Riceviamo e ripubblichiamo i comunicati del SI Cobas e dell’USB esprimendo massima e incodizionata solidarietà!

Arrestati dirigenti nazionali del si cobas: un nuovo, pesantissimo attacco repressivo contro il sindacato di classe e le lotte dei lavoratori.

All’alba di stamattina, su mandato della procura di Piacenza, la polizia ha messo agli arresti domiciliari il coordinatore nazionale del SI Cobas Aldo Milani e tre dirigenti del sindacato piacentino: Mohamed Arafat, Carlo Pallavicini e Bruno Scagnelli.

Le accuse sono di associazione a delinquere per violenza privata, resistenza a pubblico ufficiale, sabotaggio e interruzione di pubblico servizio. Tale castello accusatorio sarebbe scaturito dagli scioperi condotti nei magazzini della logistica di Piacenza dal 2014 al 2021: secondo la procura tali scioperi sarebbero stati attuati con motivazioni pretestuose e con intenti “estorsivi”, al fine di ottenere per i lavoratori condizioni di miglior favore rispetto a quanto previsto dal contratto nazionale…

Sul banco degli imputati figurano tutte le principali lotte e mobilitazioni condotte in questi anni: GLS, Amazon, FedEx-TNT, ecc.
È evidente che ci troviamo di fronte all’offensiva finale da parte di stato e padroni contro lo straordinario ciclo di lotte che ha visto protagonisti decine di migliaia di lavoratori che in tutta Italia si sono ribellati al caporalato e condizioni di sfruttamento brutale.
È altrettanto evidente il legame tra questo teorema repressivo e il colpo di mano parlamentare messo in atto pochi giorni fa dal governo Draghi su mandato di Assologistica, con la modifica dell’articolo 1677 del codice civile tesa a ad eliminare la responsabilità in solido delle committenze per i furti di salario operati dalle cooperative e dalle ditte fornitrici.

Ci troviamo di fronte a un attacco politico su larga scala contro il diritto di sciopero e soprattutto teso a mettere nei fatti fuori legge la contrattazione di secondo livello, quindi ad eliminare definitivamente il sindacato di classe e conflittuale dai luoghi di lavoro.
Come da noi sostenuto in più occasione, l’avanzare della crisi e i venti di guerra si traducono in un’offensiva sempre più stringente contro i proletari e in particolare contro le avanguardie di lotta.

Contro questa ennesima provocazione poliziesca, governativa e padronale il SI Cobas e i lavoratori combattivi, al di là delle sigle di appartenenza, sapranno ancora una volta rispondere in maniera compatta, decisa e tempestiva.
Invitiamo sin da ora i lavoratori e tutti i solidali a contattare i rispettivi coordinamenti provinciali per concordare le iniziative da intraprendere.

Seguiranno aggiornamenti.

Le lotte contro lo sfruttamento non si processano.
La vera associazione a delinquere sono stato e padroni.
ALDO, ARAFAT, CARLO E BRUNO: LIBERI SUBITO!

SI cobas nazionale


Misure cautelari e perquisizioni contro l’Unione Sindacale di Base e le lotte di classe: USB proclama lo sciopero generale della logistica. Giù le mani da USB!
Nazionale, 19/07/2022 09:53

Da questa mattina all’alba è in corso un’operazione di polizia su input della Procura di Piacenza nei confronti di dirigenti sindacali dell’USB e del Si Cobas della logistica. Con ben 350 pagine di ordinanza si costruisce un vero e proprio “teorema giudiziario” sulla scorta di un elenco interminabile di “fatti criminosi” quali picchetti, scioperi, occupazioni dei magazzini, assemblee ecc. Numerosi i dirigenti sindacali posti agli arresti domiciliari e le perquisizioni.

La logistica è uno degli snodi centrali dell’economia capitalista di nuova generazione, la circolazione delle merci è un ganglio determinante della catena del valore ed è lì che la contraddizione si esprime a livello più alto: sfruttamento della manodopera, per lo più straniera e ricattabile, utilizzo senza freni degli appalti e subappalti a cooperative anche con infiltrazioni, nemmeno troppo sotterranee, della malavita organizzata, diritti sindacali inesistenti e sistematicamente violati e quindi è lì che le lotte, il conflitto sono più dure e determinate e lì colpisce la repressione.

