46 anni fa la strage di Piazza della Loggia: sappiamo chi è Stato!

È il 28 maggio del 1974, in piazza della Loggia a Brescia è prevista una manifestazione antifascista.
Alle 10:12 esplode una bomba, c’è chi muore sul colpo, chi durante il trasporto in ospedale, chi dopo ore di agonia per le ferite riportate, il bilancio totale è di 8 morti e oltre 100 feriti.

L’eco che questi fatti portano è lo stesso di piazza Fontana 5 anni prima: un attacco diretto alle classi popolari antifasciste e combattive.
La mano è quella dei neofascisti di Ordine Nuovo, ma la testa è ancora una volta quella di uno stato che cerca di minare in ogni modo la lotta di un’intera classe popolare che nelle suo organizzazioni stava mettendo sempre più in difficoltà e in discussione un intero sistema basato su guerra e sfruttamento.

La connivenza tra Stato e fascisti si palesa da subito: da esponenti di Ordine Nuovo “casualmente” dentro i servizi segreti a dei processi lunghi e per lo più inconcludenti che si sono protratti fino a pochi anni fa, si mostra chiara la volontà istituzionale di proteggere la sua facciata democratica dalle sue pratiche repressive ed omicide nei confronti delle classi popolari che negli anni ’70 minacciavano lo status quo capitalista in Italia. Ci si ritrova ancora davanti alla vecchia formula: in tempi di crisi chi è al potere si tutela dal popolo usando il braccio armato dello Stato, Polizia e fascisti, denunciando da una parte la violenza di chi osa opporsi al sistema capitalista e condonando invece le bande fasciste che attentano alle vite delle classi popolari. Di fronte a tale visione distorta, tocca a noi ricordare chi è stato il mandante di episodi come Piazza della Loggia, così come gli esecutori materiali, perché solo così possiamo tener vivo un odio di classe: un odio indirizzato verso chi da anni opprime e uccide chi lotta, demonizzando da una parte chi alza la testa rifiutandosi di stare zitto ad ogni sopruso e insabbiando le stragi fasciste dall’altra.

strage di Piazza della Loggia

strage di Piazza della Loggia

Firenze Antifascista

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Sabato 23 Maggio 2020 ore 15.30 Presidio in Piazza Santissima Annuniziata

Iniziativa pubblica, manifestazione per la scuola.

Iniziativa pubblica, manifestazione per la scuola.

Firenze scuola aperta

https://www.facebook.com/events/288199612346313/

Insegnanti, educator*, genitori e student*, AGITIAMOCI, ISTRUIAMOCI, ORGANIZZIAMOCI!

Il 23 maggio, alle 15.30, in molte città italiane si manifesta per la riapertura delle scuole a settembre in presenza e continuità. A FIRENZE, In ottemperanza al DCPM 16.05. (art 1. comma i) che consente le manifestazioni pubbliche in forma STATICA, LA MANIFESTAZIONE SI SVOLGERA’ IN PIAZZA SANTISSIMA ANNUNZIATA.

Lo striscione sarà: “Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza” che APPENDEREMO IN PIAZZA DAVANTI ALL’ISTITUTO DEGLI INNOCENTI.

DISTANZIAMENTO OBBLIGATORIO DI 2 METRI TRA PERSONE E/O NUCLEI FAMILIARI e USO OBBLIGATORIO di MASCHERINA. Dei cerchi disegnati coi gessetti per terra ci aiuteranno a mantenere le giuste distanze!!

La mobilitazione parte da qui: https://secure.avaaz.org/it/community_petitions/ministra_della_pubblica_istruzione_lucia_azzolina_priorita_alla_scuola_/

È necessario tenere buone pratiche di comportamento per prevenire il contagio da covid-19.
Tali pratiche potranno aiutare tutti a esercitare il proprio di diritto a manifestare senza timori.

È necessario responsabilmente avere cura della salute di chi partecipa all’iniziativa pubblica aspettando la cura.

