Sabato 27 Febbraio 2021 Ore 18. Foibe ed infoibati: cosa sono e a cosa servono?

Con Sandi Volk, storico triestino.

Foibe ed infoibati: cosa sono e a cosa servono?

Foibe ed infoibati: cosa sono e a cosa servono?

Evento online in diretta sul canale youtube:
Cantiere Sociale Camilo Cienfuegos – K100fuegos

Link alla diretta:
https://www.youtube.com/watch?v=wxKdrTU6X1M

L’istituzione nel 2004 della “giornata del ricordo” – con voto compatto alla Camera: solo 15 contrari e 4 astenuti – costituisce una delle fasi cruciali nel revisionismo sul criminale colonialismo mussoliniano, nello sdoganamento dei neofascisti e nell’equiparazione di nazismo e comunismo. Costituisce un ulteriore elemento per alimentare la campagna di revisionismo storico e screditare la lotta partigiana, associando cinicamente Giorno della memoria e “giornata del ricordo”: tutte tappe sulla via dell’anticomunismo mondiale, culminato, per ora, nella famigerata risoluzione del Parlamento europeo del 2019 che equipara nazismo e comunismo. Nascondere le connotazioni di classe e antimperialiste della battaglia antifascista e partigiana di allora; celare le ragioni e gli ideali per cui le persone combatterono, furono deportate e uccise; tacere sulla Resistenza e sulla lotta contro il fascismo: sono tutti strumenti per tentare di depotenziare le battaglie di oggi. Contro il tentativo di criminalizzare ogni tentativo delle classi oppresse di cambiare il sistema sociale, lo storico triestino Sandi Volk, studioso delle vicende legate al confine orientale e al cosiddetto “esodo”, traccia la verità su chi e quanti fossero stati, in realtà, gli “infoibati” e dimostra, con rigore scientifico, come la questione delle foibe venga utilizzata per precisi scopi politici, per proclamare la cosiddetta “memoria condivisa”, per celebrare tutto e tutti in chiave pietista, al di là della parte avuta nell’aggressione e nell’oppressione, oppure nella lotta di liberazione, ponendo sullo stesso piano fascisti e antifascisti, repubblichini e partigiani.

Organizzano:
Cantiere sociale Camilo Cienfuegos
Comitato comunista toscano Fosco Dinucci

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Venerdì 26 febbraio 2021 Non vogliamo Conte, pretendiamo l’università aperta!

Riceviamo e ripubblichiamo l’evento lanciato dal Collettivo Politico Scienze Politiche:

Non vogliamo Conte, pretendiamo l'università aperta!

Non vogliamo Conte, pretendiamo l’università aperta!

ORE 15:30 DAVANTI AL RETTORATO

Venerdì 26 febbraio è previsto il rientro all’UniFi in pompa magna dell’ex presidente del consiglio Giuseppe Conte con una lectio magistralis.

Dopo aver lasciato l’istruzione fanalino di coda delle priorità del precedente governo (e non solo), dopo aver lasciato gli studenti lontani dalle facoltà per mesi, dopo la criminale gestione della pandemia che ha messo in ginocchio studenti e lavoratori, Conte viene accolto a braccia aperte dal rettore Dei e dalla professoressa Lucarelli.
“Gli studenti lo aspettano a braccia aperte” avrebbe affermato la presidente della scuola di giurisprudenza.

Pensiamo che invece di prodigarsi tanto nell’elogio di chi ha contribuito a distruggere il nostro sistema formativo rettore e compagnia dovrebbero programmare un rientro in sicurezza per tutti, non tenendoci ancora nel ricatto della scelta fra diritto allo studio e diritto alla salute!

Non vogliamo Conte all’università, vogliamo l’università aperta!

ORE 15:30 DAVANTI AL RETTORATO (piazza San Marco):
https://www.facebook.com/events/427269048358476/

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22 Febbraio 1980: muore per mano fascista Valerio Verbano

41 anni fa Valerio Verbano, un giovane militante di autonomia operaia, viene ucciso nella sua casa da 3 fascisti appartenenti ai NAR.
Il suo assassinio non è stato un caso, dal momento che stava svolgendo un’accurata indagine sui legami tra gruppi di estrema destra e istituzioni: Valerio non è una semplice vittima, Valerio era un antifascista, una minaccia per il sodalizio tra fascisti e forze dell’ordine, faceva paura a chi decise di eliminarlo e far scomparire l’inchiesta che aveva portato avanti.