La USB è nel mirino del Ministero degli Interni e delle Procure di mezz’Italia ormai da troppo tempo, dalle denunce a raffica nei confronti di chi si oppone alla guerra e all’invio di armi, alle condanne per chi manifestava contro l’assassinio del nostro delegato proprio della logistica Abd El Salam durante un picchetto proprio a Piacenza per cui nessuno ha pagato, al “ritrovamento” di una pistola in un bagno della Federazione nazionale USB che si prova ad accollare ad un dirigente sindacale proprio della logistica.

È quindi evidente il tentativo, questo sì criminale, di cercare di impedire che nei magazzini della logistica, nei luoghi della produzione e della commercializzazione delle merci cresca e si rafforzi il sindacato di classe, conflittuale, che non cede di un millimetro sui diritti dei lavoratori.

La USB proclama lo sciopero generale della logistica a partire dal turno di notte odierno e per 24 ore, lancia un appello a tutte le proprie federazioni perché attivino presidi di protesta in ogni città e sta valutando con i propri legali la controffensiva giudiziaria per smontare questo vero e proprio teorema antisindacale e le ulteriori iniziative di lotta.

Unione Sindacale di Base

Roma 19/7/22

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Operazione di polizia nei confronti di attivisti e dirigenti dell’Unione Sindacale di Base e del Si Cobas

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CORREZIONE IMMEDIATA: a dimostrazione del carattere generale del processo, apprendiamo che l’operazione di polizia in corso, comprenderebbe anche gli arresti domiciliari di attivisti e dirigenti del Si Cobas.

Ci giunge la notizia di una operazione di polizia nei confronti di attivisti e dirigenti dell’@USB Unione Sindacale di Base e del Si Cobas . Non conosciamo i dettagli ma non ne abbiamo bisogno. Non solo la solidarietà è incondizionata, ma questo fatto rientra esattamente nel contesto che da tempo vediamo montare, partendo dalle cariche ai picchetti nella logistica, arrivando gli attivisti di Fff a Milano, alle compagne e ai compagni dell’Aska a Torino o al Movimento dei Disoccupati 7 novembre a Napoli.

Non si può portare la guerra fuori, se non si pacifica dentro. Le dimissioni “ricattatorie” di Draghi, la guerra in Ucraina, l’inflazione che corre, la crisi idrica, ambientale, alimentare, energetica: un contesto insomma che non può tollerare nemmeno i primi germogli di un mondo nuovo e diverso.

Il fatto che poi questo avvenga proprio nei giorni dell’anniversario del G8 di Genova ci ricorda ulteriormente che loro sono sempre loro. E che “noi” dobbiamo a tutti i costi essere un “noi”.

Se qualcuno si ritiene fuori da questo scenario e dal meccanismo repressivo, avrà duri risvegli. Questo è un monito all’intero movimento sociale e sindacale. Non è tempo di posizionamenti, manovrine, ritualità. Se non pratichiamo gli spiragli reali che si sono aperti nella società, ci schiacciano e ci schiacceranno.

Abbandoniamo ogni modello astratto e costruiamo convergenza a difesa e sviluppo dei punti di forza.

Insorgere per convergere, convergere per insorgere.

#insorgiamo

Collettivo Di Fabbrica - Lavoratori Gkn Firenze

Collettivo Di Fabbrica – Lavoratori Gkn Firenze

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Lunedì 11 Luglio 2022 Allerta massima per tutte e tutti i solidali, presidio h 17.30 sotto la prefettura di Firenze.

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Lunedì, presidio h 17.30 sotto la prefettura di Firenze, via Cavour 1.

Allerta massima per tutte e tutti i solidali.

La convocazione in Prefettura, alla presenza di Questura, istituzioni e azienda, della Rsu Ex Gkn avviene in seguito alla lettera di Qf e di Stellantis dove si reclama materiale dentro lo stabilimento.

Non stiamo parlando della richiesta di qualche singolo dettaglio ma di oltre 90 giorno di carico e scarico stimati. In pratica siamo al tentativo di risolvere come un problema di ordine pubblico, con coinvolgimento delle forze dell’ordine, un elemento di trattativa sociale tra le parti.

