Giu’ le mani dai lavoratori – giu’ le mani da chi lotta! Sabato in piazza a Prato, toccano uno, toccano tutti!

Giu' le mani dai lavoratori - giu' le mani da chi lotta!

Giu’ le mani dai lavoratori – giu’ le mani da chi lotta!

Lunedì 11, nel giorno dello sciopero generale del sindacalismo di base, un presidio del SI.Cobas che denunciava le condizioni di sfruttamento davanti la ditta di abbigliamento Dreamland è stato vilmente aggredito da una squadraccia di picchiatori con bastoni e mazze. Le dure immagini di lunedì si vanno ad aggiungere ad escalation di violenza contro i lavoratori e le lavoratrici. Solo qualche mese fa veniva investito mortalmente un sindacalista durante un picchetto alla LIDL; sempre a Prato, con le stesse modalità della Dreamland, veniva aggredito il presidio alla Texprint, così come sempre più spesso vediamo accadere nei magazzini della logistica nel nord Italia.

Sabato saremo in piazza insieme ai lavoratori e alle lavoratrici del Si.Cobas, che scenderanno di nuovo di fronte alle ditte del Macrolotto di Prato. Non possiamo tollerare che venga attaccato chi sul proprio posto di lavoro, in prima persona, lotta per conquistare un contratto migliore, per denunciare il lavoro nero, i turni massacranti da 12 ore, la mancanza di sicurezza. Quella di sabato a Prato è una piazza che parla a tutti i lavoratori, perché davanti all’offensiva di chi sfrutta dobbiamo saper opporre una forza compatta. Quella di sabato è la piazza di tutte e tutti gli antifascisti/e perché ciò che si è consumato davanti alla Dreamland è parte integrante dell’offensiva reazionaria nei confronti di chi lotta per un lavoro degno.

La fase che si è aperta con la crisi pandemica ha confermato nuovamente di chi sono gli interessi tutelati dalle forze politiche di governo; sono gli interessi di Confindustria, delle multinazionali, degli imprenditori. Contro la loro offensiva fatta di licenziamenti di massa, lavoro nero, turni massacranti, delocalizzazioni, ricatti, minacce e aggressioni, dobbiamo organizzarci per poter difendere in modo unito e compatto i nostri interessi, da opporre ai loro profitti a tutti costi, sulle nostre vite.

Sabato a Prato contro le aggressioni ai lavoratori che alzano la testa, contro l’arroganza dei padroni che sfruttano impuniti, pratichiamo e diffondiamo la solidarietà di classe, perché delle nostre lotte e le nostre conquiste siano loro ad avere paura!

PRATO REAGISCE A MAFIA E SFRUTTAMENTO, h 15.00 Macrolotto industriale di Prato!

CPA Firenze Sud, K100 Cantiere Sociale Camillo Cienfuegos, Krisis – Collettivo Studi Umanistici, Collettivo Politico Scienze Politiche – Polo di Novoli

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Sabato 16 Ottobre 2021 Manifestazione a Prato Partenza ore 15:00 dalla Dreamland (via Galvani n.15)

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Manifestazione a Prato Partenza ore 15:00 dalla Dreamland

Manifestazione a Prato Partenza ore 15:00 dalla Dreamland

 

Quello che è accaduto lunedì alla Dreamland non deve più accadere. Quello che è successo alla Dreamland è già successo alla Texprint, alla Gruccia Creations, alla DS di Montemurlo. Operai che manifestano pacificamente aggrediti da sgherri armati capitanati dai padroni delle aziende. Operai che finiscono in ospedale per aver rivendicato di lavorare 8×5 e non più 12×7. Quello che è successo alla Dreamland è successo perché fino ad ora, e tutt’ora, queste aggressioni di matrice mafiosa si sono consumate nell’indifferenza, nel silenzio delle istituzioni e della politica, nell’inerzia della Questura, nelle complicità sempre meno celati di cui questo sistema di sfruttamento gode sul territorio.