Ed è questa l’eredità che ci ha lasciato: lotta e organizzazione, che mettono paura ai fascisti e a chi collabora con loro, un’eredità di impegno per ribaltare lo schifo dell’esistente e non di passività nel subirlo chinando la testa.
Con la rabbia e la determinazione di Valerio: abbattiamo il ruolo di subalternità in cui vorrebbero relegarci, ribaltiamo il presente, conquistiamo l’avvenire.

Valerio vive

Valerio vive

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Emessa la sentenza nel “processo agli 86″… ma non chiamatela giustizia!

Riceviamo e ripubblichiamo il comunicato del Cpa Fi Sud

Il processo contro il movimento fiorentino, il “processone”, il processo agli 86 – chiamatelo come volete – è giunto alla fine.

Martedì 16 febbraio 2021 la Corte d’Appello del Tribunale di Firenze ha emesso la sua sentenza: cade definitivamente l’imputazione per associazione a delinquere confermando il primo grado, decadono per sopraggiunta prescrizione molti reati, mentre 4 compagni sono stati condannati a 9 mesi e altri 22 a 8 mesi a testa per reati specifici legati a manifestazioni di piazza.

Rispetto alle perquisizioni, gli arresti domiciliari, agli obblighi di firma e al quadro che avevamo davanti nel maggio del 2011, quando scattò l’operazione, ci pare evidente sia emersa l’inconsistenza di quell’inchiesta.

Detto questo, non possiamo certo cantar vittoria e non tanto per le condanne, che comunque avevamo messo in conto, o per le migliaia di euro che ancora una volta dovremo pagare, quanto perché in realtà Questura e Procura attraverso questa azione repressiva sono riuscite a mettere sul banco degli imputati, assieme agli 86 tra compagne e compagni, le lotte che questi hanno portato avanti.

L’azione repressiva, accompagnata da “un’attenta” campagna stampa di criminalizzazione, attaccò le mobilitazioni contro i tagli e la privatizzazione di scuola e università, le lotte contro la privatizzazione della sanità e dei trasporti, l’antifascismo, lo sciopero generale lanciato sull’onda delle occupazioni studentesche proclamato dal sindacalismo di base che si intrecciò con la battaglia dei metalmeccanici contro il “modello Marchionne”.

Non ci interessa fare l’ennesima disamina del processo, ma rimettere sul piatto le motivazioni che spinsero sul finire del 2010 migliaia di lavoratori e studenti ad organizzarsi e lottare: proviamo a guardarle con gli occhi che abbiamo oggi, gli occhi di chi da un anno vive nel contesto della pandemia. Non abbiamo vinto, forse non abbiamo inciso abbastanza, ma avevamo ragione noi ed abbiamo ancora ragione noi!

Guardate lo stato in cui versano oggi la scuola, l’università, la ricerca, il trasporto pubblico, le condizioni di lavoro e il salario per chi ce l’ha, la disoccupazione di massa, la criminalizzazione di cui sono fatti oggetto i giovani a cui questo sistema ha tolto tutto.

Guardate poi la schiera di tutto quel ceto politico che si complimentò con la Questura per il “ripristino della legalità”: tutti assieme nella grande ammucchiata di governo per mettere le mani nella marmellata del Recovery mentre i loro “tecnici ed esperti” hanno lucrato addirittura sulle mascherine distribuite alle elementari.

Oggi abbiamo davanti una situazione molto difficile e pericolosa: un anno fa scioperavamo per non essere costretti a lavorare mentre il virus entrava nelle nostre vite e lottavamo anche perché si organizzasse il sistema dei tamponi e dei tracciamenti, perché finalmente la sanità tornasse ad essere uno strumento di tutela della salute pubblica e non più fonte di profitto.

Mentre viviamo lo stesso triste teatrino anche per i vaccini, a distanza di un anno, niente di tutto ciò è stato fatto se non rimarcare che “cedere quote di libertà” continua ad essere l’unico strumento di reale contenimento del virus.

