Solidarietà e pieno appoggio ai prigionieri che difendono le proprie condizioni di vita, alle loro lotte, alla Resistenza del popolo palestinese.

Prigionieri palestinesi covid19

Prigionieri palestinesi covid19

Il professor Mazin Qumsiyeh, Direttore del Museo Palestinese di Storia Naturale, il 19 marzo 2020, dalla cittadina di Beit Sahour scrive: “Perché i cittadini lasciano che i loro governi accumulino poteri da usare in benefici politici durante una crisi, poteri che violano i diritti civili, sapendo che quando la crisi sarà finita i governi non restituiranno quei diritti ai cittadini (vedi ad esempio l’atto Patriot del 2001)?”

Infatti, dopo l’11 settembre, prese il via un ampio processo di riforme legislative in materia di lotta al “terrorismo” sia negli Stati Uniti, ma anche nel resto del mondo. Questi mezzi legislativi hanno inciso in modo fondamentale sulla libertà e sulla sicurezza delle persone, in nome della sicurezza nazionale. Il primo atto emesso dal congresso nei giorni successivi fu L’Usa Patriot Act (comunemente noto come Patriot Act) che è stato trasformato in legge da George W. Bush il 26 ottobre 2001. Il titolo della legge è formato da tre lettere -Usa- che precedono un acronimo di sette lettere -Patriot-, il cui senso è “unire e rafforzare l’America fornendo strumenti appropriati necessari per intercettare e ostacolare il terrorismo”. Il 26 maggio 2011, il presidente Barack Obama ha firmato l’estensione per quattro anni di tre disposizioni chiave della legge: intercettazioni telefoniche itineranti, ricerche di documenti aziendali e sorveglianza di “lupi solitari”, cioè individui sospettati di attività legate al “terrorismo” senza far parte di gruppi terroristici. A causa della mancata approvazione del Congresso, alcune parti del Patriot Act sono scadute il 1° giugno 2015, ma, il giorno successivo, le stesse sono state ripristinate (es. l’autorizzazione per intercettazioni e monitoraggio dei “terroristi” e rinnovate fino al 2019.

Per i regimi imperialisti, l’emergenzialismo è il terreno su cui applicare nuove forme di repressione, spesso già sperimentate in quel laboratorio del controllo e della guerra di aggressione che è la Palestina occupata dai sionisti. I regimi imperialisti sprecano miliardi nel settore militare e della repressione, a spese della sanità pubblica, impoverita e saccheggiata, come vediamo drammaticamente questi giorni. Si manifesta così l’ipocrisia emergenzialista e il disprezzo per la vita umana da parte degli imperialisti. Disprezzo che è evidente, non solo per come i governi hanno affrontato l’emergenza coronavirus, privilegiando l’aspetto repressivo e di allontanamento sociale, ma anche per tutto il silenzio che circonda i 25.000 che muoiono ogni giorno di fame, i 10.000 che muoiono ogni giorno per malattie come la malaria che si può prevenire, o per le centinaia che muoiono ogni giorno per effetto del blocco (ad esempio Gaza, Venezuela, Cuba, Iran), come ha sottolineato nel suo scritto anche lo stesso Qumsiyeh.

E anche per l’indifferenza nei confronti di tutto il popolo Palestinese che quotidianamente viene sottoposto a interminabili controlli, limitato nella libertà di movimento, rapinato della terra, dell’acqua e della sua storia ed identità dall’entità sionista che qui in Italia, e non solo, viene indicata come “faro della democrazia in Medioriente”.

L’autorità delle carceri israeliane ha comunicato due giorni fa che nel carcere di Majeddo quattro prigionieri palestinesi sono stati infettati dal corona-virus. Già da tempo i prigionieri avevano chiesto protezioni, coscienti, in particolar modo, anche delle loro precarie condizioni di salute, e ora accusano i sionisti di aver pianificato il contagio dal momento che non è stato preso nessun provvedimento neppure per coloro che sono a stretto contatto con i detenuti.

