Onore e gloria a Lanciotto Ballerini e alla Brigata Lupi Neri.

“Rimbomba la valle
tra gli spari di mitraglia,
il plotone fascista ha compiuto rappresaglia.

Si scioglie la neve sui monti in Valibona,
si consuma per i Lupi l’ultima battaglia.

Chissà se già sapeva, chissà se gli importava,
di morire in battaglia per la sua giusta causa,
di combattere da eroe fino all’ultimo sospiro
LANCIOTTO BALLERINI… Comandante Partigiano!”
(Banda K100)

3 Gennaio 1944

Sono passati 78 anni da quando Lanciotto Ballerini, Luigi Giuseppe Ventroni e Andrey Vladimiro della formazione partigiana d’assalto Garibaldi “Lupi Neri” morirono uccisi dai fascisti nella battaglia di Valibona.

La brigata, composta da 17 giovani partigiani, si trovava in Calvana quando venne attaccata per rappresaglia da circa 150 nemici fascisti. La battaglia divampò per tre ore, Lanciotto si sacrificò per rompere l’accerchiamento nemico e permettere ai suoi compagni di salvarsi.

✊ Nella memoria l’esempio, nella lotta la pratica.

Onore e gloria a Lanciotto Ballerini e alla Brigata Lupi Neri.

Valibona

Valibona

Valibona

Valibona

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Martedì 4 Gennaio 2022 Basta speculare sulle nostre vite. Tamponi gratis per tutti!

Riceviamo e rilanciamo invitando a partecipare al presidio sotto la Direzione sanità toscana via Alderotti 26 alle 10:30

Basta speculare sulle nostre vite. Tamponi gratis per tutti!

Basta speculare sulle nostre vite. Tamponi gratis per tutti!

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Andrà infine come andrà. Ma noi almeno abbiamo visto. Abbiamo visto una fabbrica autogestirsi per mesi.

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Autogestione

Autogestione

Andrà infine come andrà. Ma noi almeno abbiamo visto. Abbiamo visto una fabbrica autogestirsi per mesi. E se avessimo avuto la produzione, avremmo potuto autogestire anche quella.

Abbiamo visto che le gerarchie esistenti non rispondevano in verità ad alcuna funzionalità, se non quella del “dividi e comanda”. Abbiamo dichiarato inutili tali gerarchie non dal punto di vista dei nostri ideali, ma anche alla luce dei loro stessi presunti obiettivi: dinamismo, efficienza, produttività ecc.
E abbiamo visto, liberati da questi vincoli, i rapporti tra le persone migliorare, farsi più vivi, in una sola parola: farsi più umani.

Abbiamo visto la fabbrica produrre fino alle 6 di mattina di un venerdì di luglio. La abbiamo vista provare a rosicchiare ogni secondo del nostro tempo, delle nostre pause, del nostro riposo. E di colpo l’abbiamo vista fermarsi, immobile, maestosa. Ed è calato un silenzio e un sordo ronzio che sembrava dirti: rifletti attentamente su come vuoi impegnare questo tempo, questa tua vita, che cosa vuoi produrre e per chi.

Abbiamo visto quanto la lotta dipenda anche dalla persona che sei e come lottando definisci la persona che sei. Abbiamo visto che quando si lotta appiccicati, ognuno deve prendersi cura dell’altro. E come la cura reciproca sia elemento imprescindibile del provare a stare tutti i giorni in piedi, tutti i giorni uniti. L’individualismo è un lusso che noi non possiamo più permetterci.

Abbiamo visto la fabbrica fondersi con il territorio e che, no, non è vero, che le fabbriche e i luoghi di lavoro devono essere chiusi, lontano dagli occhi, isolati, separati tra loro.

Abbiamo visto che ogni giorno poteva essere l’ultimo e proprio per questo ogni giorno era chiamato a provare ad essere storia. Abbiamo quindi visto bandiere di brigate partigiane sventolare di fronte a striscioni di fabbrica. Abbiamo visto e sentito la Martinella suonare.