Siamo all’interno questo infame ricatto per il quale, coloro che fanno profitti addirittura sui vaccini, prodotti con il contagocce per scatenare aste al rialzo, fanno la morale a chi esce per aperitivo scaricando le proprie responsabilità sui comportamenti individuali: siamo al punto in cui è praticamente consentito solo avere relazioni mercificate, rinunciando alla socialità, al tempo libero, allo sport e sopravvivere all’interno della nostra bolla, tanto più piccola quante minori sono le merci che riusciamo ad accaparrarci sul mercato.

Possiamo imbottirci di psicofarmaci, buttarci dalla finestra, metterci una corda al collo, sfogare la nostra rabbia all’interno delle mura di casa o drogarci: ma guai a pensare di ribellarsi… il 30 ottobre e gli arresti successivi a quella serata stanno lì, come monito, a dirci proprio questo, senza mai dimenticare che le misure definite emergenziali permangono anche quando la causa attraverso la quale sono state giustificate viene meno.

Questa contraddizione però può essere rotta dal nostro protagonismo, dalla nostra volontà di ribaltare la società della privatizzazione dei profitti e della socializzazione dei costi: la lotta e la solidarietà, ieri come oggi, continuano ad essere l’unica via che possiamo percorrere per far valere la nostra ragione perché una società che superi le disuguaglianze, l’autoritarismo e lo sfruttamento non è solo un sogno ma una necessità collettiva.

LA LOTTA È L’UNICA VIA… SOLIDARIETÀ!

Solidarietà!

Solidarietà!

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Spaccio di cultura – essere colti per essere liberi (Jose Martì)

Città Visibili APS, il Cantiere Sociale Camilo Cienfuegos e la Pubblica Assistenza di Campi Bisenzio ODV, a giugno scorso, si sono unite per collaborare nella messa in opera di un servizio di utilità socio-culturale gratuito, rivolto a tutta la comunità: una piccola biblioteca libera di quartiere, dove scambiare libri e sguardi, a forma di casetta per gli uccelli, un luogo a disposizione di tutti, seguendo lo slogan: Prendi, Lascia e Diffondi! La casetta ha anche a corredo due fioriere che ospiteranno le piante ornamentali del progetto PiantiAMO Installazione permanente dedicata a uomini e donne che hanno rivolto la loro vita allimpegno nella solidarietà, con il contributo dellArci Firenze dal Bando Impatto Clima.
In Italia il primo esempio di “biblioteca libera di quartiere” risale al giugno 2012, quando l’insegnante Giovanna Iorio installò la prima casetta nel parco dell’Inviolatella Borghese, nel quartiere di Vigna Clara, a Roma. I piccoli atelier promuovono la lettura, sono centri di aggregazione, usati a tutte le ore e a tutte le età. Da quella prima iniziativa si sono poi diffuse in altre città italiane.
In data 27 febbraio alle ore 11 sarà inaugurata la prima casetta di distribuzione nel giardino della Pubblica Assistenza di Campi Bisenzio e invitiamo le persone a partecipare, ovviamente a distanza e muniti di mascherina. La casetta è stata costruita con materiali riciclati ed è totalmente ecologica, nata dal lavoro di un laboratorio di arte e costruzione a cui hanno partecipato i giovanissimi volontari della Pubblica Assistenza. In primavera, Covid permettendo, saranno organizzati altri laboratori dal Cantiere Sociale Camilo Cienfuegos e verranno collocate possibilmente altre casette, perchè tutti ne possano usufruire, in diversi parchi della città di Campi Bisenzio.

Cassetta cultura

Spaccio cultura

ESSERE COLTI PER ESSERI LIBERI (Josè Martì).
Da un’idea di:
Pubblica Assistenza ODV
Cantiere Sociale Camilo Cienfuegos
CittàVisibili APS

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La propaganda fascista censura la verità storica…

In solidarietà con il CPA Firenze sud e gli storici censurati e messi sotto attacco dai fascisti e dalle istituzioni, ripubblichiamo il loro comunicato.

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Ci riprendiamo la parola sulla polemica che i fascisti della Lega stanno montando rispetto alla presenza di una bandiera della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia esposta al CPA fi-sud.