Hanno quindi deciso di attuare una serie di azioni di protesta, infatti da venerdì 20/3 hanno iniziato con il rifiuto del cibo e chiedono la liberazione dei prigionieri ammalati, delle donne e dei bambini. Ricordiamo che attualmente ci sono 180 minori reclusi nelle carceri sioniste, di cui 26 sotto i sedici anni, che vivono in condizioni di sovraffollamento.

Israele sta cogliendo l’occasione per attuare gli ultimi ritocchi al suo piano di completa egemonia, di pulizia etnica e, non a caso, recentemente l’esercito sionista di occupazione è andato a Betlemme completamente equipaggiato con protezioni antivirus per arrestare tre persone nelle loro case.

Come Fronte Palestina ci siamo sempre battuti a sostegno dei prigionieri palestinesi e non vogliamo tacere proprio ora che la notizia della pandemia sta oscurando tutto compresa la strage di Stato perpetrata nelle carceri italiane contro i detenuti in lotta.

Solidarietà per i Palestinesi di Gaza che non hanno mai scelto di vivere in una prigione a cielo aperto, e neppure di essere condannati a morirci!

Fronte Palestina

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22 Marzo 1944: Eccidio di Campo di Marte

Antonio Raddi, 21 anni.
Leandro Corona, 21 anni.
Ottorino Quiti, 21 anni.
Adriano Santoni, 21 anni.
Guido Targetti, 21 anni.

Fucilati dalle camice nere repubblichine, il 22 Marzo del 1944
Rastrellati a Vicchio da SS e Repubblichini, dopo che il paese mugellano era stato liberato dai partigiani fiorentini, furono prelevati e portati a Campo di Marte, nei dintorni dell’allora Stadio Berta.
Il podestà ordinò l’immediata fucilazione per renitenza alla leva nell’esercito della Repubblica di Salò.

Il sangue dei “ragazzi del Campo di Marte”, che voleva incutere terrore e paura nella popolazione e isolare i/le partigiani/e, seminò rivalsa e riscatto. I GAP in città e le Brigate in montagna crebbero di numero e di volontà nel cacciare definitivamente fascisti e occupanti dalla città e dalla campagna fiorentina.
Firenze insorse qualche mese dopo.

La Primavera della libertà, a Firenze, inizia il 22 Marzo.

22 Marzo 1944: Eccidio di Campo di Marte

22 Marzo 1944: Eccidio di Campo di Marte

Firenze Antifascista

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Crisi sanitaria o crisi del sistema?

Nelle ultime settimane e con il prolungarsi della crisi sanitaria causata dalla diffusione del Covid-19 il volto peggiore del sistema capitalista sta venendo a galla e ci sentiamo in dovere di riflettere sui risvolti socio-politici di questa crisi: sanità, lavoro, welfare della famiglia, casa e carceri.

I numerosi tagli alla sanità pubblica (37 miliardi solo negli ultimi 10 anni) hanno drasticamente ridotto il personale spesso esternalizzato, nonché peggiorato l’accessibilità e l’efficienza del SSN.
L’esempio eclatante è la regione Lombardia, che sta pagando un altissimo prezzo in vite umane al Covid-19, e che ha visto il suo ex governatore Formigoni condannato per corruzione nella gestione della sanità per un ammontare di 6 milioni di Euro provocando un conseguente danno erariale che è stato possibile quantificare in 47 milioni di Euro. Se teniamo conto che un ventilatore polmonare costa 17 mila Euro con i soldi che si son mangiati ne potevano comprare 3000 necessari a salvare vite umane.
Come più volte ci hanno ripetuto in questi giorni, le terapie intensive e in generale i servizi sanitari sono a rischio collasso, la mancanza di personale coinvolge tutti i livelli (medici, infermieri, operatori, logistica, pulizie). Per far fronte alle necessità le lavoratrici e i lavoratori sono costretti a turni massacranti, viene chiamato personale infermieristico dalle liste dei concorsi, richiamati medici già in pensione, spinti in corsia neolaureati in medicina senza specializzazione ed ancora più grave mancano dispositivi di protezioni individuale, macchinari, posti letto.
In tutto questo la sanità privata, che ha prosperato grazie a sovvenzioni statali ed assicurazioni private, è la grande assente e guarda alla crisi del sistema sanitario nazionale sognando nuove possibilità di profitto che spesso nascono in situazioni emergenziali.
È oramai evidente che si tratta in primis di emergenza della struttura sanitaria e non solo di emergenza Corona Virus.