Nel 2018 alla DS di Montemurlo due delegati sindacali venivano aggrediti con spranghe, coltelli e bottiglie. Le loro denunce finivano nel vuoto. Oggi sono gli operai sotto processo per essere usciti un giorno di luglio dalla loro fabbrica per conquistare un contratto regolare.

Nel 2019 alla GrucciaCreations, gruccificio di via dello Sprone, azienda collegata alla stessa proprietà della Dreamland un commando di dieci uomini armati di tirapugni attaccava i lavoratori in sciopero. Otto operai feriti. Aggressione documentata da video. Polizia presente. Otto denunce per lesioni, tutte archiviate dalla Procura. Anche in questo caso, è il sindacato sotto processo invece per il sit-in davanti alla fabbrica: “manifestazione non autorizzata”. Davanti a quella fabbrica venivano invece notificati i fogli di via a Sarah e Luca, coordinatori del sindacato: “soggetti socialmente pericolosi”.

Giugno 2021, Texprint. Un commando di quindici uomini armati di battoni e bastoni attacca i tre lavoratori rimasti al presidio. Prognosi fino a 30 giorni. Presidio sindacale devastato. Nei video si riconoscono due soci dell’azienda, il rappresentante legale Hong Bo ed il “famoso” Zhang Sang Yu, noto per i suoi rapporti – certificati da TAR e Consiglio di Stato pronunciatosi sull’Interdittiva Antimafia a carico dell’azienda – con il boss della Ndrangheta calabrese. Tutto tace. Il Sindaco, interpellato sul caso, non condanna l’azienda e parla di “rissa” puntando il dito ancora una volta contro lavoratori e sindacato. Nessuna conseguenza per gli aggressori.

Ripetiamolo insieme: quello che è successo alla Dreamland è successo perché era già successo prima, nel silenzio delle istituzioni e nell’impunità.

Chi come risposta a quello che è accaduto invoca i controlli nelle aziende non ha capito nulla. Di questa storia e delle altre. Quello che è successo alla Dreamland è successo perché i controlli e le sanzioni , con gli strumenti normativi attuali, non sono la soluzione. Lunedì eravamo davanti alla Dreamland dopo che a luglio facevamo con i lavoratori segnalazione all’Ispettorato del Lavoro. Scattava il controllo in fabbrica, scopriva il lavoro nero, i turni massacranti, l’illegalità totale. L’attività veniva sospesa, e venivano fatte le sanzioni. Il giorno dopo l’azienda paga le multe e torna aperta. Il giorno dopo tutto è come prima: lavoro nero, turni massacranti, illegalità totale. Unica differenza: chi ha denunciato no riceve più il suo stipendio per ritorsione. Questa non è la storia della Dreamland ma di tutte le aziende del distretto colpite dai controlli. Si paga e si ricomincia, come prima. Il motivo è semplice: sfruttare e pagare le sanzioni conviene. Dai nostri conteggi emerge un risparmio tra tasse, contributi e retribuzioni che oscilla tra i 2800 euro ai 3900 euro al mese per ogni dipendente impiegato su turni 12×7 a salari da fame. Le multe, messe a confronto con la mole di “risparmio” sul costo del lavoro, fanno il solletico. Ma questo sembra non volerlo vedere nessuno. In particolare chi amministra la città con in testa il Sindaco Biffoni. Certo, più facile continuare a “sbandierare” i numeri di controlli, sanzioni e sospensioni di attività e fingere che “tutto sia sotto controllo” piuttosto che ascoltare e capire come stanno le cose nei capannoni il giorno dopo. Questo lusso, chi in questi capannoni ci lavora, non se lo può permettere. Lo sciopero e la lotta sono una forma di legittima difesa di fronte ad un sistema che schiaccia, offende, svilisce la vita e la dignità umana.

