Sentenza slittata ma la solidarietà non si arresta!

Stamattina dovevano uscire le sentenze per gli/le antifascist* processati per i fatti delle Piagge del 2014, cioè aver fisicamente impedito ai fascisti di Forza Nuova di manifestare nel quartiere popolare delle Piagge. Per ragioni burocratiche, l’udienza finale è stata spostata all’8 di marzo… Ma la solidarietà non si ferma!
Nel pomeriggio, ci siamo ritrovati in Piazza Dalmazia, altro luogo tristemente noto in città per l’uccisione di Samb Modou e Diop Mor da parte del fascista di Casapound, Gianluca Casseri. Abbiamo attraversato le strade del quartiere per ribadire che la lotta antifascista è ancora necessaria e che il fascismo si combatte per le strade e per le piazze, continuando a ricordare i nostri morti e a togliere ai fascisti agibilità politica in città.
Chiediamo ancora una volta a tutt* di diffondere la notizia, esprimere la solidarietà con foto, cartelli o video e di restare pronti a mobilitarsi al fianco di tutt* gli antifascisti e le antifasciste sotto processo.

L’antifascimo si pratica e si diffonde!
La solidarietà è lotta!

la solidarietà non si arresta!

la solidarietà non si arresta!

la solidarietà non si arresta!

la solidarietà non si arresta!

Firenze Antifascista

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Sta rottura de cojoni dei fascisti”, è l’ora della solidarietà attiva a chi pratica antifascismo!

Solidarietà a chi lotta!

Solidarietà a chi lotta!

Solidarietà a chi lotta. Al fianco degli antifascisti e delle antifasciste sotto processo!

Solidarietà attiva a chi partica l'antifascismo

Solidarietà attiva a chi partica l’antifascismo

A Firenze in questo periodo molti/e antifascist/e fiorentini/e vedranno aprirsi o concludersi diversi processi a loro carico. Sul banco degli imputati, da una parte chi lotta e pratica antifascismo, dall’altra giudici, poliziotti, fascisti da bosco, cioè di Governo (Salvini e Donzelli) o fascisti da riviera (come Forza Nuova).

Lunedì 24 prossimo è attesa la sentenza definitiva per 8 compagni/e accusati per resistenza pluriaggravata, adunata sediziosa, danneggiamento e porto di oggetti atti a offendere, a cui vengono richiesti 1 anni di pena. Il processo si è costruito sui fatti del dicembre 2014, quando un nutrito presidio antifascista impedì un corteo di Forza Nuova nel quartiere popolare delle Piagge, nella periferia fiorentina. I fascisti speculando sull’onda dei fatti successi a Roma nel quartiere di Tor Sapienza, dove avevano tentato di assaltare un centro per rifugiati, al grido delle loro parole d’ordine opportuniste e razziste come lo slogan “Prima gli italiani”, tanto caro adesso alla destra governista, che siede serenamente nelle stanze dei bottoni. La presenza degli antifa e del quartiere impedì a FN di presentarsi, ma quando il presidio venne a conoscenza che la questura aveva spostato i fascisti in un’altra zona della città poco distante, compattamente si decise di spostarsi per impedirlo: “né alle Piagge, né altrove”. Come da copione, la celere tentò di impedire al corteo di muoversi caricando più volte gli/le antifascisti/e che provarono a difendersi come potevano. Questo solo il primo, con richieste di condanna pesanti, di una serie di pratiche messe sotto processo: a Firenze, fascisti, sessisti, razzisti e spacciatori di odio non sono i benvenuti!

La natura di questi figuri la conoscevamo bene, servi dei potenti e sempre pronti a far il gioco dei padroni, e non ci hanno certo stupito le immagini di Forza Nuova sotto la sede della CGIL a Roma e non sono le sole che hanno “indignato” tutto il Paese, dagli spari di Traini a Macerata, alla bandiera nazista sulla bara di un loro militante, e ancora soprusi e stupri, le complicità nelle stragi di Stato.
Questa indignazione ad intermittenza, utile per qualcuno a fini elettorali o per risciacquarsi la bocca con l’antifascismo, sappiamo essere ipocrita, oltre che inutile e dannosa.
E’ da sempre la pratica antifascista, concreta e diffusa, la lotta quotidiana nei quartieri, nei posti di lavoro, nelle scuole, a togliere davvero il terreno fertile al fiorire del germe fascista, sessista, xenofobo.
Gli/le antifascisti/e in questa città, come nel resto del paese, sono spesso accusati per il solo fatto di essersi opposti alla deriva d’odio razzista a cui assistiamo, per aver materialmente impedito l’apertura di sedi e covi, per aver espresso la solidarietà a chi veniva processato e per essersi resi protagonisti di quell’antifascismo militante che dagli esempi della Resistenza partigiana arriva fino a noi. Non sarà né la Magistratura, né qualche timida proposta di legge di questa classe politica a togliere di mezzo Forza Nuova o Casapound. Del resto gli sono funzionali, utili idioti di qualcuno che poi si erge ad “argine democratico contro la deriva fascista”.

