Firmato accordo quadro al Mise su chiarezza, tempi e garanzie del processo di reindustrializzazione.

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Firmato accordo quadro al Mise su chiarezza, tempi e garanzie del processo di reindustrializzazione.

Firmato accordo quadro al Mise su chiarezza, tempi e garanzie del processo di reindustrializzazione.

Firmato accordo quadro al Mise su chiarezza, tempi e garanzie del processo di reindustrializzazione.

Firmato accordo quadro al Mise su chiarezza, tempi e garanzie del processo di reindustrializzazione. L’accordo è vincolato all’approvazione del referendum dei lavoratori e all’assemblea permanente. Il perno dell’accordo è la garanzia della continuità occupazionale e dei diritti dei lavoratori. L’accordo quadro andrà ulteriormente completato da accordi in sede aziendale. Entreremo nei dettagli dell’accordo a partire da domani, prima di tutto con i lavoratori a cui dobbiamo la prima spiegazione e valutazione. Quello che possiamo dire, e questo per certo, che noi anche oggi, come ogni giorno da quel 9 luglio, siamo ancora in piedi e continuamo a insorgere. #insorgiamo

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Venerdì 21 Gennaio 2022 Connessione necessaria

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Che ci fanno venerdì, 21 gennaio, pomeriggio un lavoratore delle telecomunicazioni, uno dei trasporti, uno di Alitalia e un metalmeccanico insieme? E per di più di organizzazioni sindacali diverse ma facenti parte anche di comitati e collettivi di settore o di fabbrica?

Si connettono. Semplicemente. Scambiano esperienze. Si interrogano su come portare avanti l’azione sindacale oggi.
O forse parlano di intervento pubblico e di come andrebbe riorganizzato il paese. Forse fanno la classe dirigente.
O forse, ipotesi se si vuole ancora più banale, ragionano se ha senso tenersi liberi per marzo.
Organizzato dalla nostra famiglia allargata in Tim

Nell’evento luogo, ora e come connettersi:
https://www.facebook.com/events/489468245930521/

Partecipano:
Coord. Naz. RSU TIM – R. DE ANGELIS (COBAS)
CUB Trasporti Alitalia – A. AMOROSO
Comitato TUTTI A BORDO – D. COFANI
Collettivo di Fabbrica GKN – D. SALVETTI
COORDINA
F. CAPOZZI
Giornalista Economico-Finanziaria
l’evento potrà essere seguito sulle pagine FB di TELECOMI ITALIA UNICA E PUBBLICA e COBAS TELECOMUNICAZIONI, sul canale YOUTUBE COBAS TELECOM

Workers unite

Workers unite

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L’assemblea dei lavoratori Qf, ex Gkn, riunita ribadisce la propria approvazione al documento trasmesso dalla Rsu all’azienda

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Insorgiamo

Insorgiamo

L’assemblea dei lavoratori Qf, ex Gkn, riunita ribadisce la propria approvazione al documento trasmesso dalla Rsu all’azienda come base di una accordistica che permetta un processo di transizione verso la reindustrializzazione solido, trasparente e all’altezza della situazione.

Questo documento si articola nei seguenti paragrafi:
– Tempistica del processo/cronoprogramma
– Continuità occupazionale e di diritti
– Assunzioni e saldo occupazionale
– Trasparenza e salvaguardia del patrimonio industriale
– Ammortizzatore, rotazione, integrazione
– Sicurezza
– Piano mantenimento minimo stabilimento
– Piano di formazione
– Mappatura di competenze
– Diritto di proposta
– Agibilità sindacali ai fini di tutelare il processo di reindustrializzazione
– Mensa

Si tratta di temi con importanza e peso specifico diverso. Alcuni di questi devono essere contenuti in un accordo quadro in sede ministeriale, altri evidentemente in sede sindacale e nella trattativa tra le parti. Ma costituiscono un insieme e come tali devono essere considerati. Sono infatti la base minima per regolamentare un processo di reindustrializzazione dove trasparenza, continuità occupazionale e diritti, fiducia, tutela, siano sostanza esigibile e non solo annuncio o richiesta di fede.