Più scuole, più spazi consegnati a scuole e student*, più educazione all’aperto, più insegnanti, assunzione precar*, più personale A.T.A

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Comunicato nazionale:

“Priorità alla scuola”
insegnanti, educator*, genitori e student* indicono una INIZIATIVA PUBBLICA

23 maggio 2020 ore 15.30 in molte città italiane

Costituzione italiana, art. 34
La scuola è aperta a tutt*

Costituzione italiana, art. 34 2020:
LA SCUOLA VA APERTA

Più scuole, più spazi consegnati a scuole e student*, più educazione all’aperto
più insegnanti, assunzione precar*, più personale A.T.A

Il 22 febbraio le scuole e servizi scolastici, dai nidi alle scuole superiori, hanno dovuto chiudere le porte in Piemonte, Lombardia ed Emilia-Romagna, il 5 marzo nel resto d’Italia. Da allora student*, insegnanti e famiglie si sono ritrovati a gestire la didattica a distanza nel silenzio più assoluto del ministro Azzolina e del resto del Governo. Nessuna idea su come intervenire nelle scuole mentre erano chiuse, nessuna proposta su come riaprirle a maggio, a oggi ancora nessun piano concreto su come ricominciare l’anno scolastico a settembre con più insegnanti e personale e la possibilità di pensionamenti per lavoratori e lavoratrici in età a rischio.

A settembre, a ben sei mesi dalla chiusura, di emergenza non si potrà più parlare. Allora la parola la prendiamo noi: insegnanti, educatori/educatrici, genitori e studenti/esse.

La didattica a distanza è la didattica dell’emergenza, a settembre VOGLIAMO SCUOLE APERTE e DIDATTICA IN PRESENZA. Il ministero deve fin da ora operare per rendere agibili le strutture esistenti e per costruirne di nuove, temporanee, sostenibili, per accogliere tutti i soggetti che fanno la scuola.

La scuola va riaperta. A settembre non vogliamo sperimentazioni.
La scuola va riaperta. A settembre non vogliamo turni nella scuola dell’obbligo.
La scuola va riaperta. Anche i nidi, che sono un servizio pubblico essenziale.
La scuola va riaperta. Le classi siano formate da meno student*.
La scuola va riaperta perché solo la scuola aperta offre inclusione, uguaglianza, possibilità di crescita per bambin* e ragazz*.
La scuola va riaperta perché solo insieme possiamo rispettare e sostenere ogni diversità.
La scuola va riaperta perché solo la scuola aperta può fermare la dispersione scolastica.
La scuola va riaperta perché la scuola deve essere in presenza e in continuità.
La scuola va riaperta perché solo così può essere regolare e continuativa.

La scuola va riaperta in sicurezza perché l’istruzione è un diritto e perché bambin* e ragazz* a scuola ci vogliono tornare.
Più risorse per la riapertura della scuola e il potenziamento in presenza.

Perché la scuola sia un luogo riaperto, accogliente e sicuro per TUTT*.

Distanti ma uniti: FIRENZE, ROMA, FAENZA, MILANO, TORINO, BOLOGNA, CAGLIARI, NAPOLI , REGGIO EMILIA, MODENA, GENOVA, (in ordine cronologico) In aggiornamento!

 

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Morte al fascismo, libertà al popolo!

È il 22 maggio 1942, un giovane jugoslavo si avvicina al patibolo: il suo nome è Stjepan Filipovic, un ragazzo di 26 anni, operaio, partigiano e jugoslavo.

Era nato in una famiglia operaia, trasferitasi dalla Croazia alla Serbia per cercare lavoro nell’industria bellica, in quel periodo particolarmente fiorente. Nel 1937 si unisce al movimento dei lavoratori, iniziando ad adottare i principi del comunismo, per poi essere arrestato per le sue idee nel ’39. Uscito di prigione, con una convinzione più forte che mai, entra nella Lega dei Comunisti della Jugoslavia, e dopo l’occupazione del suo paese natio imbraccia le armi e si da alla macchia diventando partigiano.

Nel 1942 però, viene catturato: mentre viene portato al patibolo dai suoi aguzzini nazifascisti, i quali speravano in una scena pietosa da parte del partigiano titino, ormai vicino alla morte, Stjepan alza le braccia e urla un detto comunemente usato dai partigiani jugoslavi: Smrt fašizmu, sloboda narodu!” (morte al fascismo, libertà al popolo!).

Presto Stjepan divenne un simbolo, era uno dei tanti giovani che aveva dato la vita per far sparire il Fascismo dalla faccia della terra: un’ideologia che aveva devastato il suo paese, oppresso i suoi coetanei, amici e parenti. È nostro dovere ricordare tutti i partigiani e solidali che come Stjepan hanno dato tutto, con ogni mezzo necessario, per cacciare il fascismo nell’oblio, nella speranza di vedere un avvenire diverso, dove uguaglianza e giustizia sociale trionferanno.