Solo la mobilitazione, il protagonismo, l’impegno di chiunque pratichi davvero antifascismo riesce non solo a mettere all’angolo questi gruppuscoli, ma soprattutto a togliere spazi di legittimità e diffondere anticorpi sociali alla diffusione delle loro idee. In questa fase di pesante attacco alle condizioni di vita, al crescente impoverimento del nostro salario e l’aumento del costo della vita, al perenne ricatto della condizione di immigrato, allo scontro imperialistico in corso e alla morsa repressiva che investe posti di lavoro, scuole, università e territori, si deve ribadire il ruolo storico e presente dei fascisti e della repressione dello Stato.
Molte volte abbiamo detto che “non c’è antifascismo senza anticapitalismo” per chiarire che i fascisti sono parte integrate di questo sistema e sono precisamente funzionali alle strategie preventive che vogliono impedire alla classe lavoratrice di migliorare con la lotta le loro condizioni di vita e costituire una propria sovrastruttura ideologica e politica, che possa porre le basi per un mondo più giusto. Per questo vogliamo ribadire la nostra solidarietà agli/alle imputate ma anche nei confronti di chi subisce la repressione sui posti di lavoro, scuole e università e per chi lotta nella difesa dei territori. La solidarietà è lotta antifascista nello schierarsi senza distinguo al fianco di chiunque sia colpito dalla repressione, per il proprio impegno e protagonismo nel togliere fisicamente agibilità ai fascisti. Facciamo dunque appello a tutte le realtà politiche, sindacali e di associazionismo, che fanno propri i principi dell’antifascismo e della Resistenza, ad esprimere solidarietà nei confronti degli/delle antifascisti/e di Firenze, che hanno impedito a questi topi di fogna di propagandare odio e discriminazione nei quartieri di questa città.

Chiunque può trovare la giusta forma per esprimere la propria solidarietà agli/alle imputati/e, anche in questo difficile momento di pandemia: renderla visibile con uno striscione o una foto con la scritta: “SOLIDARIETÀ A CHI LOTTA, AL FIANCO DEI/DELLE ANTIFASCISTI/E SOTTO PROCESSO”, renderla concreta rilanciando la lotta antifascista, contro ogni repressione, lottando per un mondo senza più fascismo e il sistema che lo crea e se ne serve!

L’ANTIFASCISMO si PRATICA e si DIFFONDE
L’ANTIFASCISMO NON SI PROCESSA e non si CONDANNA!

Firenze Antifascista

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La vita delle persone non vale una macchia su un portone!

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La vita delle persone non vale una macchia su un portone!
𝐷𝑖 𝑙𝑎𝑐𝑟𝑖𝑚𝑒, 𝑑𝑖 𝑠𝑎𝑛𝑔𝑢𝑒. 𝐷𝑖 𝑐𝑜𝑒𝑠𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑠𝑜𝑐𝑖𝑎𝑙𝑒, 𝑙𝑎 𝑙𝑜𝑟𝑜 𝑒 𝑙𝑎 𝑛𝑜𝑠𝑡𝑟𝑎.

La vita delle persone non vale una macchia su un portone!

La vita delle persone non vale una macchia su un portone!

Non si può morire così. Eppure i morti sul lavoro sono 4 al giorno, eppure proprio ieri “monetizzavano” il risarcimento ai familiari di Luana morta schiacciata per un macchinario manomesso dall’azienda che secondo le indagini aumentava la produzione dell’8%, eppure i morti di Torino sono solo di qualche settimana fa..

La notizia di Lorenzo, la sua età, il suo ultimo turno di stage chiamato “Alternanza Scuola-Lavoro”, che altro non è che un proficuo accordo del 2015 siglato dal Pd, Imprese e sindacati confederali detta “Buona Scuola”, fa ribollire il sangue nelle vene. Ieri Alternanza, oggi chiamata PCTO, è selezione di classe sin dai banchi di scuola, diversificate per ore sottratte alla formazione a seconda dell’indirizzo fra licei, istituti o tecnici. È manodopera gratuita per le imprese, priva di reale formazione, che educa al lavoro ubbidiente e senza tutele, facendo rientrare così anche studenti e studentesse nel calcolo infinito del lavoro gratuito, degli infortuni, dei morti.
Ma a sole 24 ore dalla morte di Lorenzo, Nardella pensa bene di twittare la sua solidarietà agli industriali della nostra città per quella che lui definisce come un’aggressione violenta contro la sede di Confindustria.
Non ci stona che il suo primo pensiero, nonostante quello che è successo, sia sempre per industriali, padroni e manager.
È lo stesso che quando hanno sparato a bruciapelo ad Idy, un lavoratore senegalese colpevole di aver la pelle nera, usò le stesse identiche parole per due fioriere infrante, mentre per strada si gridava e si piangeva di rabbia per l’ennesima vittima della follia razzista in questa città.