Intanto ci sembra chiaro e lampante che “il Giorno del Ricordo” sia una giornata che i fascisti usano per alzare la testa e siamo arrivati al paradosso per cui agiscono in termini di censura rispetto a ciò che si può dire e non si può dire rispetto alle vicende legate al “nostro” confine orientale.
Questo attacco è assimilabile alle aggressioni e alle minacce che hanno subito e stanno subendo gli storici, che secondo i fascisti dovrebbero tacere sulle loro ricerche, al punto che le stesse istituzioni democratiche tagliano i fondi di ricerca a tutti coloro che non si allineano al copione della propaganda.

Andiamo al punto: è pienamente legittimo esporre una bandiera della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia nel Giorno del Ricordo.
Se Giorno del Ricordo dev’essere allora è giusto ricordare tutto: noi con quella bandiera vogliamo ricordare le migliaia di soldati italiani che dopo l’8 settembre disertano la chiamata della RSI e si unirono alla Resistenza partigiana slava formando la Brigata Italia, la Brigata Mameli, la Brigata Garibaldi e la Brigata Antonio Gramsci, tanto che il tricolore sventoló nelle piazze della capitale jugoslava il giorno della liberazione di Belgrado.

Qui la domanda è una: perché creare allora una memoria nazionalista e semmai non patriottica?
La risposta sta nella scelta del 10 febbraio come Giorno del Ricordo: quello è l’anniversario della firma dei trattati di Parigi del 1947 e il 10 febbraio è quindi stato scelto con il chiaro scopo di dare slancio all’irredentismo fascista.
Visto che in quelle terre, da secoli, molte etnie diverse convivevano tra loro evidentemente la distruzione di quell’equilibrio va ricercato, non nei contrasti etnici, ma nelle scelte politiche fatte dal 1918 in poi e cioè nell’italianizzazione forzata.
In questo senso, forse, il 6 aprile, giorno dell’invasione militare della Jugoslavia da parte dell’Asse avvenuta nel 1941, sarebbe stata una data più appropriata per mettere al centro del dibattito pubblico queste complesse vicende.
Ma la scelta di questa data avrebbe messo l’Italia nelle condizioni di dover fare i conti con i crimini del fascismo e l’operazione politica in atto sarebbe venuta meno.
Ancora una volta i negazionisti sono i fascisti che vorrebbero imporre una narrazione parziale e decontestualizzata, oltre che falsa, con il solo scopo di alimentare l’anticomunismo e attaccare i valori della Resistenza partigiana.

Chiediamo a tutti i partiti, i sindacati, le associazioni, le realtà di base e tutti gli antifascisti che hanno a cuore la verità storica e i valori della Resistenza di condividere questo messaggio in solidarietà con il CPA Firenze sud e gli storici censurati e messi sotto attacco dai fascisti e dalle istituzioni.

bandiera della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia

bandiera della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia

Cpa Firenze Sud

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Sabato 13 febbraio 2021 Libertà per Apo! Basta aggressioni turche al Rojava e il movimento kurdo!

Firenze – Dalle 15.30 Piazza Duomo, dalle 17.00 Piazza Signoria

Libertà per Apo

Libertà per Apo

In piazza a Firenze per la liberazione di APO 0calan e di tutti/e i prigioniere politiche in Turchia, per sostenere il movimento kurdo di liberazione!

In Turchia prosegue senza sosta una repressione che colpisce ogni forma di opposizione politica e sociale. Tutti i media non schierati con il regime sono stati chiusi, il partito HDP è sotto attacco e rischia la chiusura, tutti i sindaci kurdi democraticamente eletti sono stati rimossi dall’incarico ed arrestati, ed oggi tutte le municipalità kurde sono amministrate da commissari fiduciari del governo turco. Il regime turco sta annullando ogni spazio di libertà, facendo di nazionalismo, fondamentalismo religioso, guerra e repressione i suoi pilastri. In questi giorni si susseguono inoltre gli arresti degli studenti universitari che protestano contro la nomina da parte del partito di governo del rettore della più grande Università di Istanbul, già noto per le sue posizioni misogine e omofobiche. Tutto questo mentre Erdogan continua ad agitare venti di guerra in tutto il Kurdistan con l’obiettivo dichiarato di mettere fine all’esperienza del PKK.