Ripetiamo insieme: chi invoca i controlli nelle aziende non ha capito nulla: Chi come risposta a quello che è accaduto invoca i controlli nelle aziende non ha capito nulla.

E quindi? Le politiche di contrasto allo sfruttamento degli ultimi venti anni hanno fallito. E lo sfruttamento nel distretto invece di diminuire è aumentato. Questo è un dato di fatto. Serve altro? A noi no. E infatti da tre anni ci siamo rim-boccati le mani e abbiamo iniziato a mettere le mani nella m****, cercando di costruire soluzioni nuove, dal basso. Abbiamo messo al centro l’idea che solo i lavoratori sfruttati possono essere i protagonisti del loro riscatto, e che il sindacato doveva essere lo strumento per camminare su questa strada. Per costruire unità, solidarietà, coscienza. Per essere più forti e non farsi schiacciare. Anzi, per rialzarsi. Dopo tante battaglie, tutte vinte dopo scontri lunghi e duri ai cancelli, ci siamo riuniti nel primo “8x5Meeting”. Per continuare a costruire dal basso soluzioni ai problemi e alle ingiustizie che produce questo distretto. Lo abbiamo fatto con professori universitari, ricercatori, avvocati, medici, comitati, insegnanti, volontari. Ma soprattutto, con gli operai. Ma tutti assieme. Abbiamo parlato di sfruttamento, efficacia dei controlli, strumenti normativi, diritto alla salute, nocività delle produzioni sul territorio, sicurezza sul lavoro, diritto alla cittadinanza, permessi di soggiorno. Lo abbiamo fatto mettendo insieme le esperienze di lavoro, di vita e di lotta con le competenze, le idee e i punti di vista più diversi. E’ da un confronto simile che possono nascere soluzioni nuove, soluzioni vere. I lavoratori della GKN ce lo hanno insegnato. Loro hanno detto: “una legge contro le delocalizzazioni può nascere solo dalle teste dei lavoratori, non sulle teste dei lavoratori”. Noi diciamo: “una riforma delle norme contro lo sfruttamento in fabbrica può nascere solo dalle teste dei lavoratori, non sulle teste dei lavoratori”. E abbiamo intenzione di rilanciare questa idea con nuovi incontri. Il progetto di legge su controlli, sicurezza e lavoro nero depositato in parlamento rischia di essere l’ennesima occasione persa per fare davvero qualcosa.

Con queste convinzioni sabato torneremo a manifestare. L’appello a tutta la cittadinanza è a unirsi alla manifestazione che inizierà alle 15:00 davanti alla Dreamland, in via Galvani n.15. Da lì percorremo insieme le strade del Macrolotto. Perché non accada mai più, c’è bisogno di una risposta pacifica e determinata di tutta la città. C’è bisogno che questi luoghi invisibili dove cova lo sfruttamento siano attraversati da un vento nuovo di cambiamento.

SI COBAS PRATO

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Le compagne e i compagni del Cantiere Sociale Camilo Cienfuegos salutano Massi

Le compagne e i compagni del Cantiere Sociale Camilo Cienfuegos salutano Massi nel silenzio di una comunità che si stringe, nel pensiero e nel ricordo di tenere rumorose e scomposte risate.
Ti salutiamo ai nostri cancelli, gli stessi dietro cui spesso cercavi rifugio, una sigaretta e un po’ di accoglienza; gli stessi dove quel senso di comunità si è perso, dove sei stato lasciato solo.

Agli ultimi, gli storti, gli sbagliati… a quelli come noi!

Che la terra ti sia lieve.