Quello che rasenta il ridicolo è come una macchia di vernice possa diventare un atto violento di fronte ad una vita spezzata, al sangue vivo versato da un ragazzo diciottenne sul pavimento di una fabbrica che al massimo dovrebbe sbucciarsi le ginocchia nell’ora di educazione fisica nel cortile di scuola, non spostare un macchinario che muove sbarre di acciaio.
Ma a dipingere (senza tempera e colori eh, che poi macchiano…) una realtà illusoria che nega ogni sfumatura di questa complessa realtà che è quella in cui vivono la stragrande maggioranza delle persone di questo paese, politici più o meno in carriera sono veramente eccelsi. Nardella continua il suo sermone parlando di un fantomatico “bene comune” verso cui imprese e lavoratori lavorino insieme per fermare un “intollerabile clima di odio” e “scongiurare la tensione sociale”.
A quale “bene comune” si riferisce, di preciso, il nostro sindaco? Di quella “coesione sociale” di cui vanno parlando, mentre nel paese reale ogni giorno si vive sulla propria pelle una realtà che parla di disuguaglianza imperante, di divario ogni giorno più crescente fra i nostri stipendi e il costo di un affitto, una bolletta, un pieno di benzina? Non serve sfogliare le prime pagine dei giornali, caro Nardella, che solo qualche giorno fa mettevano nero su bianco il divario fra pochi signori sempre più facoltosi e milioni di lavoratori sempre più poveri.
Qua, nel mondo qua sotto, la coesione sociale è una truffa a cui non crede nessuno. Neanche in mezzo a quella pandemia che “avrebbe accorciato le distanze”, che ci avrebbe reso “tutti uguali, uniti contro il virus” e che si sta rivelando essere una grande opportunità per alcuni, un dramma sociale per altri. Signor Nardella, qua il mondo è diviso fra chi si fa un tampone molecolare, spende 150 Euro, e in 3h conosce il risultato, e chi fa 3h di fila in farmacia, si paga il tampone, e spera di non ammalarsi e contagiare i propri colleghi di lavoro o i propri cari.
Quale coesione sociale? Quella dove gli studenti della Bocconi hanno un servizio di vigilanza privata all’uscita dalla classa e quella dove gli studenti degli istituti muoiono dentro un capannone?

Confindustria è solo una dei responsabili dello stillicidio quotidiano sul lavoro, uno dei più importanti ed influenti, grazie al piegarsi della politica agli interessi privati. Che si senta responsabile, che senta il sangue di chi come Lorenzo è senza futuro, di chi si è alzato a lavorare e non è più tornato, di chi per fretta, per ansia, per stanchezza, per ritmi infiniti o per un macchinario manomesso, è uscito per andare a lavorare e non è più tornato a casa.
I conti di Confindustria sono sporchi di sangue, e qualcuno glielo ha ricordato.
Il sindaco Nardella invece si ricopre di ridicolo. Ed è giusto ricordarglielo.
La nostra “coesione sociale” è quella che ci spinge ad incontrarci, organizzarci, lottare, lavoratori e studenti, perché tutto questo non solo non accada mai più, ma soprattutto non venga accettato e percepito come “normale”.
La vita delle persone non vale una macchia su un portone.

Che lavoro di merda

Che lavoro di merda

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Quali sono i punti fermi dell’accordo?

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In una situazione chiaramente segnata dal Covid, in termini di quarantene e positivi, il referendum sull’accordo al Mise ha visto 265 votanti su 354 aventi diritto (74%), con 262 sì, 2 no, 1 scheda nulla.

L’accordo quadro raggiunto al Mise – l’unica cosa che abbiamo firmato da quel 9 luglio, resistendo ad ogni altra ipotesi di accordi sulla mitigazione dei licenziamenti – andrà accompagnato a sua volta da altri accordi in sede aziendale da raggiungere la prossima settimana. E’ un accordo sindacale avanzato in un contesto politico e sociale negativo e tutto da cambiare.