I lavoratori Qf non prenderanno in considerazione nessuna affermazione, proposito, promessa che non sia nero su bianco, firmata ed esigibile. In sei mesi di vertenza non abbiamo visto un solo verbale scritto. Un metodo di lavoro che manca completamente di professionalità o manca volutamente di chiarezza.

Nel passaggio da Gkn a Qf non conosciamo i dettagli che sono coperti da riservatezza. Dei nuovi acquirenti potenziali non conosciamo nulla per riservatezza. Dal closing ancora non è stato firmato nulla con noi.

Aleggia quindi uno stato di incertezza che, unitamente alla prospettiva di un lungo ammortizzatore sociale e di due anni di reindustrializzazione, sembra studiata apposta per determinare l’abbandono e la dispersione della comunità operaia.

La convocazione al Mise del 19 gennaio avviene a poco meno di un mese dopo il closing. Tale incontro deve essere finalizzato quindi al raggiungimento di un accordo quadro. E tale accordo quadro deve essere immediatamente correlato da accordi tra le parti sugli altri temi che abbiamo esposto sopra.

Qualsiasi altro scenario, come anche un banale aggiornamento della discussione, sarebbe interpretato da noi come un temporeggiamento ostile nei confronti dell’assemblea dei lavoratori.

Ci sembra giusto ribadire, inoltre, in una fase così delicata come quella attuale che ogni tipo di trattativa e accordo deve rispettare pienamente il grado di rappresentatività interno alla fabbrica e l’assemblea dei lavoratori.

Non accetteremo alcuna trattativa o accordo sulle nostre teste. Non siamo stati in grado di impedire misure di legge sulla nostra testa, non abbiamo intenzione di tollerare la stessa cosa riguardo ad accordi sulla vertenza.

Tutti i lavoratori Qf ritengono infine un punto dirimente la questione degli ex appalti Gkn. In particolare riteniamo dirimente la sorte di 7 lavoratori provenienti dall’ex appalto pulizie, carrellisti e dal bacino staff leasing. Si tratta di lavoratori che hanno presidiato, pulito, difeso questo patrimonio industriale anche senza percepire stipendio. Non hanno ricevuto fama da questo né una percentuale sulla rivendita futura dello stabilimento. E non era del resto questo il loro obiettivo. Semmai spesso hanno pagato la benzina, in una situazione di assenza di reddito, per raggiungere il presidio permanente e rendersi utili.

Questi lavoratori finora sono stati gli ultimi. Lo erano prima a fabbrica aperta, in quanto lavoratori degli appalti o precari. Lo sono stati durante la lotta, vittime del fallimento degli appalti Gkn o del meccanismo dello staff leasing.

E nella nostra scala di valori, nella scala di valori di questa nostra famiglia allargata, gli ultimi saranno i primi.

Contemporaneamente la vicenda di questi lavoratori coincide con il tema del saldo occupazionale. Senza congelare il numero esatto del saldo occupazionale finale della reindustrializzazione, il tema della continuità occupazionale diventa pura propaganda visto che rischia di continuare la lenta perdita di posti di lavoro sul territorio.

Considerando che siamo già scesi di numero e siamo ben al di sotto dei famosi 422 posti di lavoro e lontanissimi dai 500, qualsiasi altra soluzione non preveda l’assorbimento di questi 7 lavoratori dentro l’organico presente o futuro, contestualmente alla definizione del bacino di reclutamento e del saldo occupazionale della futura reindustralizzazione, sarà vissuta come uno schiaffo in faccia a sei mesi di mobilitazione.

E, oltretutto, sarebbe l’ennesimo segnale di discrepanza tra i grandi annunci del futuro radioso e un presente che non si può permettere nemmeno 7 assunzioni.