Stjepan Filipovic

Stjepan Filipovic

Firenze Antifascista

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Raccolta alimentare – Un’altra settimana è passata e una nuova sta per cominciare.

Un’altra settimana è passata e una nuova sta per cominciare.
La raccolta alimentare sta andando avanti così come sta continuando la solidarietà, in questo periodo così difficile per tante, troppe persone. Occorre davvero cambiare sistema perché nessuno e nessuna deve restare indietro e noi lottiamo sempre per una società più equa e giusta.

Un aggiornamento sui numeri:
Seguiamo 16 famiglie per un totale di oltre 60 persone e questo è possibile grazie alle vostre donazioni, grazie a quella del Circolo Rinascita, grazie all’aiuto dell’ ortofrutta di Capalle di Zagaria e Amhed e alla donazione della pasticceria Bonci.

La raccolta continua perché sappiamo che questo periodo non finirà presto. Un grazie a tutti e a tutte che nel rispetto delle norme sanitarie continuano a confezionare e portare i pacchi alimentari.
Abbiamo bisogno di pasta, riso, latte, fagioli e ceci in scatola, biscotti, passata.Grazie ancora a tutte e tutti voi!

“Da ognuno secondo le sue capacità, a ognuno secondo i suoi bisogni”
A.N.P.I sez. Lanciotto Ballerini
Cantiere sociale Camilo Cienfuegos
Arci CittàVisibili
Gruppo casa Campi Bisenzio

Raccolta alimentare

Raccolta alimentare

Raccolta alimentare

Raccolta alimentare

Raccolta alimentare

Raccolta alimentare

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Solidarieta’ agli anarchici bolognesi!

Fai sentire la tua voce, sei un terrorista.
Scendi in piazza per i tuoi diritti e la tua dignità, sei un terrorista.
Lotti contro uno Stato sempre più repressivo e dittatoriale, sei un terrorista.

Mercoledì 13 maggio, 12 arresti tra le compagne e i compagni dell’area anarchica bolognese (7 in carcere, 5 con obbligo di dimora) con l’accusa di “Associazione terroristica” e “Propaganda per la lotta anti-Stato”. La Procura di Bologna parla di “diffusione di materiale istigatorio al compimento di azioni riconducibili ad una generale Campagna di lotta anti-stato”.
Un’operazione poliziesca di tipo preventivo, quindi, e basata in massima parte su “reati” d’opinione.

Ormai l’assioma è chiaro, rifiutare una società basata sullo sfruttamento dell’essere umano e della natura, sull’economia di guerra, sulla discriminazione sessuale, etnica o religiosa è un atto terroristico.

Uno Stato che invece con violenza reprime e uccide nelle carceri e nei CPR (Centri Permanenti per il Rimpatrio) , che lascia morire migliaia di persone nel Mediterraneo , finanzia i carcerieri libici, intralcia e criminalizza gli interventi delle ong, che non garantisce una casa, sfratta e sbatte in strada chi non ha di che vivere, che taglia fondi per la sanità e la scuola pubblica in favore di quelle private, che si fregia di essere uno dei maggiori esportatori di armi nel mondo… ecco, questo Stato si definisce “democratico”.

Bene, tenetevi la vostra democrazia!

Solidali e complici con le compagne e i compagni bolognesi!
Tutte libere! Tutti liberi!

Cantiere Sociale Camilo Cienfuegos

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Cpa Fi Sud – Sabato 16 Maggio 2020 Movimenti popolari e conflitti sociali nella gestione covid in America Latina

Movimenti popolari e conflitti sociali nella gestione covid in America Latina

Movimenti popolari e conflitti sociali nella gestione covid in America Latina

alle ore 19 sul canale YouTube CPA Firenze Sud (https://www.youtube.com/channel/UCZbSiucQIS3FlLfgm9rL2kw)

Il link per seguire la diretta verrà reso disponibile nei prossimi giorni.

★★★

Parliamo di Cile, Brasile e Bolivia, tra regimi autoritari, golpe militari e mobilitazioni popolari.