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Venerdì 15 ottobre 2021 Serata benefit Autistici/Inventati

Serata benefit Autistici/Inventati

    Serata benefit Autistici/Inventati

Ore 19.00 Apertura

Ore 20.00 Cena sociale a prezzi popolari

Ore 21.30 Inizitiva
A partire dalla presentazione del libro Cyber Bluff (Eris Edizioni) proveremo a ragionare di strumenti di comunicazione, di come sono stati usati negli anni dai movimenti, dei limiti, delle possibilità e dei problemi connessi all’utilizzo degli strumenti informatici nell’ambito dell’autogestione e dell’autorganizzazione.

https://www.erisedizioni.org/prodotto/cyber-bluff-ginox/

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FATE GIRARE: Questi qui sono alcuni dei picchiatori pagati dalla azienda Dreamland di Prato…

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Questi qui sono alcuni dei picchiatori pagati dalla azienda Dreamland di Prato per aggredire gli operai che manifestavano pacificamente davanti alla fabbrica. Tutto davanti agli occhi della polizia immobile. Nessuno ha provato a fermarli. E sono stati lasciati liberi di risalire nelle macchine e scappare.
Questo succede a Prato a chi denuncia lo sfruttamento.
Alla Dreamland l’Ispettorato del Lavoro a Luglio aveva già verificato lavoro nero e turni di 12-14 ore al giorno. Multa pagata, e il giorno dopo è tornato tutto come prima.
Il lavoratore che aveva fatto denuncia è finito in ospedale ed ha perso la memoria per le botte ricevute alla testa.
Le aziende del tessile di Prato sfruttano perché vengono lasciate sfruttare. Le squadracce picchiano perché vengono lasciate picchiare chi alza la testa. Era già successo alla Texprint. Prima ancora alla Gruccia Creation. Le istituzioni di questa città sono responsabili di questa ennesima violenza.

Qui le immagini: https://www.facebook.com/SiCobasFirenze/posts/1016306658941507

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Firenze, il Collettivo di Fabbrica allo sciopero generale del sindacalismo di base

Firenze, il Collettivo di Fabbrica allo sciopero generale del sindacalismo di baseL’intervento del Collettivo Di Fabbrica – Lavoratori Gkn Firenze a chiusura dello sciopero generale del sindacalismo di base ieri a Firenze.

Insorgiamo, perché questo autunno ha bisogno di tutte le nostre forze, le nostre energie, per ribaltare i rapporti di forza in questo Paese. È un occasione per chiunque lotti per un domani migliore.

Insorgiamo con i lavoratori GKN

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Lunedì 11 ottobre 2021 Corteo a Firenze per lo Sciopero Generale

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Corteo a Firenze per lo Sciopero Generale

Corteo a Firenze per lo Sciopero Generale

I sindacati di base della Toscana:
Confederazione Cobas, Usb, Cub, Usi Cit, Cobas Sanità Università e Ricerca, Sicobas, Sgb, Unicobas;
Organizzano uniti le iniziative di piazza a Firenze, per lo SCIOPERO GENERALE del 11 OTTOBRE 2021

Donne e uomini, organizzazioni sindacali, politiche e sociali, movimenti, collettivi, comitati; espressione della sinistra anticapitalista della nostra regione, sono invitati a partecipare.

CORTEO A FIRENZE
Da Piazza Puccini
Alle ore 10.00

SCIOPERIAMO E MANIFESTIAMO
contro lo sfruttamento dei padroni,
per un futuro di dignità ed uguaglianza!!!

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Vergognoso e gravissimo attacco alla sede nazionale della nostra organizzazione sindacale.

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Siamo appena tornati da una manifestazione a Roma dove ogni operaio Gkn era guardato a vista da almeno tre poliziotti. Colpisce dalle immagini invece la facilità con cui un gruppo di fascisti riesce a raggiungere la sede della Cgil nazionale.

Indipendentemente dalla nostra opinione sul tema, noi non abbiamo nessuna intenzione di dedurre dall’azione di un gruppo di fascisti una generale condanna di chi nei luoghi di lavoro nutre dubbi e contrarietà sull’uso e sullo strumento del green pass. Mentre si lascia mano libera ai fascisti, da troppo tempo si prova a criminalizzare il dissenso tra la nostra classe.