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Sabato 15 gennaio 2022 Presidio per non dimenticare Piombo Fuso

Presidio per non dimenticare Piombo Fuso

Presidio per non dimenticare Piombo Fuso

Ore 15.30 Piazza Santa Maria Novella

Tra il dicembre 2008 e il gennaio 2009 l’operazione “Piombo Fuso” condotta dall’esercito israeliano nella striscia di Gaza ha provocato una devastazione e un massacro impressionanti. Ne sono derivati miseria, disoccupazione, distruzione e isolamento che non hanno risparmiato nessun aspetto dell’esistenza pubblica e privata. La guerra di Israele contro Gaza ha preso di mira tutti e tutto, fattorie e industrie comprese.

Associazione di amicizia Italo Palestinese

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Ci pare che la notizia di oggi è che la fabbrica di Marradi non chiuderà.

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Ci pare che la notizia di oggi è che la fabbrica di Marradi non chiuderà. La lotta, quella dura, collettiva, in grado di andare alle radici dello scontro, paga. E se non paga in vittorie, paga in dignità. E la dignità prepara, sempre e comunque, un futuro migliore.
Insorgere, difendere le macchine, allargare i rapporti sociali, costruire legami tra azienda e territorio è un metodo. Da coltivare, costruire, approfondire. A Marradi, nella fabbrica le lavoratrici fanno tutto da sole. Sono in grado di condurre l’intero processo produttivo e manutentivo.
Ci pare anche che la notizia di oggi sia che c’è una controproposta della proprietà tale da lasciare aperta la fabbrica, ma spostare la produzione di marron glacé attuale. Non ci permettiamo di commentare una trattativa dall’esterno, senza avere gli elementi per farlo. Ci limitiamo solo a una considerazione generale: ci colpisce questa smania dei padroni di staccarti dal tuo lavoro, dalla tua competenza, da ciò che sai fare, di indebolire così la tua capacità di ripartenza, di narrazione, la tua caratteristica di sapere, capire, progettare.
E’ successo anche qua: a un certo punto istituzioni, sistema economico, ci hanno detto che qua si produrrà qualcosa, macchine farmaceutiche o inverter o magari, chissà, centraline o qualsiasi altra cosa. Noi non siamo più una fabbrica di automotive, noi siamo una scatola da riempire.
Poco importa che qua ci fosse un “monumento”, una storia. Sì, insomma, è come se ti ricordassero che in fondo tu sei un vile salariato, che qualsiasi cosa tu produca, in fondo tu produci salario e loro profitto. E quello che c’è nel mezzo, pace, può cambiare, mutare, ma è una variabile di circostanza.
Questo naturalmente avviene quando ristrutturano, perchè in condizioni normali anzi ti chiedono di non badare troppo al salario ma di concentrarti sull’attaccamento al tuo lavoro. Un attaccamento che spesso pretendono gratuito, demansionato, con contratto precario.
Ecco, ricordiamocelo sempre. Se siamo vili salariati, lottiamo con ancora più coraggio per la nostra condizione di salariati. E da questo coraggio, in verità, scopriremo che questi vili salariati sanno essere classe dirigente. #insorgiamo

Video:
https://www.la7.it/piazzapulita/video/la-fabbrica-dei-marroni-il-racconto-di-stefano-massini-13-01-2022-417771

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Fermiamo la ruota dello sfruttamento: occupata ruota panoramica nel giorno dell’inaugurazione di pitti uomo!