Interverrà:
• David Lifodi – esperto e corrispondente sull’America Latina

Con contributi:
• Dalla Bolivia con un medico ed attivista indigeno
• Sul Cile con un compagno cileno esule in Toscana

★★★

CPA Firenze Sud

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A fianco del grup yorum, per la liberta!

Ieri si è consumato l’ennesimo atto di infamia del regime fascista instaurato ormai da troppo tempo in Turchia dal tiranno Erdogan. Poliziotti hanno preso d’assedio il funerale di Ibrahim Gokcek nel quartiere Gazi di Istanbul, picchiando e arrestando le persone che erano a dare l’estremo saluto a Ibrahim che ha pagato con la vita la battaglia per la libertà. Questa lotta l’aveva intrapresa insieme ai suoi compagni Helin Bolek e Mustafa Kocak che come lui erano stati arrestati sulla scia del fallito golpe che Erdogan ha preso a pretesto per fare un repulisti di ogni tipo di resistenza al regime fascista da lui messo in atto. Ibrahim, Helin e Mustafa sono componenti del gruppo musicale Group Yorum che dal 1985 si sono fatti portavoce delle lotte per i diritti, rispetto delle idee e delle libertà. Negli anni molti suoi componenti sono stati arrestati o costretti all’esilio in Europa ma il Group Yorum ha sempre continuato a portare nel territorio turco e in tutta l’Europa la loro musica militante.

Oggi abbiamo assistito al tragico epilogo delle loro storie soffocate da un regime che ha nel terrore e nella repressione le proprie fondamenta e bolla chi dissente come un terrorista. Erdogan continua a lastricare di cadaveri la sua storia politica agevolato dall’indifferenza degli stati europei che gli si rivolgono solo quando hanno bisogno dei suoi metodi per fermare migranti o per vendere armi da usare sul proprio suolo, in Siria e in Libia contro chiunque vada contro il suo interesse. In questo quadro le storie di Ibrahim, Helin e Mustafa; tre musicisti che hanno cantato di diritti,di libertà e di lotta, morti dopo un lungo sciopero della fame, per poter suonare e cantare, a cui non si è voluto mettere fine, è il ritratto del clima che si respira nella Turchia di oggi. Anche per questo sei detenuti politici delle organizzazioni rivoluzionarie sono entrati in sciopero della fame: la richiesta è semplicemente quella del rispetto dei propri diritti e della propria umanità.

Siamo certi che il Group Yorum continuerà a portare nel mondo la loro musica e come realtà di Firenze continueremo a sostenere la lotta contro la repressione in Turchia, in solidarietà con tutti i detenuti politici nelle carceri turche, a fianco dei popoli che combattono per la libertà.

Coordinamento Toscano per il Kurdistan

Cantiere Sociale Camilo Cienfuegos – Campi Bisenzio
CPA Firenze Sud
Collettivo Politico Scienze Politiche
Krisis – Collettivo di Studi Umanistici e della Formazione

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ColPol – Venerdì 8 maggio 2020 – Non andrà tutto bene! – Tra CoVid19 e crisi economica.

Ne parleremo con Leonardo Bargigli professore di economia politica all’Univeristà di Firenze

Alle ore 18:00 sulla pagina Facebook del Collettivo Politico Scienze Politiche

Non andrà tutto bene!

Non andrà tutto bene!

Siamo entrati nella fase 2 e per quanto le nostre libertà individuali siano state riacquisite in maniera irrisoria, I settori economici che si erano fermati stanno progressivamente ripartendo. Appare così abbastanza chiaro come l’attenzione del governo sia ancora una volta orientata alla produzione e al consumo piuttosto che ai diritti dei cittadini. Sorge quindi spontaneo il dilemma: “Saremmo anche abbastanza sicuri per uscire, o non lo siamo neanche per produrre?”. La risposta è categorica: un sistema economico capitalista non può fermarsi a lungo, pena il collasso. Così, leader politici di oltreoceano e non, multinazionali e, per guardare in casa, Confindustria si agitano da mesi sminuendo l’entità della pandemia, temendo per il destino dei profitti.
Già ad oggi si può prevedere un forte aumento della disoccupazione e un’annessa decrescita del PIL a livelli mai visti dalla Grande Depressione. Non andrà tutto bene, la crisi ci sarà, di fatto già c’è e come tutte le crisi del capitalismo che abbiamo avuto modo di vedere ricadrà sulle classi meno abbienti.
Nella videoconferenza con Leonardo Bargigli, Professore di Economia Politica all’Università di Firenze, parleremo della natura endogena del CoVID-19 rispetto al nostro sistema economico, della risposta sanitaria Italiana e internazionale alla pandemia e delle conseguenze a breve e lungo termine di questo fenomeno sull’economia.
Quanto e come questo stesso sistema ha favorito l’evolversi della pandemia e aggravato il suo impatto sulle nostre vite? Quanto, ancora una volta, il profitto ha prevalso sui diritti e le necessità? Quali scenari ci aspettano?
Durante la diretta sarà possibile rivolgere domande al Professore.