In egual modo anche il mondo del lavoro è stato investito dalle conseguenze della crisi del sistema sanitario.
Dal governo Conte escono decreti per dirci di stare a casa, ma stretto nella morsa di Confindustria dichiara altresì che la produzione non si può fermare, che l’Italia non si può fermare, mettendo di fatto gli interessi economici privati davanti a quelli della salute pubblica e della salvaguardia di tutti noi.
I sindacati confederali avallano le scellerate posizione di Governo/Confindustria firmando un accordo in cui non solo non viene fermata la produzione di prodotti non di prima necessità ma che non prevede reali garanzie sulla salvaguardia della salute dei lavoratori.
Viene lasciata alle singole aziende la definizione di quale siano le procedure, i DPI e le tutele necessarie, senza che ci siano reali e risolutivi controlli, mentre declina le responsabilità alle RSU locali molte delle quali continuano a denunciare condizioni di lavoro non sicure. La risposta arriva però dalla base delle lavoratrici e i lavoratori, che in molti settori come quello metalmeccanico e della logistica, si sono organizzati in scioperi e proteste a difesa della salute non solo loro, ma delle loro famiglie e di tutta la comunità.

In una situazione di pandemia globale la soluzione per diminuire i contagi è una sola: chiusura di tutte le aziende che non si occupano dei servizi essenziali e reddito di quarantena per tutti i lavoratori. In una situazione di emergenza globale, vengano adottati i fondi di emergenza.
Non è ammissibile che da decreto si dia la possibilità di scalare ferie e permessi in misura maggiore rispetto a quello previsto dai contratti, di fatto scaricando la crisi economica sulle lavoratrici e i lavoratori. Né può essere considerato una misura dignitosa un incentivo una tantum di 100 Euro a chi rimane a lavoro per tutto il periodo di crisi … non è nemmeno una mancia, ma un insulto.

Da una parte ci dicono di stare a casa, dall’altra milioni di persone continuano ad andare a lavoro, prendere mezzi pubblici e stare a contatto tra di loro 8/9 ore al giorno; per poi tornare a casa dalle famiglie che, così come per le lavoratrici e i lavoratori in questione, si suppone siano immuni a sentire i discorsi di politici e padroni.
È assolutamente necessario garantire sicurezza per tutte le lavoratrici e i lavoratori dei servizi essenziali, ed una turnazione che ne consenta i necessari riposi. Diminuire le presenze nei settori di non primaria necessità vuol dire anche risparmiare dispositivi di protezione per chi ne ha reale bisogno, visto che al momento non bastano nemmeno a coprire l’esigenze del sanitario.

Il domino che si è scatenato con la crisi sanitaria non ha mancato di colpire un altro tassello fragile dello stato, quello che riguarda il welfare familiare. La decisione di chiudere le scuole ha costretto ad affidare i bambini ai nonni, per chi li ha in pensione, o a dover dar fondo alle ferie vista l’insufficienza dei congedi parentali che comunque prevedono una paga ridotta al 50%. In molti casi la precarietà del lavoro data da contratti altamente ricattabili (a chiamata, interinali, a tempo determinato, in cooperativa etc..) o all’assenza di contratti regolari ha portato all’impossibilità di assentarsi pena la perdita del lavoro.

Ci dicono di stare in casa, ma per chi una casa non ce l’ha non è previsto nessun aiuto. I centri che si occupano di distribuire pasti e aiuti sono chiusi o chi ancora opera è fortemente in difficoltà e succede anche che a Milano vengono denunciati senzatetto per non aver rispettato il decreto governativo. Ma se lo stare a casa è un dovere, vogliamo ricordare che è anche un diritto di tutti a prescindere da decreti o da crisi sanitarie.