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[Firenze, 11 gennaio 2022]
Nel giorno dell’inaugurazione dell’edizione invernale di PITTI UOMO, una quarantina di lavoratori e lavoratrici precari/e ferma la ruota panoramica sotto lo slogan “Fermiamo la ruota dello sfruttamento, non si può lavorare così!” denunciando contratti truffa, orari di lavoro estenuanti per paghe insostenibili.
“Se in un Paese come l’Italia dove da oltre trent’anni, unico caso in Europa, diminuiscono i salari, aggiungiamo l’aumento delle bollette e del carovita, bisogna domandarsi come sia possibile vivere con questi salari da fame”. “Quando va bene siamo assunti con contratti a chiamata, con nessuna tutela e niente coperture per infortuni o malattia. Ma la cosa vergognosa è che non è cambiato nulla: turni sempre più lunghi, fino a 12 ore, e paghe che spesso non superano i sei euro all’ora. Oggi” ironizzano, “con due ore di lavoro possiamo permetterci al massimo un giro di giostra sulla ruota panoramica”.
Stamane gli ex lavoratori della fiera della moda hanno diffuso la prima parte di interviste raccolte da lavoratori che da anni prestano servizio nel più importante evento del fashion in Italia. “Tutto questo lusso” concludono i lavoratori” si accompagna alla retorica della ripresa e del rilancio dell’occupazione. Andrebbe detto, invece, che questi settori si reggono sulla fatica e su paghe da fame”.

Sulla pagina @chelavorodimerda stanno arrivando testimonianze e video interviste, a Firenze c’è un sistema di sfruttamento che va dai grandi eventi alle quotidiane condizioni di lavoro nei bar e ristoranti, dei reader e dei lavoratori in appalto.
Le briciole di questo sistema sono state lasciate davanti alla ruota panoramica davanti alla Fortezza da Basso.
I lavoratori di questa città non le accettano più!

Occupata ruota panoramica nel giorno dell'inaugurazione di pitti uomo!

Occupata ruota panoramica nel giorno dell’inaugurazione di pitti uomo!

Occupata ruota panoramica nel giorno dell'inaugurazione di pitti uomo!

Occupata ruota panoramica nel giorno dell’inaugurazione di pitti uomo!

Che lavoro di merda

Che lavoro di merda

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Buona edizione pittiuomo 2022 – stay tuned

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Adesso basta, la briciole non ci bastano più! Adesso parliamo noi!

Adesso basta, la briciole non ci bastano più!
Adesso parliamo noi!

Queste sono alcune voci di lavoratori e lavoratrici su uno degli eventi più importanti per la nostra città.
L’amministrazione si fa vanto del prestigio portato da evento del genere, ma a chi vanno tutti quei soldi? Sicuramente non a chi lo rende possibile montando uno stand, facendo il parcheggiatore, l’hostess, il cameriere o la guardia notturna.
Un evento che si fonda sulla nostra fatica: mentre noi raccogliamo solo le briciole, c’è chi continua ad arricchirsi senza sosta.

BUON EDIZIONE #PITTIUOMO 2022 – STAY TUNED…
Adesso basta, la briciole non ci bastano più!
Adesso parliamo noi!

Che lavoro di merda

Che lavoro di merda

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Sei mesi di assemblea permanente oggi.

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Sei mesi di assemblea permanente oggi.

Il 9 luglio picchiava il sole, oggi nevica nella maggioranza della provincia.
Eravamo tra le prime vittime dello sblocco dei licenziamenti per fine emergenza pandemica. E oggi, come beffa tra le beffe, siamo circondati ovunque da positivi.
Eppure, con tamponi e tracciamento a carico del presidio, andiamo avanti.
Continua l’assemblea permanente perché ancora nulla è stato firmato o concordato con noi. Abbiamo sconfitto i licenziamenti in tronco ma rischiamo di morire per lenta agonia.
In questi sei mesi, ne abbiamo scansate tante. Il pietismo, il disfattismo, il rischio di cedere per paura, di perdere la dignità.
E oggi, forse, siamo in un nuovo calcolo: raccontare al paese che noi abbiamo vinto, mentre il paese continua a colare a picco.
Non c’è fabbrica salva in un paese che non lo è.
Il nostro “Insorgiamo” in questi sei mesi è stato molto di più di quanto era lecito aspettarsi, molto meno di quanto sarebbe necessario per cambiare realmente i rapporti di forza.
Ma come allora noi non ragioniamo in termini di vittoria o sconfitta, ma solo di ciò che è giusto dire, di ciò che è giusto fare. Consapevoli che non dipende tutto da noi, ma dipende da noi tutti.
Per questo, come sei mesi fa, non sappiamo se questo nostro grido, vi arriverà: tenetevi liberi per marzo. #insorgiamo

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Basta gente senza casa e case senza gente! Basta polizia come risposta al bisogno casa! Le case ci sono!