Trattativa che tra l’altro si è arenata a seguito di ben quattro incontri istituzionali mandati a vuoto da Qf, per l’assenza totale del Mise sparito dai radar il 20 di aprile senza rendere conto a niente e nessuno, per una convocazione in Regione Toscana “con la presenza degli investitori” risultata a seguito farlocca per l’assenza al tavolo anche solo di qualcuno che avesse la procura legale degli investitori, per come Qf sta disattendendo diversi punti dell’accordo quadro.

Invece di rimettere la discussione sui giusti binari e rispondere alle legittime e reiterate richieste della Rsu, delle organizzazioni sindacali e del Collettivo di fabbrica, oggi e per la prima volta dall’inizio della vertenza viene giocata la carta delle forze dell’ordine all’interno della trattativa.

Mandanti di questa operazione: i delocalizzatori, coloro che hanno delocalizzato e chiuso Gkn Firenze. Che stanno dalla parte della illegittimità sociale e storica, ma vengono oggi a reclamare la loro legalità.

Qualsiasi cosa hanno da dirci in prefettura, andiamo a farcelo a dire tutte e tutti assieme. Noi siamo legittimità sociale.

#insorgiamo

Allerta massima per tutte e tutti i solidali - presidio h 17.30 sotto la prefettura di Firenze.

Allerta massima per tutte e tutti i solidali – presidio h 17.30 sotto la prefettura di Firenze.

Allerta massima per tutte e tutti i solidali - presidio h 17.30 sotto la prefettura di Firenze.

Allerta massima per tutte e tutti i solidali – presidio h 17.30 sotto la prefettura di Firenze.

Collettivo Di Fabbrica - Lavoratori Gkn Firenze

Collettivo Di Fabbrica – Lavoratori Gkn Firenze

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L’inflazione segna il record dal 1986.

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L’inflazione segna il record dal 1986. E arriva all’8%. Una mensilità è già quasi bruciata. Come in un effetto domino, ogni venditore ritocca i prezzi al rialzo. Gli unici che non possono farlo sono i venditori di forza lavoro.

Noi possiamo farlo solo attraverso la mobilitazione sociale. Ed è per questo che coltivano la nostra divisione, paura e rassegnazione.

Così salari bloccati – da moderazione salariale, svuotamento dei contratti nazionali, precariato e appalti, scioperi rituali – e inflazione si combinano: un altro giro di giostra nello spostamento della ricchezza dal lavoro al capitale.

E a questo va aggiunto:
1. Pensare che il salario vada rimpinguato solo con misure fiscali è sbagliato e falso. Se il sistema fiscale rimane complessivamente iniquo, lo “sconto” fiscale in busta lo ripagherai in seguito. Si deve aumentare il salario diretto ma anche quello differito: quindi patrimoniale subito, tassazione diretta fortemente progressiva, ridurre pesantemente la tassazione indiretta.

2. L’inflazione è spinta dalla guerra ma inizia prima della guerra. La catena del valore capitalista è impazzita. La finanza si getta su ogni movimento di prezzo per farne una bolla da cui trarre guadagno. Che siano legno, Bitcoin, grano o rame, poco importa per il capitale. Ma noi mangiamo grano e i giochini di trading li ripaghi tutti al supermercato. La vita e la finanza sono inversamente proporzionali.

3. Se la situazione è disastrosa qua, il combinato di desertificazione, guerra, rialzo prezzi nei paesi più poveri è catastrofe. È in arrivo un nuovo tsunami di disperazione. Chi sta in alto ci imbottirà ulteriormente di nazionalismo e razzismo.

4. Non abbiamo alternative alla lotta. Ma il contesto ci impone di prenderci cura di ogni grammo di sudore, di ogni minuto di sciopero, di ogni parola pronunciata. Fuori dall’emergenza e dentro l’urgenza ma anche fuori da ogni forma di ritualità, velleità, minoritarismo.