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7 Maggio 1972, viene ucciso Franco Serantini

Il 5 maggio 1972 a Pisa è previsto un comizio di Beppe Niccolai, esponente dei fascisti del Movimento Sociale Italiano.
Il presidio indetto dagli antifascisti viene più volte attaccato dalla polizia e sul Lungarno Gambacorti Serantini viene arrestato dalla celere e trasferito nel carcere Don Bosco.

Qui giudice, guardie carcerarie e il dottor Mammoli, sicuri di sé visto che il giovane non aveva parenti, non giudicano grave lo stato fisico di Serantini, provato dai pestaggi.
Morirà due giorni dopo, il 7 maggio.

La direzione del carcere cerca in fretta e furia di seppellire il cadavere e la vicenda del 21enne anarchico con esso.
Ma subito la notizia dell’uccisione fa il giro della città, Luciano Della Mea, storico esponente antifascista pisano, si costituisce parte civile, l’8 maggio viene fatta l’autopsia sul corpo del giovane.
L’avvocato Giovanni Sorbi, dopo avervi assistito dichiarerà:
«È stato un trauma assistere all’autopsia, veder sezionare quel ragazzo che conoscevo. Un corpo massacrato, al torace, alle spalle, al capo, alle braccia. Tutto imbevuto di sangue. Non c’era neppure una piccola superficie intoccata. Ho passato una lunga notte di incubi»

Il 9 maggio si tiene il funerale, migliaia di solidali presenti infrangono le convinzioni di carcere e polizia sulla possibilità di oscurare il fatto, tanto da mantenerlo ancora vivo in chi oggi porta avanti quella stessa lotta.

“Ma invece è andata male, porci vi siete illusi,
perché al suo funerale tremila pugni chiusi”

Franco Serantini

Franco Serantini

Firenze Antifascista

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“neanche i Fratelli Cervi erano comunisti”

Queste parole sono andate in onda questo 25 aprile, pronunciate da Massimo Gramellini, editorialista del Corriere della Sera. Tuttavia, non una singola parola di quella frase è vera: i fratelli Cervi erano tutti rinomati come comunisti, tanto che anche un prigioniero fuggitivo russo che fu accolto da loro affermò che senz’altro quella famiglia era comunista. Inutile dire che anche il regime lo sapeva fin troppo bene, accusandoli di essere ribelli sediziosi e comunisti.

Ma si cela una volontà ben precisa dietro a questa dichiarazione.
Gramellini non è altro che uno dei tanti pennivendoli che, sotto forti interessi politici e volontà impresse dalla classe dirigente politica, vuole alterare la memoria partigiana e di classe a suo piacimento e favore. Chiaramente, come avevamo già denunciato più volte, c’è chi ancora vuole demonizzare i comunisti, come pure la sedicente “sinistra” che spesso non si fa scrupoli ad alterare la verità storica per rendere i partigiani, ai loro occhi, degni di esser ricordati: antifascisti sì, ma comunisti mai.

Essendo oggi l’anniversario della nascita di Alcide Cervi, vogliamo ricordare l’operato di quella famiglia, che ha dato tutto per la liberazione del paese. Ma la nostra memoria è completa, e così deve rimanere: come abbiamo ribadito questo 25 aprile è tramite la nostra pratica antifascista quotidiana, la quale si basa anche su un forte legame col passato, che possiamo mantenere vivo il ricordo di ciò che è veramente accaduto, a discapito delle volontà meschine dei fascisti come Fini o della “sinistra” di Gramellini.

Fratelli Cervi

Fratelli Cervi

Firenze Antifascista

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