Abbiamo visto degenerare la situazione nelle carceri; anche lì la situazione è ai limiti da anni. Il sovraffollamento è quasi strutturale, solo nel carcere di Sollicciano conta circa 800 detenuti su una capienza massima della metà, e ciò potrebbe portare ad una strage in caso di diffusione del Covid-19, lì dove in una cella vivono 7/8 persone, altro che rispettare la distanza di 1 metro gli uni dagli altri. Nessuna misura preventiva è stata adottata per migliorare le pessime condizione igienico-sanitarie che vengono denunciate o per limitare la possibilità di contagio tra detenuti garantendo spazi idonei. Sono stati invece privati del diritto alle visite familiari quando poi a Sollicciano è risultato positivo al tampone proprio un agente di custodia.
Le rivolte nate in diversi carceri sono state sedate a colpi di repressione che ha portato a 14 morti (9 a Modena, 3 a Rieti e 2 a Bologna). Morti velocemente derubricate ad overdosi da “abusi di sostanze sottratte nelle infermerie”, senza neanche uno sforzo di fantasia forti dell’impunità di altri e ben noti casi di abusi in divisa, pensiamo a Cucchi, Uva, Aldrovandi, Arafet.

Ci vogliono chiusi in casa, mentre si svolgono prove di militarizzazione delle città, con cortei di macchine di polizia sventolanti il tricolore a suon d’inno di Mameli, è successo in provincia di Salerno, roba da dittatura.
Ci vogliono chiusi in casa, dicevamo, ma non ci avranno silenti!
Lottiamo da anni contro questo sistema capitalista che punta solo al profitto di pochi a discapito della salute e del benessere di tutti.
Hanno frammentato il lavoro, facendo in modo che organizzare le lotte fosse sempre più difficile, hanno creato divisioni tra poveri, in modo che il pensiero individualista prevalesse sul senso collettivo.
Ci vogliono chiusi in casa, ma non distruggeranno le reti che abbiamo creato in questi anni.
Torneremo nelle strade insieme al resto del movimento, per far sentire le nostre ragioni e se davvero qualcuno in questo periodo sta aprendo gli occhi, anche solo domandandosi che fine ha fatto la sanità pubblica, che si unisca al coro!

Le compagne e i compagni del Cantiere Sociale Camilo Cienfuegos

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18 Marzo ’78 I fascisti uccidono Fausto e Iaio

Fausto e Iaio erano due ragazzi diciottenni.
Vengono ammazzati a colpi di pistola, per strada.
La loro colpa? Erano attivisti del centro sociale LeonCavallo, ai tempi uno dei più attivi della Milano radicale dell’epoca.

Ma non solo.
I due ragazzi infatti stavano conducendo un’indagine sui rapporti tra lo spaccio di droghe (erano infatti gli anni in cui l’eroina mieteva più vittime) e le organizzazioni neofasciste del quartiere. Anche il giornalista che indagava sul caso, e sulle ricerche, viene giustiziato in tempi successivi, il suo taccuino, scomparso. La morte di Fausto e Iaio cade ogni 18 marzo, dal 2003 così maledettamente vicino a quel 16 marzo in cui invece a essere ammazzato dai neofascisti fu Dax.

Sì, tre dei tanti compagni uccisi dai fascisti, ma due casi che, pur separati da decine di anni, mettono in luce le grandi, enormi collusioni che i fascisti portano avanti. Come per Dax, quando davanti e dentro al pronto soccorso in cui era stato portato si scatena una vera e propria caccia all’uomo, o meglio, alla”zecca”, ad opera delle forze dell’ordine, le vecchie amiche dei fascisti, da sempre al loro fianco. Come per Fausto e Iaio, uccisi per aver indagato sui traffici illeciti con cui si finanziano e con cui minano le classi popolari dei quartieri, i fascisti, sempre pronti a scagliarsi contro i deboli, come a difendere i privilegi di chi sulle spalle dei deboli si arricchisce, e spacciargli la morte è solo uno dei tanti modi.