Abbiamo visto una comunità insorgere, solidarizzare, autorganizzarsi. Abbiamo visto gli studenti in fabbrica e picchetti operai di fronte alle scuole con gli studenti. Abbiamo visto una testuggine indefinita, eppure compatta, attraversare i viali di Firenze e dietro ancora un mare di solidarietà chiuso solo da un cartello: “Firenze città ribelle e mai doma”.

Abbiamo visto la potenza di quelli che nella società stanno in basso. Abbiamo visto la complicità impotente di quelli che stanno in alto.

Abbiamo visto che possiamo riappropriarci delle nostre parole, solidarietà, comunità, lotta. E che possiamo appropriarci anche delle loro: produzione, valore, piano industriale, eccellenza.

Abbiamo detto cosa andava fatto, anche quando era o sembrava impossibile. Abbiamo fatto tutto il possibile di quanto avevamo detto.

Abbiamo visto i pullman partire all’alba per arrivare a Roma, non una ma due volte, per reclamare una piazza unica, un’unica lotta: unica per tutte le vertenze, i precari, i disoccupati, i movimenti ambientalisti. Abbiamo visto che per insorgere era necessario convergere. E che non era possibile convergere senza insorgere.

Abbiamo visto scioperi generali considerati impossibili, scioperi generali considerati utopici, scioperi generali parziali, scioperi generali tardivi, scioperi generali insufficienti. Ma noi avevamo già visto tutto e per questo abbiamo detto che lo sciopero generale e generalizzato è necessario e che è un percorso, non un singolo atto.

Abbiamo visto e abbiamo guardato: guardato negli occhi un Governo, un fondo finanziario, i loro avvocati e, senza mai abbassare lo sguardo, abbiamo detto: noi siamo classe dirigente.

E abbiamo visto che c’è anche chi purtroppo ha ormai gli occhi completamente chiusi, chiusi dal pensiero debole, dall’autoreferenzialità, dalla testimonialità, dal minoritarismo, dall’opportunismo. Talmente chiusi da non riuscire più a vedere quello che noi abbiamo visto.

Ma ciò che abbiamo visto è un fatto. Per chiunque vorrà vederlo. Per chiunque vorrà capire.

Quanto abbiamo visto non capita di vederlo tutti i giorni e a volte nemmeno in tutta una vita. Eppure non abbiamo visto ancora nulla. Perchè abbiamo anche visto quanto manca ancora. Quanto siamo ancora lontani da quel che vorremmo, da quel che dovremmo essere, da quel che andrebbe fatto. Abbiamo visto quanto ancora siamo inadeguati, piccoli, deboli, divisi, fragili. Abbiamo visto quanta fatica ancora dovremo fare e chiedere. E quanto ancora dovremo tutti i giorni guardarci attorno e negli occhi per capire se siamo ancora in piedi.

E vi abbiamo visto in questi giorni scrutarci, guardarci e chiedere: quindi, è finita? Avete vinto? Smobilitate?
E per l’ennesima volta abbiamo visto che cercate una risposta, quando noi siamo prima di tutto una domanda: no per per noi non è finita, e per voi? Noi no, e voi? Voi smobilitate? Dove volete arrivare, dove ci portate di bello? Stupiteci. Portateci ancora in piazze piene ubriache di dignità. Dopo quello che abbiamo visto, non abbiamo più voglia di stare soli.

Collettivo Di Fabbrica - Lavoratori Gkn Firenze

Collettivo Di Fabbrica – Lavoratori Gkn Firenze

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Conferenza stampa del 23/12 del Collettivo di Fabbrica GKN

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Dalla conferenza stampa del 23 Dicembre sul passaggio di proprietà da Gkn Driveline a QF del gruppo di Francesco Borgomeo.
#insorgiamo non smobilita. Tenetevi liberi/e a Marzo.
“Inizia una fase di attesa dove il rischio è quello di fare la fine della rana bollita. Provi sollievo perchè hai sconfitto i licenziamenti ma entri in una lunga fase di ammortizzatore che ti spegne piano piano.
Ma noi siamo Gkn e ora siamo anche la fabbrica delle 4 F: Farete Fatica a Farci Fallire.
Non saremo rana bollita.