I fascisti tentano di inserirsi in un clima, generato a nostro parere da Confindustria e Governo, in cui si è provato a scaricare tutte le contraddizioni della gestione pandemica nei luoghi di lavoro sulle spalle del movimento sindacale.

Non dobbiamo solo difendere le nostre sedi. Dobbiamo per questo riprenderci le piazze. Dobbiamo rimettere al centro il dualismo tra chi licenzia e chi viene licenziato, tra chi sfrutta e viene sfruttato, tra chi delocalizza e chi difende le fabbriche, tra chi lotta per la salute e la sicurezza sui luoghi di lavoro e nella società e chi in nome del profitto mette a rischio ogni giorno le nostre vite.

Fuori i fascisti dalle nostre sedi e dalla società, riprendiamoci le piazze. Fuori dall’angolo in cui ci vogliono. Contro le crisi aziendali, per una legge sulle delocalizzazioni, contro una ripresa fatta di precariato, inflazione e bassi salari, contro le morti sul lavoro, contro le politiche pensionistiche. La più grande organizzazione dei lavoratori dichiari lo sciopero generale.

Se non ora, quando?

Collettivo Di Fabbrica - Lavoratori Gkn Firenze

Collettivo Di Fabbrica – Lavoratori Gkn Firenze

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Le veline e i comunicati relativi alla giornata di ieri hanno usato parole come “svolta” o “spiraglio”….

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Le veline e i comunicati relativi alla giornata di ieri hanno usato parole come “svolta” o “spiraglio”. Sono termini completamente prematuri, nella migliore delle ipotesi. Nella peggiore delle ipotesi, abusati. Mettiamo le cose in chiaro:

1. Gkn Melrose non può riaprire la procedura di licenziamento in questo preciso istante. Non è una concessione di Melrose. E’ un dato di fatto.

Non può farlo perché deve espletare procedure derivanti dal decreto del Tribunale di Firenze. E per quanto ci riguarda non lo sta facendo nemmeno correttamente. E forse su questo anche loro hanno perso ogni sicurezza. Capita a chi è arrogante di diventare di colpo titubante.

Dicendo che la procedura di licenziamento non è all’ordine del giorno, quindi, l’azienda non dice ad oggi nulla di concreto. Quanto dura questo “giorno”?

2. Siamo quindi alle parole: generiche, gratuite, poco chiare. Mentre scriviamo non abbiamo nemmeno visto il verbale della seduta di ieri. E, comunque, in ogni caso: pur sempre solo parole.
Il che sarebbe insufficiente in generale. Nel caso specifico, siamo alla parola d’onore da parte di chi onore non ne ha mai dimostrato.

Gkn Melrose è stata condannata tre volte in due anni per condotta antisindacale. Ha fornito informazioni non corrette ai tavoli di trattativa. Ha negato alla Regione Toscana di essere un’azienda in crisi. Melrose ha seriamente sostenuto che i licenziamenti non erano all’ordine del giorno il 7 luglio e che improvvisamente lo erano il giorno dopo.

3. Cosa garantisce di non essere di fronte all’ennesimo espediente, utile a far passare il tempo necessario a poter riaprire la procedura di licenziamento? O magari utile a far calare la pressione dell’opinione pubblica verso la possibilità che il Governo decreti d’urgenza sulle delocalizzazioni? Nulla. Anzi, anche qualcosa meno di nulla.

4. Intanto l’azienda rimane in liquidazione, i nostri account bloccati, la produzione ferma, l’azienda non rispetta gli incontri che dovrebbe tenere da accordistica interna, non ci incontra nella sede aziendale e non svolge incontri in presenza. In pratica nulla. Anzi, molto meno di nulla.