Come i tanti e le tante altre antifasciste morte per i propri ideali, per le proprie battaglie, come i braccianti e gli operai che infuocavano gli scioperi a inizio novecento, ammazzati di botte dalle squadre fasciste al soldo dei padroni, o addirittura come i partigiani, morti nelle nostre città e montagne per liberare il nostro paese. Son da tenere sempre a mente questi esempi, oltre che nel cuore e nelle braccia, perché fin tanto che ci saranno sfruttamento e ingiustizie su questo mondo, ci sarà sempre chi sarà pronto a difenderle e perpetuarle. E ricordiamo ogni volta che ci dicono di non odiare, di non rispondere alla violenza con la violenza, qual è la natura che muove tanto i fascisti di Casapound quanto quelli in doppio petto di Lega e Fratelli d’Italia.

Ricordiamoci qual è la nostra storia, quale il campo di battaglia che abbiamo deciso di calcare: il campo di battaglia di coloro che hanno deciso di opporsi a fascismo e sfruttamento con ogni mezzo necessario, oggi come sempre, e fintanto che esisterà un fascista a seminare odio non smetteremo di lottare, e non saremo soli, ma lotteranno con noi Fausto, Iaio, Dax, e tutti gli altri antifascisti come loro, e quelli che verranno.

I fascisti uccidono Fausto e Iaio

I fascisti uccidono Fausto e Iaio

Firenze Antifascista

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A distanza di 17 anni: Dax odia ancora!

16 marzo del 2003, Milano, quartiere ticinese.
Dax esce da un locale con altri due compagni, ma a loro insaputa ad aspettarli ci sono tre fascisti.
Questi subito tirano fuori le lame e accoltellano ripetutamente Davide e i suoi compagni.
Viene chiamata l’ambulanza, ma prima dei soccorsi arrivano sul posto le forze dell’ordine, addirittura il reparto mobile con tanto di camionetta, che insieme alle volanti ritarderà l’arrivo dell’ambulanza.

Di fronte all’ospedale San Paolo, a cui erano accorsi amici e compagni di dax in seguito alle notizie, polizia e carabinieri circondano l’edificio: Dax non è arrivato vivo in ospedale, ai suoi amici e compagni viene impedito dalla polizia in modo violento di raggiungere il corpo, tanto da ricordare la mattanza della Diaz di appena due anni prima.
Tra le armi di quella sera la preparata e pronta polizia sfodera dentro e fuori l’ospedale mazze da baseball ed estraibili in acciaio.

Il funerale è partecipatissimo e il corteo conta più di 30.000 persone.
La morte del nostro compagno ci ricorda che in un’Italia in cui i fascisti hanno visibilità e legittimità, mentre vengono scoperti sempre più arsenali interi dei camerati, l’unica risposta possibile deve partire da ognuno di noi, perché il fascismo uccide se non lo si combatte: nel quartiere, nelle piazze o per strada, perché non ci siano più morti per mano fascista, noi non faremo un passo indietro.

A distanza di 17 anni: Dax odia ancora!

A distanza di 17 anni: Dax odia ancora!

ANTIFASCISMO CON OGNI MEZZO NECESSARIO, DAX VIVE

Firenze Antifascista

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Solidarietà con i detenuti in rivolta e contro la gestione securitaria dell’emergenza.

San Vittore rivolta

San Vittore rivolta

Qualche anno fa in un volantino scritto in occasione della settimana internazionale a sostegno dei prigionieri palestinesi, dicevamo: i prigionieri sono uomini privati della libertà di muoversi, di esprimersi, di essere padroni del proprio tempo e spazio, costretti in una particolare condizione che è quella di trovarsi nelle mani del nemico. Soffrono per prima cosa a causa di queste privazioni e la sofferenza è uguale ovunque: sia che si tratti di un carcere pulito, asettico, sia che si tratti di un buco fatiscente, perché la base della prigionia è la sofferenza e da questo punto fermo il carceriere fa’ partire tutte le sfumature che distinguono la condizione. Esempio rendere difficili i contatti con avvocati, medici od altro, impedire i rapporti fra prigionieri, sospendere i colloqui con i familiari, ecc. ecc.; è importante che il soggetto prigioniero capisca che non può disporre autonomamente di sé stesso, perché qualsiasi atto banale della sua giornata, deve attendere un consenso, un permesso, un giro di chiave…in parole povere di essere un ostaggio.