Scala mobile dei salari
Il capitale deve cedere, il lavoro deve avere
Riduzione d’orario a parità di salario
Insorgiamo per convergere, convergiamo per insorgere
Lo sciopero generale e generalizzato è un processo, non una data

#insorgiamo

L'inflazione segna il record dal 1986.

L’inflazione segna il record dal 1986.

Collettivo Di Fabbrica - Lavoratori Gkn Firenze

Collettivo Di Fabbrica – Lavoratori Gkn Firenze

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Martedì 5 luglio 2022 dalle ore 18:00 Firenze a fianco del popolo curdo – Presidio e Corteo

Riceviamo e rilanciamo:

NESSUN SILENZIO E NESSUNA COMPLICITÀ CON LA GUERRA E CON LA NATO
· ore 18.00 PRESIDIO al consolato della Svezia- Via Bonifacio Lupi, 14
· ore 18.45 CORTEO fino alla Prefettura, via Cavour

Firenze a fianco del popolo curdo

Firenze a fianco del popolo curdo

Il progetto di adesione di Svezia e Finlandia alla Nato rappresenta un ulteriore passo verso una guerra permanente ed una escalation militare imprevedibile.

È una scelta sbagliata che allontana la possibilità di un cessate il fuoco.

Mai come ora è importante mantenere viva la prospettiva di una fascia smilitarizzata dal Baltico al Mar Nero.

E tutto questo viene fatto sulla pelle del movimento curdo, che in Svezia e Finlandia aveva trovato fino ad ora ospitalità. Nel protocollo d’accordo firmato si richiede l’estradizione verso le carceri turche di 33 persone. Non solo, al punto 8 del documento si prevede, «sulla base delle informazioni fornite dalla Turchia», l’estradizione di membri del Pkk, come presunti terroristi, ma anche degli appartenenti alle organizzazioni affiliate come l’Ypg curdo-siriano, le milizie che proteggono l’esistenza del Rojava.

Non basta, viene sancito che Finlandia e Svezia toglieranno anche il bando alla vendita di armi ad Ankara e che la Svezia adotti una nuova legge in Svezia «più severa sulla criminalità terroristica che entrerà in vigore il 1° luglio» oltre a un «inasprimento della legislazione antiterrorismo» e la cessazione di qualsiasi supporto alle Ypg curde o al movimento di opposizione turco Gülen.

Tutto questo svela nuovamente l’ipocrisia e la falsità di chi dice di combattere per libertà e diritti. La NATO, con la continua espansione e con i progetti dell’ultimo vertice di Madrid, di rafforzamento militare in Europa con nuove basi anche in Italia, oltre alle 135 esistenti, è nient’altro che strumento di guerra e tale si dimostra anche ora.

NON SIAMO SORPRESE E SORPRESI di come si volti le spalle a chi ha combattuto contro l’Isis ed è sottoposto alla repressione di Erdogan: l’abbandono degli amici pro-tempore contro i nemici pro-tempore è quello che le grandi e piccole potenze hanno sempre fatto. Il progetto curdo di emancipazione sociale e popolare, anticapitalista, ecologista e antisessista rimane antagonista a questo sistema di potere e reale alternativa per l’area alle politiche di sfruttamento e guerra.

PROVIAMO RABBIA E INDIGNAZIONE. Ed anche un po’ di vergogna.

Il movimento curdo, che ben conosce queste ipocrisie, sa che può contare su sé stesso e sulla solidarietà reale di chi lotta per gli stessi valori.

La città di Firenze, la città di Lorenzo Orsetti che ha espresso in questi anni grande solidarietà al movimento curdo, è al fianco di chi realmente combatte per la libertà e l’emancipazione, ed è messo fuori legge proprio nei nostri paesi. Nel silenzio, complice, di questa città e della Regione.

Per questo – FIRENZE A FIANCO DEL POPOLO CURDO.