5. E’ stato dato risalto alla nomina di un advisor e alla presenza di Invitalia per cercare il compratore. E’ normale che l’azienda non abbia nulla in contrario. Ma esattamente che cosa è disposta a vendere? Capannone, macerie, terreno, macchinari, commesse?

Questo non è dato saperlo. Anzi, è lecito ipotizzare che voglia vendere solo capannone e qualche macchina da rottamare. Se così fosse lo Stato, quindi, sarebbe ridotto a piazzista immobiliare del fondo finanziario, nel giubilo generale.

Nessuno pensi in ogni caso di infilare la vertenza Gkn nel tritacarne delle voci sul “compratore” dove sono state disperse e distrutte, a suon di promesse, quasi tutte le vertenze nel nostro paese.

6. Gkn Melrose continua a non rispondere alle nostre domande su dove siano stati delocalizzati i volumi, sui contratti tra stabilimento e cliente. Il tema della tracciabilità dei semiassi è stato oggetto anche di un esposto alla procura. Torneremo sul tema con un post specifico.

7. Intanto la nostra legge contro le delocalizzazioni è in Parlamento. Servirà a quel che servirà. La notizia però è che dopo due mesi di voci e dibattiti pasticciati, la legge è lì e le scuse stanno a zero.

Se questa legge fosse esistita prima, Melrose non avrebbe acquisito il nostro stabilimento e ora noi saremmo al lavoro. Se questa legge fosse approvata, Melrose sarebbe tenuta a seguire per legge un percorso chiaro e ordinato di elaborazione di un piano di continuità produttiva e di vendita dello stabilimento.

8. Non abbiamo quindi nessuna garanzia, scritta, legislativa, contrattuale che Gkn Melrose non stia solo cercando il momento opportuno per far ripartire i licenziamenti. Per questo, ancora oggi, non c’è nessuna garanzia e nessuna salvezza al di fuori della mobilitazione.

Non c’è uno spiraglio, ma una crepa nel muro dell’azienda determinata dalle mobilitazioni. Il tempo non deve servire a chiudere la crepa ma a far crollare il muro.

L’immobilismo è uno dei tanti modi per chiudere Gkn Firenze. Forse il più subdolo e pericoloso.

Noi invece #insorgiamo

Collettivo Di Fabbrica - Lavoratori Gkn Firenze

Collettivo Di Fabbrica – Lavoratori Gkn Firenze

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Un testo lungo e necessario, approvato dall’assemblea dei lavoratori per fare il punto della situazione

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Un testo lungo e necessario, approvato dall’assemblea dei lavoratori per fare il punto della situazione

1. Articolo 28 dello Statuto dei Lavoratori, Contratto Nazionale, accordi interni: questi sono i testi che hanno permesso di annullare la procedura di licenziamento iniziata da Melrose-Gkn il 9 luglio.

Questi testi sono conquiste delle mobilitazioni passate. E senza l’assemblea permanente dei lavoratori, a sua volta, la vittoria dell’articolo 28 sarebbe servita a poco: l’azienda sarebbe con tutta probabilità già stata svuotata dei macchinari e ridotta a uno scheletro. Ma a sua volta l’articolo 28 ci ha dato solo tempo.

E questo tempo senza un intervento legislativo del Governo sarà sprecato. Noi non lo stiamo chiedendo o supplicando. Noi lo stiamo rivendicando. E la rivendicazione, senza mobilitazione, non è nulla. Si torna sempre lì: fuori dalla mobilitazione, non c’è salvezza.

2. Ai tavoli negoziali, a cui Melrose è stata obbligata dal Tribunale di Firenze, la proprietà si è presentata mantenendo l’azienda in liquidazione. Le motivazioni addotte per la chiusura dello stabilimento di Firenze sono aleatorie, generiche e contraddittorie. Abbiamo risposto e risponderemo in sede negoziale e non stiamo qua a riportare le nostre argomentazioni. Lo stabilimento viene chiuso sulla base di previsioni tendenziali che si realizzerebbero nel 2025. E involontariamente c’è stata la conferma che sarebbe in equilibrio nel 2022. La fretta di chiudere nasconde ragioni tutte dettate da meccanismi finanziari. Con tutta evidenza Melrose riaprirà la procedura di licenziamento appena possibile.