Video conferenza stampa

(Cliccare sull’immagine per il video delle conferenza stampa)

Collettivo Di Fabbrica - Lavoratori Gkn Firenze

Collettivo Di Fabbrica – Lavoratori Gkn Firenze

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Collettivo di Fabbrica sul passaggio di proprietà

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Documento approvato dall’assemblea dei lavoratori Gkn #insorgiamo

1. E’ stato annunciato sui giornali il passaggio di proprietà da Gkn Firenze da Melrose a Francesco Borgomeo. E’ un accordo tra privati i cui termini probabilmente non saranno nemmeno mai conosciuti fino in fondo. Noi non possiamo che prendere atto di questo passaggio, su cui non c’era nulla da concordare con noi e nulla, per il momento, è stato concordato. I termini di questo passaggio dovrebbero essere spiegati non sui giornali, ma con una comunicazione dettagliata in sede istituzionale.

2. I licenziamenti in Gkn sono stati sconfitti non una ma due volte. Avevamo detto che se sfondavano qua, avrebbero sfondato dappertutto. Qua non hanno sfondato. E questo è quanto portiamo in dote a chiunque voglia trarne coraggio, lezione, bilanci, metodo. Il rischio ora è di essere in un nuovo calcolo. Entriamo in una fase di attesa, dove non si rischia la morte improvvisa ma per lenta agonia. Chi ci acquista non ha un proprio piano industriale ma lo fa per venderci a un terzo soggetto industriale. E veniamo acquistati non per tornare a fare semiassi, ma per una reindustrializzazione che potrebbe comprendere lo svuotamento totale del capannone e una produzione completamente diversa. Un’operazione complessa la cui riuscita è tutta da verificare.
E’ la fase dove rischiamo di fare la fine della rana bollita di Chomsky. La rana immersa in un pentolino d’acqua fredda prova sollievo quando accendi il fuoco perché avverte un certo tepore. Man mano che l’acqua sale di temperatura la rana si abitua al calore. Quando infine avverte pericolo di morte, l’acqua calda le ha tolto ogni forza e non riesce più a saltare fuori dalla pentola.

3. Non si smobilita, quindi. La mobilitazione forse cambierà nei tempi e nei modi. Ma non smette, per tre ragioni fondamentali: primo, perchè niente è stato ottenuto. Non c’è stato alcun accordo. In secondo luogo, perché anche se accordo sarà, l’assemblea dei lavoratori e il territorio rimangono a guardia e supervisione di ogni passaggio della reindustrializzazione. E infine non smobilitiamo perché siamo arrivati qua assieme e continuiamo assieme. La solidarietà che abbiamo ricevuto non muore, si trasforma e si mette a disposizione. Vi siete fatti un favore unendovi alla lotta. Ci dobbiamo tutti il favore di continuare. Il nostro “Insorgiamo” continua così come continuerà il tour toccando nuove città. E lanciamo subito un nuovo “tenetevi liberi” per marzo. Lo lanciamo a tutti i solidali, a chi era in piazza il 18 settembre, alle vertenze in crisi, ai precari, agli studenti, alle reti di lotta ambientalista. Si continua a convergere e a insorgere.

4. Per quanto ci riguarda il passaggio di proprietà avviene in piena continuità occupazionale e di diritti. Manteniamo stessi posti di lavoro e stessa accordistica. E avviene in continuità di salute dello stabilimento visto che l’abbiamo preservato e curato. Così è, così dovrà essere. Qualsiasi soggetto industriale arrivi, lo deve fare mantenendo diritti e posti di lavoro. Non saremo mai terreno di operazioni opache o di ricatti.