I ritmi, quindi, vengono imposti da chi detiene le chiavi e questo “potere” è sventolato sotto gli occhi del prigioniero in ogni istante, con sadico compiacimento: ti distruggo i libri, ti sequestro carta e penna, ti strappo le tue foto, i tuoi ricordi. Da ogni carcere, in primis quelle israeliane, dove la tortura e la morte fanno parte del ritmo quotidiano, nasce comunque la determinazione a resistere, la capacità di sviluppare pensiero e ribellione. Se la condizione li rende uguali nel mondo, la coscienza politica li rende consapevoli che davvero nulla hanno da perdere … se non le loro catene. E questi uomini ostinatamente lottano e vivono!! Nel giugno del 2017 al termine di 41 giorni di sciopero della fame dei prigionieri palestinesi, Ahmad SA’ADAT, segretario generale del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, dichiara:

“I prigionieri hanno fatto un nuovo epico passo grazie alla loro volontà e determinazione, e hanno dimostrato che i diritti loro spettanti devono essere conquistati e non supplicati. Questa vittoria è il frutto degli sforzi collettivi del popolo palestinese che si è stretto intorno allo Sciopero, inclusi singoli ed istituzioni, movimenti nazionali, organizzazioni umanitarie e popolari, attraverso i sacrifici dei martiri, dei feriti e dei prigionieri.”

Oggi, nel cuore dell’Europa quella democratica, libera, dove ognuno può esprimere il proprio pensiero perché siamo in democrazia, ebbene in un solo giorno ai “tempi del corona virus” sono morti 12 detenuti, dei quali 9 solo nel carcere di Modena. Il tutto liquidato come “impazzimento”, sballo di metadone, meraviglia/stupore per il poco senso di responsabilità dei detenuti… Ebbene chi ha conosciuto dall’interno la realtà delle carceri italiane e sa che nonostante gli anni trascorsi la situazione non è mai cambiata, che a San Vittore, ad esempio, nelle celle da tre ci vivono in sei/sette, sa della sporcizia, della mancanza di spazio vitale, del rumore della ferraglia, dei soprusi delle guardie, ecc. ecc. Sa che attraverso la televisione la popolazione carceraria ha appreso che, per salvarsi dal Corona Virus, sarebbe necessario stare gli uni ad un metro di distanza dagli altri, che occorre disinfettarsi con Amuchina (loro che devono mettere bottiglie piene d’acqua nel buco della turca per non far salire i topi), che sono sospesi i colloqui per il loro bene e quello dei loro familiari, che se muoiono fuori dalle mura chissà dentro… La paura di restare intrappolati e di morire uno dietro l’altro nell’indifferenza totale, ha fatto da detonatore della rabbia finora repressa in nome del buon senso e sono scoppiate le rivolte spontanee. E c’è ancora chi si meraviglia che sono insorti e che hanno devastato il primo segno del potere costituito: le galere!!

Come hanno giustamente detto i compagni del S.i.Cobas in un loro comunicato: “la responsabilità di questo impazzimento, che tale non è, risiede in chi è responsabile della gestione di tutti i luoghi di reclusione, centri di detenzione più o meno temporanei che ci siano. In una nazione in cui si sono verificati i casi di Cucchi, Uva ed altri morti per percosse nelle carceri, in cui si è verificata la mattanza della caserma di Bolzaneto a Genova, è difficile non dubitare delle versioni ufficiali.”

Certamente non è neppure colpa della sola crisi sanitaria, resa drammatica dalla mancanza di posti letto, di personale, di sale di rianimazione e di impianti di ventilazione negli ospedali, con le mascherine vendute nelle farmacie a 12€ l’una (nel Lodigiano oggi), ma è l’amaro frutto di quasi trent’anni di tagli alla spesa sociale, di smantellamento dei servizi pubblici, di privatizzazioni e della rincorsa al profitto. Non siamo qui a stupirci neppure della superficialità con cui l’emergenza viene affrontata, prediligendo l’aspetto sicuritario e repressivo/militare: check point, zone rosse, zone gialle, direzione degli interventi affidata alle Prefetture ed alla Protezione civile, denunce a chi “evade” (tanto per ricordare) dai blocchi alla circolazione umana (non certo quella delle merci), divieto di manifestare, cancellazione degli scioperi, perché il capitalismo sempre privilegia i suoi interessi e noi siamo tutto fuorché “illusi”.