3. Si affacciano periodicamente le voci sull’eventuale presenza di un compratore. Invece di prestarsi a questi pettegolezzi da trattativa, i giornali raccontino come sono andate quasi tutte le precedenti vertenze: si annusa la possibilità di un compratore, la fabbrica smobilita in sua attesa e sul più bello il compratore svanisce. O peggio ancora: il compratore arriva dando disponibilità ad assumere solo parte dei lavoratori. I lavoratori vengono divisi, parte accetta il ricatto e dopo un po’ di tempo anche quella parte viene nuovamente licenziata. Non accetteremo nessuna ipotesi che non preveda il totale riassorbimento della forza lavoro e il mantenimento dei diritti acquisiti. E anche in caso di compratore privato sarà necessario un ponte pubblico a garanzia della serietà del compratore.

Ma prima del compratore, il problema è il venditore. Che cosa è disponibile a vendere Melrose? Lo stabilimento, i macchinari, le commesse? Se Melrose cedesse tutto questo, è evidente che non solo ci sarebbe la possibilità di subentrare ma anche rapidamente di recuperare le quote di mercato che Gkn sta perdendo. Ma ci pare chiaro come Melrose tema che il tanto vituperato stabilimento di Firenze torni sul mercato. E quindi farà di tutto per distruggerlo e rivenderne semplicemente lo scheletro. Anche per giungere a una reale vendita, quindi, c’è bisogno di uno strumento legislativo.

4. Abbiamo chiesto disponibilità a chiunque volesse e potesse a presentare la nostra legge anti-delocalizzazioni in Parlamento. A giorni la presenteremo. E dopo, per quanto ci riguarda, non ci saranno più alibi né scuse. Contemporaneamente continuiamo a chiedere la decretazione d’urgenza da parte del Governo dell’inapplicabilità della legge 223 (procedura di licenziamento collettivo) al caso Gkn e la sospensione di tutte le 223 per le altre vertenze. Chiediamo anche che vengano decretati tempi più lunghi per aprire le procedure di licenziamento collettivo per le aziende condannate per condotta antisindacale. Detto in altre parole: non osate riaprire e far riaprire la procedura di licenziamento.

5. Sin dal primo istante ci è stato chiaro quanto il nostro caso fosse il risultato di processi ben più ampi, di finanziarizzazione dell’economia, di precarizzazione e di attacchi decennali al mondo del lavoro e di una difficoltà generale di mobilitazione dei lavoratori. Per questo, per essere onesti con noi stessi e con tutti quelli che si sono uniti alla lotta, abbiamo detto sin dall’inizio che per vincere in Gkn bisognava cambiare i rapporti di forza nel paese. E che se cambiavano questi rapporti di forza, cambiavano nell’interesse di tutti. Ed è per questo sin dall’inizio abbiamo fatto appello ad insorgere, a estendere la mobilitazione.

6. La manifestazione del 18 settembre ha dimostrato che questo è possibile. E dopo il 18 settembre, abbiamo assistito a una manifestazione di 50mila persone a Milano per la giustizia climatica. Come noi, quella piazza rifiuta ogni contrapposizione tra rivendicazioni sociali e ambientali. Avete provato a usare la transizione climatica per giustificare i licenziamenti nell’automotive. E avete ottenuto solo la nostra saldatura con le lotte per il clima.

7. Qualcosa dunque nel paese sta accadendo. C’è chi prova a valutarlo, pesarlo, definirlo. Noi abbiamo invece chiaro che qualsiasi cosa esso sia, è nella sua crescita che risiede la chiave per salvare il futuro della nostra fabbrica e del nostro territorio. E ci è altrettanto chiaro che tale prospettiva di crescita è divergente al patto sociale prospettato da Bonomi.