MARTEDÌ 5 LUGLIO MOBILITAZIONE CITTADINA- PRESIDIO ORE 18.00 CONSOLATO SVEDESE

Promosso da: Coordinamento Toscano per il Kurdistan, Comunità curda Toscana, Firenze Città Aperta, Associazione Lorenzo Orsetti, Assemblea fiorentina contro la guerra

Aderiscono:
– Rete Jin
– RSU Ateneo fiorentino
– FLC CGIL Università di Firenze
– Statunitensi contro la guerra (Firenze)
– Associazione Casa dei Diritti Sociali
– Potere al Popolo Firenze
– S.A. Newroz – Pisa
– Mala Servane Jin – Casa delle donne che combattono – Pisa
– CPA Firenze Sud
– Movimento “No Base né a Coltano Nè altrove” – Pisa
– Assopace Palestina
– Partito Comunista Italiano Toscana
– ANPI “Lanciotto Ballerini” – Campi Bisenzio
– Una città in comune – Pisa
– Rifondazione Comunista Toscana
– CSA Intifada/Comunità in Resistenza Empoli
– Comitato “Fermiamo la guerra” Firenze
– Cantiere sociale Camilo Cienfuegos

Per adesioni: toscana.kurdistan@gmail.com

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Venerdi 1 Luglio 2022 – Jam session al K100

Jam session k100

Jam session k100

Jam improvvisate, niente scalette prestabilite, solo ispirazione! Portate il vostro strumento o le vostre corde vocali, e lasciatevi travolgere dalla musica!
Jam aperta a tutti, bastano poche note per divertirsi!

Ore 22.00
Sul palco troverete
– Batteria
– Ampli chitarra
– Ampli basso
– Microfoni
Porta il tuo strumento e divertiti!

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Seconda dichiarazione congiunta Fridays for future – Collettivo di fabbrica Gkn

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Tenetevi liberi luglio e autunno

Tenetevi liberi luglio e autunno

Le ragioni della convergenza del 25 e 26 marzo crescono ogni giorno di più. Insorgere e convergere diventa ogni giorno di più necessario. Ogni giorno si moltiplicano “le crisi”: bellica, energetica, idrica, alimentare, debitoria, pandemica, inflattiva ecc.. Ognuna di queste crisi, presa singolarmente, alimenta “stati di emergenza” funzionali a rinviare, reprimere, inibire qualsiasi reale processo di cambiamento, scavalcando le più basilari forme di controllo democratico e popolare. Queste crisi, invece, prese insieme, valutate complessivamente, sono parte di un’unica crisi di sistema. E in quanto tali, confermano invece l’urgenza di dare vita a un cambiamento radicale e non rinviabile. Tutti i piani di transizione energetica e climatica messi in campo dalle attuali istituzioni si rivelano nella migliore delle ipotesi inefficaci, lenti, insufficienti. Nella peggiore delle ipotesi invece sono vere e proprie opere di inganno gattopardesche, dove tutto cambia per non cambiare nulla. La realtà è che non si può raggiungere la giustizia climatica senza toccare gli interessi economici più profondi e dominanti nella società. Non si può raggiungere la giustizia climatica senza scontrarsi contro la fitta rete di interessi economici ai vertici della società. E per realizzarla è fondamentale ripensare radicalmente il modello di produzione e consumo, attualmente basato sulla forte asimmetria di potere. Il che implica, fra le altre cose: proprietà collettiva di settori chiave per condurre una politica industriale in linea con i principi di rispetto dell’ambiente, necessità e sufficienza, abbattendo i consumi dei più ricchi, tutelando così le fasce più deboli della popolazione, diminuendo contemporaneamente il peso climatico del consumo dei supericchi e stabilendo, attraverso la redistribuzione, delle misure di welfare veramente universali e che riconoscano l’importanza delle attività di cura.

Al contempo lo stato di precarietà lavorativa, disoccupazione da un lato e eccesso di lavoro dall’altro, povertà assoluta e relativa, vanno aumentando vorticosamente. L’inflazione galoppa alimentata da speculazione finanziaria, guerra, concorrenza tra potenze dall’impazzimento della catena di valore capitalista. La scala mobile dei salari, il salario minimo, la riduzione d’orario a parità di salario diventano misure di sopravvivenza fondamentali.

La ripresa del Pil post Covid, basata su intensificazione di sfruttamento e precarietà, volge già al termine. Si avvicina una nuova recessione. Sarà basata su intensificazione di sfruttamento e precarietà.