In tutto il mondo le Comunità Kurde ed il movimento di solidarietà manifestano in occasione del 15 febbraio, ricordando l’arresto nel 1999 del Presidente del PKK Abdullah 0calan, sequestrato dai servizi segreti turchi col sostegno delle grandi potenze internazionali e da 22 anni rinchiuso nell’isola-carcere di Imrali, in condizione di totale isolamento.

Anche a Firenze saremo presenti, insieme alla Comunità Kurda toscana, con manifestazioni sotto la Regione ed il Comune, per ricordare che non bastano le prese di posizione a favore della liberazione di 0calan e di sostegno al movimento kurdo, ma è necessario che diano seguito con coerenza alle numerose mozioni già approvate, premendo per la fine del sostegno italiano al regime di Erdogan e che si arrivi finalmente ad intitolare una strada della nostra città a Lorenzo Orsetti, Tekoser Orso, caduto in Siria per la liberazione di tutti/e noi.

Saremo presenti per sostenere ancora la lotta di liberazione kurda in Siria come in Turchia, in Iraq e Iran, per l’affermazione delle politiche di liberazione sociale, popolare, di genere che il movimento kurdo, guidato dal PKK, sta portando avanti!

Sabato 13 Febbraio
Firenze – Dalle 15.30 Piazza Duomo, dalle 17.00 Piazza Signoria

Coordinamento Toscano per il Kurdistan – Comunità Kurda Toscana

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Giorno del ricordo? Giorno dei falsi storici!

A Sorgane, il Comune di Firenze intitolerà un giardino a Norma Cossetto per commemorare il giorno del Ricordo, assecondando la richiesta di Fratelli d’Italia e Lega che da anni ormai operano un utilizzo strumentale e revisionista dell’occupazione italiana di Istria e Dalmazia. Non ci stupisce tuttavia il consenso di Nardella e delle istituzioni di “centrosinistra”, che si sono sempre resi complici e artefici di questa manipolazione storica: basti pensare alle dichiarazioni rilasciate da Mattarella e svariati altri esponenti politici di “sinistra” che non hanno mai perso occasione di legittimare e diffondere una narrazione storica delle Foibe meschina e artificiosa, il cui unico scopo è demonizzare la lotta portata avanti dai partigiani italiani e jugoslavi in modo da riabilitare il ventennio fascista, nella generale logica degli opposti estremismi: come se fossero intercambiabili la guerra di resistenza e liberazione titina e italiana e quella di occupazione nazifascista.

Il caso di Norma Cossetto è estremamente rappresentativo di quanto detto sopra: dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, infatti, è stata operata una manipolazione storica volta a rappresentare la sua morte come sempre più cruenta e riconducibile ai partigiani titini, nonostante non ci siano mai state le prove per dimostrare questa ricostruzione parziale dei fatti. Inoltre, sembra curioso che ogni anno gli stessi Fascisti e le istituzioni si scordino puntualmente del ruolo giocato dal padre di Norma Cossetto, Giuseppe, che portava avanti attivamente operazioni di rastrellamento antipartigiano in un reparto posto sotto il comando tedesco.

Come se non bastasse, ieri il Comune di Firenze ha tenuto una conferenza con Emanuele Merlino, autore di “Foiba rossa” nonché figlio del noto fascista Mario Merlino. Il libro in questione, oltre a basarsi su miti e fonti storiche meno che attendibili per diffondere le solite posizioni revisioniste, è stato pubblicato dalla casa editrice nota per i suoi rapporti con Forza Nuova e Casapound, Ferro Gallico. Insomma, questo altro non è che l’ennesima riprova dell’antifascismo di facciata istituzionale, pronto a sbandierare una retorica antifascista il 25 aprile per poi collaborare attivamente con le destre sposando in pieno le loro politiche e coccolando i vari gruppuscoli locali.

Siamo di fronte all’ormai decennale assalto nei confronti delle nostre azioni e della nostra storia, popolare e partigiana, quella che ancora ricorda si, rastrellamenti e i crimini di guerra fascisti perpetrati contro il popolo jugoslavo e italiano, ma anche la giusta e sana risposta a anni di schiavitù, torture, occupazione e pulizia etnica, da parte di chi decise di impugnare le armi per alzare la testa, dire basta e prendere in mano il proprio futuro.