5. Tuttavia il passaggio di proprietà non avviene in continuità produttiva. Gkn Firenze viene comprata ed “estratta” dal gruppo Gkn e dalla filiera produttiva. Diventa una società a sé stante senza volumi e senza missione industriale. I macchinari rimangono qua ma cessano probabilmente di avere una funzione. In un modo o nell’altro quindi Gkn Firenze viene smantellata. Certo, viene smantellata sotto la promessa di impiantare un’altra produzione. E probabilmente una produzione che non c’entra nulla con i semiassi. Così forse salveremo 500 posti di lavoro ma un altro pezzo dell’automotive se ne va. E non è questione di essere affezionati all’automotive. Il problema è un altro. Qua c’era una storia industriale di decenni che veniva dalla Fiat. E questa storia viene chiusa non per una decisione collettiva o per un piano sociale. Ma perché un fondo finanziario ha deciso, di concerto con Stellantis probabilmente, che qua non si dovevano più produrre semiassi. Noi non ne usciamo sconfitti, ma c’è poco da cantar vittoria: rimangono migliaia di posti di lavoro a rischio in tutto l’automotive e lo Stato esce da questa vicenda come un semplice passacarte.

6. Proprio per questo la nostra proposta di Ppms, di Polo Pubblico per la Mobilità Sostenibile, rimane in campo. E confermiamo l’attività del gruppo di competenza contro le delocalizzazioni. Rimane cioè in piedi la collaborazione con ricercatori e ingegneri solidali. Rimane la legge antidelocalizzazioni da promuovere, insieme ai giuslavoristi progressisti.

7. I macchinari, come abbiamo detto, rimangono qua. Ma senza volumi e probabilmente con un accordo di non vendita alla concorrenza, rimangono magari per essere girati a Melrose più avanti. In un modo o nell’altro, quindi, il fondo li porterà via da qua. Per quanto ci riguarda invece il principio non cambia. E’ quello che ci ha sempre guidato: macchina entra, macchina esce. Per ogni macchinario che esce, ci deve essere chiarezza su quali macchinari arrivano. Altrimenti, come già detto, da qua non esce uno spillo.

8. I licenziamenti sono sconfitti e c’è una prospettiva di ripartenza. E’ vero. Ma la prospettiva si colloca nel futuro ed è tutta da verificare. A breve invece i passaggi concreti coincidono parzialmente con la volontà di Melrose: l’eventuale ammortizzatore interviene a sollevare un privato dai nostri stipendi, cessa la produzione di semiassi a Firenze, Gkn Firenze è una società che si avvia al termine. Se quindi la prospettiva futura non si verificasse, rimarrebbe solo la chiusura e la delocalizzazione. Per questo il percorso verso la reindustrializzazione deve essere sancito da un accordo chiaro, dettagliato, granitico nei tempi e nelle certezze.

9. Abbiamo chiesto che lo Stato intervenisse da subito nel capitale di Gkn Firenze a garantire tale percorso. Ci è stato risposto a più voci che non ci sono le condizioni di un intervento pubblico. Ma in verità l’intervento pubblico c’è e ci sarà. C’è perché Invitalia e il Mise di fatto danno benedizione e garanzie a parole che si tratta di un’operazione credibile e seria. E ci sarà perché l’eventuale ammortizzatore e i corsi di formazione saranno probabilmente fatti con soldi pubblici. L’intervento pubblico c’è, quindi, ma si limita a monitorare dalla finestra. E di questi tipi di monitoraggi abbiamo già apprezzato la mancanza di efficacia.

10. Per tutte queste ragioni deve essere convocato un incontro in sede istituzionale e chiediamo un accordo che sancisca: rientro dei lavoratori degli appalti all’interno del percorso di continuità occupazionale, continuità dei diritti e dei posti di lavoro anche con il futuro soggetto reindustrializzatore, presentazione di un piano industriale certo e dettagliato, tempistiche certe con un termine entro il quale l’assenza di progressi chiari preveda l’intervento dello Stato e il passaggio al nostro piano industriale, piano di formazione concordato e chiaramente finalizzato, accensione di un ammortizzatore sociale che preveda l’integrazione economica e principi chiari di rotazione, incontri di verifica costanti del piano, prepensionamenti o pensionamenti o uscite volontarie devono avvenire con una previsione di saldo occupazionale, l’analisi e la presa in considerazione di tutta l’elaborazione del nostro gruppo di competenza solidale e quindi l’analisi con pari dignità anche delle proposte di reindustrializzazione elaborate dai lavoratori e dai soggetti solidali territoriali.