Qualcuno ha scritto: “noi come classe siamo più di loro, ricordiamocelo sempre”.

Ricordiamo tutto questo anche quando continueranno a stanziare fondi per la guerra, per gli armamenti, a partecipare alle esercitazioni NATO sconvolgendo i territori, lasciando in giro uranio impoverito e quando ci racconteranno che gli studenti non hanno bisogno di aule, perché possono collegarsi da casa col computer, così gli edifici fatiscenti non gli cascano in testa!

La nostra via è la lotta, la solidarietà internazionalista con gli sfruttati che si battono ogni giorno contro la guerra imperialista, contro la rapina dei territori, contro le carceri ed i CPR per gli immigrati, il sostegno alla Resistenza palestinese ed ai compagni criminalizzati per le contestazioni antisioniste.

Il virus uccide, lo stato borghese pure! La salute non è questione di polizia ma di sanità! I proletari possono difendere la propria vita e salute solo con la lotta di classe!

Fronte Palestina

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Così come negli USA e in molti paesi europei, anche in Italia i/le compagn* e gli/le attivist* solidali con il popolo palestinese finiscono sotto processo. A Milano, come a Roma e a Catania, contestare Israele e le sue politiche significa essere fermati, denunciati, processati.

E’ la sorte che è toccata ad alcuni attivisti milanesi in occasione della contestazione allo spezzone della Brigata Ebraica nel corteo del 25 Aprile (peraltro ripetuta molte volte negli anni) e ad altri attivisti a Roma e a Catania per il passaggio del Giro d’Italia, partito nel 2018 da Israele e in particolare da Gerusalemme, appena dichiarata da Trump capitale indivisibile dell’entità sionista. Due operazioni di propaganda, che mirano a incassare sostegno e a dare un’immagine nel mondo di un’Israele giovane, colorata, cosmopolita, moderna e democratica, mentre dietro a questa facciata ci sono occupazione, pulizia etnica, sfruttamento. Infatti, a Milano il 25 aprile sfilano le bandiere israeliane, come ammette l’associazione “Amici di Israele” che nel 2004 scriveva: “siamo stanchi di partecipare circondati da bandiere palestinesi” La stessa associazione dichiara che la decisione di sfilare con la Brigata ebraica è solo un passaggio di un percorso che deve portare allo “sdoganamento del sionismo”.

E il colmo è che i compagni sono accusati di “istigazione all’odio razziale”, capovolgendo spudoratamente la realtà: è così che attivisti impegnati quotidianamente nell’antifascismo e nell’antirazzismo, nell’appoggio ai popoli in lotta per la propria autodeterminazione, diventano “antisemiti” solo perché criticano Israele e le politiche sioniste. Uno stato frutto di un’ideologia colonialista e razzista, che viene usualmente descritto come “l’unica democrazia del Medio Oriente”, ma che invece è uno stato confessionale, nelle cui leggi fondamentali è scritto, nero su bianco, che “Israele è lo stato-nazione del popolo ebraico”, dove non solo i cittadini arabo-palestinesi sono cittadini di serie b, ma anche gli ebrei sefarditi e originari del Corno d’Africa, così come tutte le fasce meno abbienti, vengono discriminati in tutti gli aspetti della vita e della società.

In effetti oramai non sorprende neanche più che lo stato sionista sia preso a modello sia dalle “sinistre” securitarie che dalle destre sovraniste e nazionaliste europee e non solo, che trovano nel suprematismo, nel militarismo e nel controllo sociale israeliani la via da seguire.