8. Parteciperemo allo sciopero generale del sindacalismo di base dell’11 ottobre. Questa del resto per noi non è una novità. I lavoratori Gkn hanno sempre aderito a scioperi, anche quando non convocati dalle proprie organizzazioni sindacali di appartenenza. Attraverseremo quella piazza mantenendo le nostre critiche verso le modalità con cui si è giunti a questo sciopero, ma convinti altrettanto che sia un generoso tentativo di risvegliare la mobilitazione nel paese. L’11 ottobre ha senso non come una tappa in sé, ma come parte di un percorso verso uno sciopero generale e generalizzato nel paese.

9. Non esiste futuro in un paese dove la ripresa è basata sulla precarietà del lavoro, dove chi lavora è comunque povero per via dei bassi salari, dove ogni giorno ci sono mediamente tre morti sul lavoro, dove il diritto alla pensione è oramai un puro miraggio, dove una fabbrica può essere acquisita e chiusa da un fondo finanziario mentre il Governo si professa impotente. Per questo noi insorgiamo per il futuro. E nel fare questo è naturale incontrarsi con chi questo futuro lo rappresenta, con i lavoratori di domani. Abbiamo avuto un continuo flusso di studenti a venire a darci una mano al presidio. Ora che sono ricominciate le scuole e le università, abbiamo avuto e avremo assemblee congiunte: che la prossima data di mobilitazione della Gkn coincida con una data di sciopero studentesco. In questa nostra vicenda è arrivata l’ora dell’unità tra studenti e lavoratori.

10. Questa non è una lotta di piccolo cabotaggio. Non abbiamo mai avuto bisogno di usarla per ragioni di polemica interna all’organizzazione sindacale. C’è chi oggi in Cgil si preoccupa delle ricadute congressuali di questa nostra lotta. Che pena.

Al nostro fianco ci sono e ci sono stati delegate e delegati, lavoratrici e lavoratori di svariate organizzazioni sindacali e di ogni tipo di categoria e area della Cgil. L’hanno fatto per la naturale comprensione di come questa lotta possa segnare il futuro di tutti. E oggi ci rivolgiamo con franchezza a loro.

Guardiamo in faccia la realtà. Una realtà che chiunque stia vede e capito: dopo una fase iniziale, questa nostra lotta non è stata più né seguita né accompagnata dalla Cgil. Ci piacerebbe dire il contrario, ma così non è. E troppi fatti ormai lo dimostrano. Forse più di uno tra i nostri dirigenti aveva pensato, sperato o calcolato che avremmo ceduto firmando la cessazione d’attività. E forse più di uno pensa che non ci sia altro da fare che cedere.

C’è un unico filo che ci collega alle piazze per la giustizia climatica, alle mobilitazioni studentesche, alle altre vertenze come Alitalia, Texprint, Gianetti, Whirlpool, ecc, ma anche alla lotta contro il lavoro precario, per un salario minimo e per l’abbassamento dell’età pensionabile. Se segui questo filo e lo tiri, ci porta tutti nella stessa piazza. E il mezzo per raggiungere questa piazza si chiama sciopero generale. Ma non ci sarà alcuno sciopero generale di massa se non saranno le lavoratrici e i lavoratori del paese a chiederlo, a viverlo, a prepararlo.

Per noi un autunno di lotta non è una scelta. E’ un obbligo. Voi invece cosa scegliete di fare? E soprattutto siete sicuri di avere realmente ancora una scelta? E’ l’ora di rivolgere insieme a tutte le nostre organizzazioni e a chi le dirige una domanda banale: sciopero generale, se non ora, quando? #insorgiamo

Collettivo Di Fabbrica - Lavoratori Gkn Firenze

Collettivo Di Fabbrica – Lavoratori Gkn Firenze

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