Il processo di reindustrializzazione non è qualcosa che abbiamo voluto, ma qualcosa che subiamo. E dentro questo processo, abbiamo messo paletti importanti.

Un altro Stato, un altro Governo, avrebbe salvaguardato la fabbrica così come era. Invece è stato permesso a Melrose di distruggere un pezzo dell’automotive. Le macchine sono ancora qua, dalla fabbrica non è uscito uno spillo da quel 9 luglio. Ma di fatto con la reindustrializzazione lo stabilimento verrà svuotato e riempito con altri macchinari e nuove produzioni. Alla fine di questo processo, forse noi avremo salvato 500 posti di lavoro sul territorio, ma a costo di una lunga traversata fatta di ammortizzatori sociali, rischi e di incertezze. Alla domanda: ma quindi in Italia è possibile per un fondo finanziario chiudere perfino una fabbrica produttivamente efficiente e perfino nuova, la risposta data dal Governo è: sì, certamente sì.

Alla domanda: ma dunque non si può resistere a questo processo, la risposta che abbiamo dato finora è: sì, si può. Abbiamo resistito, abbiamo rilanciato, siamo insorti.

Questo accordo è il risultato della lotta. E la lotta dovrà salvaguardarne i risultati. E una lotta si compone di mille atti, di mille esigenze. Questo accordo l’abbiamo scritto noi, ma con le mani e le teste di migliaia di solidali, di chi ha partecipato al 18 settembre, di chi ha scioperato, di chi è venuto a presidiare, a fare i turni, di chi ha cucinato, di chi ha scritto, rilanciato i post, fatto donazioni alla cassa di resistenza, di chi ha cantato, retto striscioni, gridato al megafono, battuto i piedi, le mani, di chi si è emozionato, di chi ci ha abbracciato ecc. ecc.

Quali sono i punti fermi dell’accordo?

1. tempistica certa della reindustrializzazione. Entro marzo proposte vincolanti, piano industriale essenziale ed entro fine agosto closing e passaggio di proprietà

2. clausola anti-logoramento o, se si preferisce, anti-meccanismo della rana bollita: se entro fine agosto non si palesa la reindustrializzazione, Qf procede direttamente alla reindustrializzazione con intervento di altri investitori o direttamente del capitale pubblico con Invitalia

3. continuità occupazionale e di diritti. Il passaggio da Qf ad altro soggetto industriale avverrà in continuità occupazionale e di diritti contrattuali, anche in caso di cessione di ramo d’azienda.

4. gli appalti del futuro soggetto reindustrializzatore ripartiranno dagli ex dipendenti degli appalti Gkn. Ci sarà per le assunzioni un bacino di reclutamento che riparte da ex somministrati in Gkn. Si apre a un iniziale internalizzazione di numero limitato di lavoratori. Abbiamo chiesto 7 assunzioni e da lì non ci muoviamo.

5. il saldo occupazionale è fissato al momento del passaggio da Gkn a Qf. Questo vuol dire che se continuassero pensionamenti o dimissioni volontarie, il futuro reindustrializzatore dovrà comunque ripartire da 370 posti di lavoro. Quindi, il posto di lavoro non viene considerato un tema individuale ma un patrimonio collettivo del territorio.

6. Diritto di proposta e verifica. Viene formata una commissione di proposta e verifica sulla reindustrializzazione dove la Rsu è presente e può avanzare proposte in merito alla reindustrializzazione, così come richieste di verifica. La commissione deve essere messa a conoscenza dei fondi pubblici utilizzati e i fondi pubblici sono a loro volta vincolati alla realizzazione del saldo occupazionale.

E’ una tappa, risultato della lotta, e che avrà senso solo se continuerà la mobilitazione. Fuori dalla mobilitazione non c’è salvezza.

Riprendiamo subito l’Insorgiamo tour. Per andare insieme dove non siamo mai stati.

Tenetevi liberi a marzo. #insorgiamo

Gkn accordo quadro mise referendum lavoratori

Gkn accordo quadro mise referendum lavoratori

Gkn accordo quadro mise referendum lavoratori

Gkn accordo quadro mise referendum lavoratori

Collettivo Di Fabbrica - Lavoratori Gkn Firenze

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Firmato accordo quadro al Mise su chiarezza, tempi e garanzie del processo di reindustrializzazione.

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Firmato accordo quadro al Mise su chiarezza, tempi e garanzie del processo di reindustrializzazione.

Firmato accordo quadro al Mise su chiarezza, tempi e garanzie del processo di reindustrializzazione.

Firmato accordo quadro al Mise su chiarezza, tempi e garanzie del processo di reindustrializzazione.

