOLO PALESTINESE!
I compagni e le compagne del Cantiere Sociale

25 Aprile 2008 Discorso del CS a Valibona sul 25 aprile

La battaglia di Valibona per noi non è soltanto un momento decisivo nella guerra di liberazione dal nazi-fascismo, ma riteniamo che sia l’atto fondativo di quell’antifascismo militante che ha contraddistinto la nostra nascita e che soprattutto rappresenta la bussola di riferimento nel nostro agire quotidiano. Siamo una realtà che da diversi anni fa vivere uno spazio di socializzazione attraverso i valori dell’impegno politico, della democrazia partecipativa, delle decisioni assembleari e dell’autogestione. Noi pensiamo che questi valori, assieme alla lotta contro tutte le ingiustizie e per la cancellazione delle differenze sociali, siano alla base degli insegnamenti che possiamo trarre dalla resistenza. Si tratta di valori, di principi, che tutti i giorni noi cerchiamo di tradurre in dei comportamenti coerenti perchè riteniamo che il 25 aprile non possa essere ridotto ad una passeggiata da fare una volta l’anno sui sentieri della Calvana, ma debba essere il giorno di una memoria che con il passare del tempo diventa sempre più viva e nitida. Su questo versante, però, negli ultimi anni si è registrato un preoccupante arretramento da parte di alcune delle forze politiche che nel loro dna dovrebbero avere la difesa della resistenza. Questo arretramento è cominciato con l’equiparazione tra partigiani e repubblichini, teorizzata da parte di alcuni personaggi politici piuttosto noti, ed è poi proseguita con una crescente presenza su tutto il territorio nazionale di forze politiche e di azioni politiche che si richiamavano e si richiamano direttamente al fascismo. Basta pensare alle uccisioni di Dax (Davide Cesare), di Renato Biagetti, di Federico Adrovandi, di Marcello Lonzi, di Rumesh e di Carlo Giuliani, e rimanendo confinati nelle nostre località, basta pensare alle crescenti scritte inneggianti il fascismo,così come alla presenza della fiamma tricolore a Campi Bisenzio in piazza Matteotti durante la scorsa campagna elettorale.
L’antidoto a questo arretramento antifascista e a questa crescente presenza di azioni e di forze politiche fasciste è quello di ribadire tutte le volte che è possibile, attraverso le iniziative più svariate che durante la resistenza c’era chi stava dalla parte giusta e lottava per la democrazia e la libertà, e questi erano i partigiani, e c’era che stava dalla parte sbagliata e ha portato il paese in guerra, ha ordinato le leggi raziali, la repressione politica, i campi di concentramento e questi ultimi erano i fascisti.
Il 25 aprile è il giorno della memoria, una memoria che per essere corrispondente alla realtà deve essere attuale, deve, cioè, essere esercitata per impedire che nel presente e nel futuro possano ripetersi le tragedie e gli errori che sono stati commessi in passato. A questo proposito come facciamo a non notare che lo stato avrebbe dovuto trarre i maggiori insegnamenti dalla tragedia dell’olocausto, mi riferisco allo stato di Israele, proprio perchè quella tragedia toccava principalmente il suo popolo, oggi adotti delle misure repressive nei confronti dei palestinesi che, seppur in scala minore, ricordano quella tragedia.  Faccio riferimento ai rastrellamenti indiscriminati che hanno portato e portano migliaia di palestinesi in carcere senza un processo, mi riferisco alle uccisioni preventive che molto spesso coinvolgono presunti terroristi e vittime innocenti, mi riferisco alla Striscia di Gaza, che molti osservatori hanno affermato che si avvicini molto ad un campo di concentramento. E non mi si può dire che dall’altra parte ci sono delle organizzazioni terroristiche, perchè uno stato, che è l’ente razionale per eccellenza, non può agire come un’organizzazione terroristica. Però noi tutti i giorni abbiamo sotto gli occhi degli stati che compiono degli atti terroristici. Basta pensare allo Stato turco nei confronti dei curdi, agli Stati Uniti nei confronti delle popolazioni civili afgane e irachene, allo stato russo nei confronti dei ceceni, ecc… Ma anche l’Italia sembra essere un paese senza memoria perchè più volte ha interpretato in maniera distorta l’articolo 11 della costituzione, quello che esclude la possibilità che il nostro paese possa prendere parte ad una guerra e che i nostri padri costituenti vollero fortemente per non ripetere gli errori e le tragedie del passato. Ecco, a questo proposito, 13 compagni sono stati condannati a 7 anni di carcere per aver preso parte ad una manifestazione contro la guerra in kossovo che fu ingiustificatamente caricata dalle forze dell’ordine. Nei confronti di questi compagni che come unica colpa hanno quella di attenersi scrupolosamente alla nostra costituzione, noi esprimiamo la nostra più forte solidarietà.
Una solidarietà che una memoria ancorata al presente deve saper esprimere ai nuovi soggetti deboli della società: i lavoratori dipendenti e i migranti. Entrambi questi soggetti sono vittime della globalizzazione dei mercati perchè i lavoratori dipendenti sono costretti a sopravvivere con un lavoro che quasi sempre risulta essere precario e quasi mai consente di arrivare alla fine del mese, mentre i migranti scappano da situazioni di miseria estrema e di guerra verso dei paesi che la televisione descrive come ricchi di opportunità. Per un barbaro gioco del destino, molto spesso i primi ritengono i secondi responsabili del peggioramento delle loro condizioni di vita, si abbandonano a delle simpatie politiche razziste e xenofobe e danno vita ad una disastrosa guerra tra poveri. Nella realtà non c’è nessuna giustificazione scientifica al martellamento mediatico contro gli extracomunitari perchè a livello statistico negli ultimi 30 anni gli omicidi sono in costante diminuzione, mentre i tre quarti degli stupri e delle violenze vengono commessi all’interno del nucleo familiare. E noi come facciamo a ribaltare tutti questi stereotipi? Semplicemente ribadendo che il razzismo è l’arma principale che hanno in mano i capitalisti per spiegare che nella nostra società moderna la contraddizione principale non è quella di classe, ma quella raziale. Secondo costoro, infatti, un lavoratore bianco avrebbe più cose in comune con un capitalista bianco piuttosto che con un lavoratore nero, rumeno oppure albanese. La teoria è sempre la stessa: la classe dominante cerca di dividere le classi subalterne per perpetuare i soliti privilegi.

I compagni e le compagne del Cantiere Sociale