Il 25 e 26 marzo siamo scese e scesi in piazza per questo, per altro e per tutto. Abbiamo sancito in primo luogo che non esiste contrapposizione tra questione sociale e ambientale, che il programma sociale di cambiamento deve discendere dalle esigenze di vita e che le esigenze di vita del pianeta – l’unico che abbiamo – sono quelle di una rapida e radicale giustizia climatica. Ma abbiamo anche sancito che di fronte a una crisi complessiva, di sistema, abbiamo perso tutte e tutti il diritto alla settorialità, alla ristrettezza di vedute, alla mobilitazione corporativa o isolata, alla frantumazione e al settarismo.

Abbiamo invece il dovere di convergere, per accumulare il più rapidamente possibile le forze necessarie a insorgere e ribaltare l’attuale situazione. Con questo spirito ci ritroveremo ancora una volta uniti nel Climate Social Camp di Torino, appuntamento che deve essere centrale non solo per le reti di lotta ecologista e climatica ma anche per le vertenze del lavoro e per tutti gli altri movimenti sociali. Questo momento sarà cruciale per porre le basi per una più ampia lotta autunnale, che parta dalla specificità dei vari territori e possa veramente unire i vari gruppi troppo spesso frammentati e isolati. Con questo spirito organizzeremo in autunno una discussione nazionale sul Polo Pubblico della Mobilità Sostenibile.

E con questo spirito invitiamo ogni prossima scadenza ecologista a farsi parte di un ideale nuovo Insorgiamo tour; invitiamo ogni vertenza e organizzazione sindacale, ogni lotta sociale a integrarsi e farsi contaminare dall’avanzata della lotta ambientale, a presenziare i diversi campeggi e incontri ecologisti. E attraverso questo intreccio valuteremo insieme la possibilità di un nuovo “tenetevi libere e liberi” per quest’autunno.

#insorgiamo

Collettivo Di Fabbrica - Lavoratori Gkn Firenze

Collettivo Di Fabbrica – Lavoratori Gkn Firenze

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Ieri il K100 è stato travolto da un’ondata di colore… ed è stato bellissimo!

Dal pomeriggio, nonostante l’afa ed il sole a picco, 12 artisti hanno lavorato con pennelli, spray, stencil e gessetti per realizzare una serie di tavole che faranno parte di una mostra-asta a sostegno del nuovo presidio NoInc NoAero.

Tantissime le persone venute anche da lontano per assitere al processo creativo di queste opere, segno che l’arte è uno strumento che può far penetrare un messaggio nel profondo ed essere un tassello (colorato) nel processo di trasformazione della società.

Ringraziamo Loud And Proud crew e dj Sentimento per il groove caraibico e le positive vibration e Simone Lastrucci per il supporto nell’organizzazione della giornata.

Abbiamo inoltre dato il via ai festeggiamenti per il 20 anni del collettivo con un bellissimo murales all’ingresso dello spazio… ora non potrete più perdervi!!!

Vi lasciamo qualche scatto delle opere
Iniziate a scegliere la vostra preferita e a prepararvi per un’asta competitiva.

k100 20 anni

k100 20 anni

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Domenica 19 giugno 2022 Arte per la piana!

Arte per la piana

Arte per la piana

Contro il grigio del cemento che vuole soffocare sempre di più la piana fiorentina sta nascendo nuovo presidio No Inc-No aero.
Quale miglior modo di sostenerlo se con con un esplosione di colori?
Una giornata all’insegna di spray, pennelli e stencil per realizzare le opere che verranno poi esposte e messe all’asta nel nuovo presidio in via di ultimazione.
Sarà inoltre l’occasione per rendere un po’ meno grigio anche il K100 grazie ad Elia Buffa dei Volks Writerz e i suoi murales.
Dalle 18 birrette ghiacciate angolo cocktail cibo e tanta bella musica con:
Loud and Proud Sound dj set
Djset a cura di sentimento, house grooves dal sud del mondo

Ringraziamo gli artisti che parteciperanno alla giornata:
Un-Kage
Rinascimento Punk
Stelle Confuse
Kotekino
Zella art collage
Giulia Sorrentino
Kraita
2login art
Arke
Mikro
Paolo Staltari
Dolce Katone
Ake 77

Ringraziamo per l’immancabile collaborazione Simone Lastrucci

—-

Chi volesse contribuire direttamente al presidio NoInc NoAero può farlo utilizzando il seguente IBAN:

IT14O0501802800000017158338

Conto intestato ad ORTOCOLLETTIVO NATURA E’ APS

SI PARCO
NO AEROPORTO

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La trappola della cassa integrazione, il piagnisteo sul reddito di cittadinanza. 9 Giugno: 11 mesi di assemblea permanente!