Riceviamo e condividiamo:

Il 30 dicembre un gruppo di persone senza casa, donne, uomini e bambini/e, una parte delle quali già sgomberate varie volte negli ultimi mesi, ha occupato un edificio vuoto da circa due anni in via Vittorio Emanuele angolo via Lanzi, di proprietà di un Istituto Religioso di suore, per rivendicare soluzioni abitative dignitose.
Nella sera del 5 gennaio sotto una pioggia battente, la risposta è stata un nuovo sgombero di polizia, che ha giustificato il suo intervento di fronte alla richiesta urgente della proprietà di liberare l’immobile.
Vano il tentativo dei consiglieri Bundu e Palagi di coinvolgere gli assessori Albanese e Funaro, nonché di parlare con la proprietà.
Ancora una volta il Comune di Firenze conferma la sua latitanza sul tema casa e la mancanza di programmi concreti di fronte al dilagare degli sfratti. Per ora solo polizia e progetti speculativi come lo Student Hotel in via Pietrapiana e il resort a Costa San Giorgio.
Inoltre nessun ruolo di mediazione e di graduazione di sfratti e sgomberi da parte della Prefettura, segnando così un peggioramento drastico della situazione sociale.
Denunciamo infine l’evidente ipocrisia dell’Istituto Religioso, denominato – ironia della sorte – “Piccole sorelle dei poveri”(!), in netto contrasto con gli appelli quotidiani di Papa Francesco sui poveri ed i migranti, che andrebbe informato di questa vicenda.
Nessun dialogo e disponibilità a capire i bisogni degli occupanti da parte della Madre Superiora dell’Ordine. Insomma i poveri devono restare al loro posto e non ribellarsi mai!
Basta gente senza casa e case senza gente! Basta polizia come risposta al bisogno casa! Le case ci sono!
Chi perde il lavoro, perde anche la casa!

Rete Antisfratto Fiorentina
(Movimento di Lotta per la Casa e Resistenza casa Sportello Solidale)
Firenze 6 gennaio 22

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Che lavoro di merda… Chi siamo?

chelavorodimerda

che lavoro di merda

Siamo i lavoratori precari della città di Firenze, quelli che non hanno idea di cosa sia un contratto a tempo indeterminato, anzi, spesso il contratto proprio non ce l’abbiamo. Siamo quelli che vedete ogni giorno quando andate al ristorante, al bar oppure quando ordinate da mangiare; quelli che in questi anni, mentre la nostra città si è trasformata in un parco giochi per turisti e per il lusso, non hanno mai alzato la testa perché non si sono fermati un attimo.
Quelli che lavorano nelle fiere del lusso d’inverno, nei chioschi estive d’estate.

Siamo quei lavoratori e quelle lavoratrici che non hanno alcune prospettive per il futuro, non sanno se prenderanno la pensione e soprattutto se avranno mai un futuro lavorativo dignitoso, senza paghe in nero, senza rischiare di farsi male sul posto di lavoro e con un salario decente per costruirsi un progetto di vita. Siamo quelli costretti a correre e frullare, rischiando ogni giorno la pelle, lavorando senza nessuna tutela.

Siamo quelli che non hanno idea di cosa sia un sindacato, perché per noi non c’è mai stato, nessuno ha mai difeso i nostri diritti, perché anche per loro valiamo poco o siamo invisibili.

Siamo un gruppo di persone stanche di questa vita di merda, che hanno deciso di confrontarsi e trovare pratiche comuni, per riprenderci insieme ciò che ci spetta ed essere protagonisti del nostro futuro. Ma soprattutto siamo insieme per organizzarci perché nessuno e nessuna debba più ricevere #salaridafame o accettare l’ennesimo #lavorodimerda!

chelavorodimerda

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