In virtù di questi fatti, l’unica risposta possibile rimane quella di sempre: negare a fascisti qualsiasi spazio in cui possano acquisire legittimità: dalle nostre strade alla narrazione storica.

Giorno del ricordo? Giorno dei falsi storici!

Giorno del ricordo? Giorno dei falsi storici!

Firenze Antifascista

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Solidarietà alle compagne e ai compagni! Tutti liberi! Tutte libere!

Ieri all’alba a Firenze sono state perquisite l’occupazione di Viale Corsica, di Via del Leone e abitazioni private di compagni e compagne per i fatti accaduti durante la manifestazione del 30 ottobre scorso.
Sono state emesse 19 misure cautelari di cui 7 arresti domiciliari, 7 obblighi di dimora e 5 obblighi di firma.

La repressione è l’unica risposta che lo stato sa dare al disagio dei giovani e delle classi popolari, che rivendicano le proprie ragioni con rabbia contro miseria, disoccupazione, precarietà.

Solidarietà alle compagne e ai compagni! Tutti liberi! Tutte libere!

Tutti liberi! Tutte libere!

Tutti liberi! Tutte libere!

Tutti liberi! Tutte libere!

Tutti liberi! Tutte libere!

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Sabato 23 gennaio 2021 Il carcere è tortura. Presidio a Sollicciano

Il carcere è tortura

Il carcere è tortura

Pestaggi, costole fratturate, timpani rotti.
Questa è la rieducazione del carcere di Sollicciano, come emerso in questi giorni da indagini e articoli di giornale.

Ma come sono state rese note queste informazioni dà ancora più luce sul carcere italiano: cioè a partire dalla denuncia per aggressione e resistenza effettuata proprio nei confronti di uno dei detenuti pestati.
Come succede fin troppo spesso (sia dentro che fuori dalle galere) chi subisce soprusi da parte dello stato e dei suoi scagnozzi si ritrova poi a dovere anche pagare conseguenze legali, una procedura che descrive bene uno stato arrogante ed omicida sempre disposto ad autoassolversi.
Ci richiama alle recenti torture avvenute nel carcere di San Gimignano dove media e politici si sono lanciati a difendere i 15 secondini che hanno prestato brutalmente un detenuto.
Ci richiama a Paska, compagno denunciato in seguito a un pestaggio avvenuto durante un trasferimento.
Ci lascia capire di quanta impunità le forze della repressione ritengano di dover godere in questo sistema, impunità che fa sì che si possa entrare sulle nostre gambe all’interno di una questura o di una galera per uscirne dentro una bara.
Vogliamo rimarcare che i pestaggi, a S. Gimignano come a Sollicciano, rappresentano la ordinaria sanzione, da parte delle guardie, di una insubordinazione rispetto all’ordine costituito.
Che il carcere sia un mezzo utilizzato dallo stato per spaventare chi è fuori e annientare chi è dentro è una verità concreta.
Che sopraffazione e costrizione siano la struttura portante della galera e della società contro chiunque provi a ribellarsi e rifiuti di collaborare rimane una verità contro la quale è necessario lottare.
Lo faremo in solidarietà con tutt@ i compagn@ che si ritrovano prigionieri o sotto processo per le lotte contro questo stato che violenta, tortura e uccide ogni giorno attraverso i suoi servi.
Lo faremo perché riteniamo che la lotta contro le carceri, dentro e fuori le mura, sia un tassello fondamentale della rivolta contro l’esistente, contro questo stato che ci vuole collaboratori e servi.

Che la solidarietà resti sempre la nostra migliore arma.
Perché saremo tutt* meno liber* finché resterà in piedi una prigione!

Presidio sabato 23 gennaio ore 15 al carcere di Sollicciano

Cpa fi-sud
Cantiere Sociale Camilo Cienfuegos
Collettivo Politico Scienze Politiche
Collettivo Krisis
Rete dei Collettivi Fiorentini
ACAD onlus
PerUnAltraCittà
Rete Antirazzista Fiorentina
Collettivo di Unità Anticapitalista di Firenze
Rifondazione Comunista Firenze
Movimento di lotta per la casa di Firenze
Rete Antisfratto Fiorentina

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