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9 Giugno: 11 mesi di assemblea permanente.

9 Giugno: 11 mesi di assemblea permanente.

Siamo in cassa integrazione dal 17 gennaio. Tra un po’ saranno 5 mesi. Abbiamo firmato la prima cassa integrazione di 10 settimane dopo l’accordo quadro del 19 gennaio. Non abbiamo invece firmato i rinnovi successivi della cassa, per la mancanza di chiarezza e per come ci sono stati posti all’ultimo minuto. Parlare di proroghe “urgenti” di cassa integrazione in una fabbrica ferma dal 9 luglio è uno scherzo di cattivo gusto.
Vogliamo prendere tempo di cassa, non che il tempo di cassa prenda noi. Per questo la cassa integrazione deve essere accompagnata a obiettivi ben precisi, non può essere un obiettivo in sé.
Ci siamo sempre chiesti come fosse possibile che alcune vertenze fossero sepolte in anni e anni di cassa integrazione, mentre dall’esterno l’opinione pubblica perdeva interesse e chiarezza su cosa stesse accadendo.

Ecco, ora ci siamo nel mezzo e lo possiamo raccontare.

1. Ricordiamolo, con una politica industriale pubblica la cassa integrazione lunga sarebbe stata forse evitabile.
La fabbrica Gkn di Firenze è tutt’oggi una fabbrica integra di semiassi. Nel momento in cui siamo stati “espulsi” dalla filiera produttiva della multinazionale, l’unica filiera alternativa poteva essere pubblica, attraverso un polo pubblico della mobilità sostenibile. Ora invece, siamo in attesa di una reindustrializzazione “privata” che trasformerà prima la fabbrica in uno scatolone vuoto e dopo porterà altre macchine e altre produzioni. Il gioco dello scatolone vuoto necessiterà di tanta cassa integrazione

2. L’ammortizzatore sociale, lo dice il termine, “ammortizza”. Può servire ad ammortizzare la mancanza di lavoro ma anche ad ammortizzare la lotta, le menti, la volontà.
L’ammortizzatore ti intrappola in un tempo dove tutti i giorni sono uguali. Ma non lo sono. Le svolte arrivano improvvise. Vieni cullato in giorni dove non accade nulla e improvvisamente vieni convocato a qualche tavolo dove, se ci arriva addormentato e rassegnato, firmi la tua fine senza nemmeno accorgertene.

3. L’ammortizzatore ti intrappola in una condizione economica dove “chi si accontenta, gode”. In fondo non sei disoccupato ma non hai uno stipendio pieno. In fondo, in fondo, sei un disoccupato potenziale ma che ha ancora un contratto e una forma di sussistenza. Chi sopravvive a lunghi periodi di cassa integrazione lo fa di solito perché non riesce a ricollocarsi sul mercato del lavoro o perché ha rimodulato le proprie esigenze economiche, abituandosi a una lenta discesa nella scala sociale. Se stai anni in cassa integrazione, dopo un po’ non concepirai altro obiettivo che ottenere altri anni di cassa integrazione.

4. Invece di vigilare sull’effettivo scopo della cassa integrazione, quando vogliono, aziende e istituzioni ti trascinano lentamente all’assuefazione da ammortizzatore. A distanza di mesi arrivano degli incontri, dove in poche ore non di discute di nulla salvo il rinnovo della cassa integrazione stessa. Fino a che tu stesso, non riesci a concepire altro obiettivo: rinnovare la cassa. Negli anni le persone attorno ti iniziano a considerare un mantenuto e la solidarietà verso la tua condizione viene lentamente erosa.
Lo scorso 31 maggio siamo arrivati a un incontro che doveva essere sugli investitori e ci siamo trovati a un incontro dove l’azienda ha provato a forzare 24 mesi di cassa di transizione.