“Insorgiamo” non smobilita. Tenetevi liberi a marzo.

Abbiamo salvato la fabbrica per il territorio, con il territorio. E per il territorio, con il territorio, la rimetteremo in movimento.

Continuiamo a farci il favore della lotta. Continuiamo a essere classe dirigente.

Non crediamo alle favole o ai supereroi. Crediamo che le nostre debolezze possano scrivere la storia.

 Collettivo Di Fabbrica - Lavoratori Gkn Firenze

Collettivo Di Fabbrica – Lavoratori Gkn Firenze

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Sabato 25 Dicembre 2021 Grande tombola natalizia

Grande Tombola Natalizia

Come ogni anno, al Cantiere Sociale Camilo Cienfuegos, il 25 Dicembre alle ore 21.30 si terrà la Grande Tombola Natalizia!

Costo della cartella 0.50 euro l’una, i soldi andranno in benefit, ma voi potrete vincere con:

Ambo: adesivi o manifesti
Terno: bicchieri dei 15 anni
Quaterna: un buono bevuta
Cinquina: una maglietta a scelta
Tombola: patate di Montereale

Insulti e fagioli volanti accompagneranno tutte le vincite!

Per la Covid Edition vi chiediamo di prenotare al numero 328/2827607, oltre a portare la mascherina e buone pratiche di responsabilità collettiva.

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Venerdì 17 Dicembre 2021: Kappa – JAM!

Kappa - JAM!

Kappa – JAM!

Udite udite! Le Jam approdano al k100!

Jam improvvisate, niente scalette prestabilite, solo ispirazione! Portate il vostro strumento o le vostre corde vocali, e lasciatevi travolgere dalla musica!
Jam aperta a tutti, bastano poche note per divertirsi!

Dalle ore 22.00 sul palco troverete:
– Batteria
– Ampli chitarra
– Ampli basso
– Microfoni
Porta il tuo strumento e divertiti!

Cena ore 20.00, per fissare telefonare al n. +393282827607

La serata si svolgerà nel rispetto delle normative anticovid.

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A dieci anni dalla strage di piazza Dalmazia: il fascismo uccide se non lo si combatte!

A dieci anni dalla strage di piazza Dalmazia: il fascismo uccide se non lo si combatte!

A dieci anni dalla strage di piazza Dalmazia: il fascismo uccide se non lo si combatte!

Non potrà mai essere un giorno come tutti gli altri: il 13 dicembre 2011 due lavoratori senegalesi vengono uccisi da Gianluca Casseri, dirigente di Casapound.
Non fu opera di un pazzo come giornali e istituzioni dissero, ma una strage fascista figlia di una politica ben precisa: quella politica “antidegrado”, portata avanti in primis dall’amministrazione fiorentina targata PD, contro chiunque, dagli ambulanti ai senzatetto, disturbasse l’appetibilità di una città “vetrina” sempre più riservata ai ricchi.

Smascherare e combattere il fascismo in ogni sua forma, impedire che questo fomenti la guerra tra poveri tanto cara ai veri responsabili delle nostre condizioni di vita è per noi fondamentale.
Sappiamo bene che tagli, privatizzazioni e inefficienze della sanità e dei trasporti, scuole sempre più fatiscenti, città sempre più invivibili e un lavoro sempre più precario non dipendono certo dagli immigrati, capro espiatorio di turno, ma dalle scelte politiche dei governi che negli anni si sono susseguiti nell’assicurare il profitto di pochi a discapito del benessere della collettività.