Per tutti questi motivi respingiamo con forza al mittente l’accusa di razzismo e antisemitismo, esprimiamo la nostra più convinta solidarietà a tutti gli attivisti indagati (il 10 Marzo si terrà l’udienza preliminare di Milano), e dichiariamo inaccettabile l’attacco portato dal sionismo e dai suoi complici all’agibilità politica del movimento di solidarietà al popolo palestinese e alla libertà d’espressione in generale. Perché è un diritto, oltre che un dovere, criticare e contestare Israele e i suoi governi, le sue politiche di occupazione, colonizzazione, apartheid, che condannano, assieme all’imperialismo dell’alleato americano, tutto il Medio Oriente ad un presente e un futuro di guerra e ingiustizia. Così come è un diritto e un dovere quello di respingere il “piano Trump”, irricevibile ed ennesimo progetto di spoliazione di diritti, terra e libertà del popolo palestinese.

Solidarietà agli/alle attivist* colpit* dalla repressione!
Non siamo antisemiti ma antisionisti, antirazzisti e antifascisti!

Cantiere Sociale Camilo Cienfuegos – Campi Bisenzio
Associazione Amicizia Italo-Palestinese Onlus
CPA Firenze Sud
Fronte Palestina Firenze
Collettivo Politico di Scienze Politiche
Krisis – Collettivo di studi umanistici e della formazione
Collettivo d’Agraria
Assopace Palestina Firenze
Rifondazione Comunista – Firenze

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Sabato 7 Marzo 2020 Serata metal – ANNULLATA

Serata metal No remorse Ciomporock

Serata metal No remorse Ciomporock

Serata metal con:
We are no remorse (heavy Metal Core since 1999)
Ciomprock (trash metal core since 1992 )

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Giovedì 5 Marzo 2020 Non dimentichiamo Idy Diene

per Idy Diene

per Idy Diene

Il 5 marzo 2018 Idy Diene veniva ucciso con sei colpi di pistola sul ponte Vespucci.

Una morte assurda, la morte di chi muore per il colore della sua pelle.
Roberto Pirrone, l’assassino, è stato condannato a trent’anni, ma non si è voluta riconoscere l’aggravante dei motivi razziali.
La targa posta sul luogo dagli antifascist* e antirazzist* fiorentini è stata imbrattata con vernice nera lo scorso novembre, come a confermare la connotazione fascista e razzista di quell’omicidio.
L’abbiamo ripulita, e vogliamo che il ricordo dell’assassinio di Idy, come di tutte le vittime dell’odio razzista, rimanga vivo nelle nostre menti: a dirci che il razzismo esiste e che non dobbiamo abbassare la guardia contro il vecchio e il nuovo fascismo.

Firenze non dimentica!
Firenze è Antifascista!

Vedi anche l’evento fb lanciato dalla Rete Antirazzista di Firenze:
https://www.facebook.com/groups/177037978988432/events/

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Sabato 29 Febbraio 2020 Sosteniamo i Lavoratori In Lotta – ANNULLATO

INIZIATIVA ANNULLATA

Sosteniamo i lavoratori in lotta

Sosteniamo i lavoratori in lotta

INIZIATIVA ANNULLATA

SOSTENIAMO I LAVORATORI IN LOTTA
Il K100fuegos e il Collettivo di Fabbrica GKN organizzano una serata di incontro, confronto e sostegno tra lavoratori.

18:00 Presentazione del libro
“Quando la FIAT parlava Argentino – Storia di operai senza eroi”
con l’autore Camillo Robertini

Incontro tra lavoratori attivi sulle vertenze del territorio della piana FI-PO-PT

20:30 Cena in sostegno della cassa di resistenza dei lavoratori Pratesi in lotta e che sono stati colpiti dal Decreto Salvini con multe da 4000E l’uno per aver scioperato.

Menù dello Chef ORO:
– pennette al sugo di pecora
– pecora in umido
– contorno
– acqua/vino
possibilità di alernativa vegetariani.

prenotazioni entro Merc 26/2 sulla pagina fb o al numero 3283835166

23:00 Concerto live con
IL BANCHETTO BAND
(Tributo a De André)

Posted in iniziative | Comments Off on Sabato 29 Febbraio 2020 Sosteniamo i Lavoratori In Lotta – ANNULLATO