5. Grazie alla nostra forza sindacale e di mobilitazione, non abbiamo mai firmato una cassa integrazione che non prevedesse l’anticipo da parte dell’azienda, una integrazione da parte dell’azienda, la maturazione di ratei e differite (permessi, ferie ecc). Per noi questa è norma. Sappiamo invece che è diventata l’eccezione.
E’ vergognoso che si permettano casse integrazioni dove le aziende non anticipano la cassa e non la integrano. La cassa integrazione non è un regalo ai lavoratori ma uno strumento principalmente dell’azienda. Grazie alla cassa integrazione, l’azienda viene sollevata dai propri obblighi nel pagamento degli stipendi.

6. Oggi noi prendiamo in cassa integrazione – grazie alla nostra forza di mobiltazione – più di quanto prendono di salario 3 milioni di lavoratori in questo paese. Ma questo purtroppo non vuol dire che noi stiamo bene. Vuol dire che la nostra classe sta male. E’ ridotta a fare la fame, pur lavorando.

7. Infine, la beffa. La nostra attuale proprietà, la stessa che firmerebbe oggi ad occhi chiusi 24 mesi di cassa di transizione, ha preso posizione attiva di fatto nella campagna contro il reddito di cittadinanza.

Perché così funzione: se la cassa integrazione solleva l’azienda dalle proprie uscite, in attesa del rientro del lavoro, è una misura sacrosanta. Se il reddito di cittadinanza allevia le spese di un disoccupato in attesa che possa tornare a lavorare e a farlo per uno stipendio adeguato, allora diventa una misura di sostegno ai nullafacenti.

8. L’idea che il reddito di cittadinanza (500 euro…) faccia concorrenza ai salari, inibendo la ricerca di lavoro dice quale sia la condizione dei salari italiani. Ma oltre ad essere un’idea grottesca, è anche falsa. C’è semmai un fenomeno che sta attraversando tutti i paesi cosiddetti occidentali, chiamato “le grandi dimissioni” o “la grande fuga”. Le condizioni di lavoro sono diventate così poco convenienti, alla luce della salute e dello stress, della connettività totale, del salario da fame, dei ritmi di lavoro forsennati, del tempo libero negato, che il lavoro appena ti permette di sopravvivere. E allora, sopravvivere per sopravvivere, meglio farlo permettendosi forme di dimissioni volontarie e di selezionare l’offerta di lavoro.

9. Siamo da 5 mesi in cassa integrazione. 5 mesi di cassa non passano mai e passano in fretta. Siete stati bravi a portarci fin qua, in questo nuovo calcolo. Bravi, proprio bravi.

Incontro il 24 marzo, il 31 marzo, il 20 aprile, il 27 aprile, il 31 maggio: una telenovela di incontri che rimandano ad altri incontri. Il Mise a un certo punto è sparito. Come in una cattiva telenovela, dopo un po’ annoia e se ti perdi qualche puntata, nemmeno più ne capisci la trama. Sfumiamo lentamente da una lotta di dignità alla solita “storia all’italiana”.

10. L’ultimo step che è stato indicato è un non ben definito closing a luglio. E qua lo aspettiamo. Qua, con l’assemblea permanente e con i nostri corpi. Ci potete denunciare, sgomberare, caricare, calunniare. E per quanto tanti soggetti che hanno fatto le passerelle di fronte a questi cancelli, oggi facciano finta di non saperlo: siamo qua. E qua restiamo. Padroni di niente e servi di nessuno, ingenui e determinati, brutti come pochi, belli come i molti quando si coalizzano, scontrosi e accoglienti.

E allora, stasera assemblea generale del gruppo di supporto al presidio (h 20.30) e il 9 luglio tutte e tutti fuori dalla Gkn. A cantare a squarciagola, ubriachi di dignità. Perché andrà come andrà, su questo cancello lor signori hanno preso una musata grossa. Ma grossa, grossa.
#insorgiamo

Collettivo Di Fabbrica - Lavoratori Gkn Firenze

Collettivo Di Fabbrica – Lavoratori Gkn Firenze

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