Lottiamo contro il fascismo con ogni mezzo necessario perché siamo studenti, lavoratori, disoccupati, precari in lotta per un mondo senza sfruttamento, oppressione, ingiustizia e povertà!
Non facciamoci ingannare, è stato versato il nostro sangue, non cadiamo nell’apatia, lo dobbiamo alla storia partigiana di questa città.

13/12/11-13/12/21 Firenze non dimentica! Firenze non perdona!

Firenze Antifascista

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16 dicembre, sciopero generale…

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Sciopero generale

Sciopero generale

16 dicembre, sciopero generale. Tardivo, pasticciato, insufficiente, non ancora generalizzato, ma pur sempre inviso a Cisl, Bonomi, Salvini, Governo. Convergere su Roma da Firenze? Dovere di testuggine.

Partenza h 4.30 di mattina in punto da Gkn: che fatica che ti chiedo. Per un posto in pullman, o per coprire il presidio quel giorno, manda un messaggio al numero del Collettivo di Fabbrica: 3478646481. Se hai problemi a venire dalla mattina, stai la notte in presidio con noi.

Altri appuntamenti?
– Lunedì 13 dicembre h 10 siamo in presidio alla Cso di Scandicci..
H 20.30 ASSEMBLEA GENERALE DEL GRUPPO DI SUPPORTO. Presso il presidio permanente in Gkn.
– Mercoledì 15 dicembre h 12 ESCE IL VIDEOCLIP del brano “Ivan”. Condividete fino a perdere la sensibilità delle dita.
h 18.00 al presidio assemblea “Ama chi vuoi, lotta finchè puoi”, presentazione del libro “Il delitto di Giarre” con l’autore Francesco Lepore. Cosa c’è di meglio prima dello sciopero generale di un po’ di intersezione e convergenza?
– 16 DICEMBRE. Sciopero generale. What else?
– Venerdì 17 dicembre, tutti al circolo-teatro di Grassina, h 21. INSORGIAMO TOUR: Per fare insieme il punto della situazione sulla vertenza, per lo spettacolo teatrale “Capitalismo Magico” di Kepler-452, con Nicola Borghesi e Lodo Guenzi.
– Domenica 19 le reti di lotta ambientale contro le nocività si riuniscono alla Gkn. Stay tuned.
Convergere per insorgere, insorgere per convergere. #insorgiamo

Collettivo Di Fabbrica - Lavoratori Gkn Firenze

Collettivo Di Fabbrica – Lavoratori Gkn Firenze

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Verbale ispettorato del lavoro: alla texprint è sfruttamento!

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Verbale ispettorato del lavoro: alla texprint è sfruttamento

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L’ispettorato ha accertato:
Lavoro nero
Turni di 12 ore per 7 giorni su 7
Contratti di apprendistato falsi

In questi undici mesi ne abbiamo sentite di tutti i colori. Che i lavoratori mentivano. Che non erano davvero sfruttati. Che erano dei violenti criminali. Che si eravano inventati tutto. Che l’ispettorato aveva accertato che in fabbrica tutto era regolare. Che il Si Cobas diceva il falso in cerca di visibilità. Che quelli che protestavano non erano neanche lavoratori della Texprint. La cosa grave è che non le si sentiva al bar, ma le si sentiva dalle bocche delle istituzioni e della politica cittadina, Sindaco in testa. A volte a mezza voce. A volte urlate. A volte scritte nero su bianco nei comunicati stampa. A volte insinuate.

In questi 11 mesi abbiamo subito multe, manganellate, denunce, arresti. Ma il tentativo di ribaltare la verità e di screditare la voce dei lavoratori in sciopero è stata senza dubbio la cosa più indecente che i lavoratori hanno dovuto subire. Siamo andati avanti a testa a alta, sapendo che a differenza dei palazzi, la città ha sempre ascoltato con empatia e spirito di solidarietà la voce di chi denunciava coraggiosamente lo sfruttamento.

SI Cobas Prato e Firenze

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