Firmato accordo quadro al Mise su chiarezza, tempi e garanzie del processo di reindustrializzazione. L’accordo è vincolato all’approvazione del referendum dei lavoratori e all’assemblea permanente. Il perno dell’accordo è la garanzia della continuità occupazionale e dei diritti dei lavoratori. L’accordo quadro andrà ulteriormente completato da accordi in sede aziendale. Entreremo nei dettagli dell’accordo a partire da domani, prima di tutto con i lavoratori a cui dobbiamo la prima spiegazione e valutazione. Quello che possiamo dire, e questo per certo, che noi anche oggi, come ogni giorno da quel 9 luglio, siamo ancora in piedi e continuamo a insorgere. #insorgiamo

Collettivo Di Fabbrica - Lavoratori Gkn Firenze

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Venerdì 21 Gennaio 2022 Connessione necessaria

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Che ci fanno venerdì, 21 gennaio, pomeriggio un lavoratore delle telecomunicazioni, uno dei trasporti, uno di Alitalia e un metalmeccanico insieme? E per di più di organizzazioni sindacali diverse ma facenti parte anche di comitati e collettivi di settore o di fabbrica?

Si connettono. Semplicemente. Scambiano esperienze. Si interrogano su come portare avanti l’azione sindacale oggi.
O forse parlano di intervento pubblico e di come andrebbe riorganizzato il paese. Forse fanno la classe dirigente.
O forse, ipotesi se si vuole ancora più banale, ragionano se ha senso tenersi liberi per marzo.
Organizzato dalla nostra famiglia allargata in Tim

Nell’evento luogo, ora e come connettersi:
https://www.facebook.com/events/489468245930521/

Partecipano:
Coord. Naz. RSU TIM – R. DE ANGELIS (COBAS)
CUB Trasporti Alitalia – A. AMOROSO
Comitato TUTTI A BORDO – D. COFANI
Collettivo di Fabbrica GKN – D. SALVETTI
COORDINA
F. CAPOZZI
Giornalista Economico-Finanziaria
l’evento potrà essere seguito sulle pagine FB di TELECOMI ITALIA UNICA E PUBBLICA e COBAS TELECOMUNICAZIONI, sul canale YOUTUBE COBAS TELECOM

Workers unite

Workers unite

Collettivo Di Fabbrica - Lavoratori Gkn Firenze

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L’assemblea dei lavoratori Qf, ex Gkn, riunita ribadisce la propria approvazione al documento trasmesso dalla Rsu all’azienda

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Insorgiamo

Insorgiamo

L’assemblea dei lavoratori Qf, ex Gkn, riunita ribadisce la propria approvazione al documento trasmesso dalla Rsu all’azienda come base di una accordistica che permetta un processo di transizione verso la reindustrializzazione solido, trasparente e all’altezza della situazione.

Questo documento si articola nei seguenti paragrafi:
– Tempistica del processo/cronoprogramma
– Continuità occupazionale e di diritti
– Assunzioni e saldo occupazionale
– Trasparenza e salvaguardia del patrimonio industriale
– Ammortizzatore, rotazione, integrazione
– Sicurezza
– Piano mantenimento minimo stabilimento
– Piano di formazione
– Mappatura di competenze
– Diritto di proposta
– Agibilità sindacali ai fini di tutelare il processo di reindustrializzazione
– Mensa

Si tratta di temi con importanza e peso specifico diverso. Alcuni di questi devono essere contenuti in un accordo quadro in sede ministeriale, altri evidentemente in sede sindacale e nella trattativa tra le parti. Ma costituiscono un insieme e come tali devono essere considerati. Sono infatti la base minima per regolamentare un processo di reindustrializzazione dove trasparenza, continuità occupazionale e diritti, fiducia, tutela, siano sostanza esigibile e non solo annuncio o richiesta di fede.

I lavoratori Qf non prenderanno in considerazione nessuna affermazione, proposito, promessa che non sia nero su bianco, firmata ed esigibile. In sei mesi di vertenza non abbiamo visto un solo verbale scritto. Un metodo di lavoro che manca completamente di professionalità o manca volutamente di chiarezza.

Nel passaggio da Gkn a Qf non conosciamo i dettagli che sono coperti da riservatezza. Dei nuovi acquirenti potenziali non conosciamo nulla per riservatezza. Dal closing ancora non è stato firmato nulla con noi.

Aleggia quindi uno stato di incertezza che, unitamente alla prospettiva di un lungo ammortizzatore sociale e di due anni di reindustrializzazione, sembra studiata apposta per determinare l’abbandono e la dispersione della comunità operaia.

La convocazione al Mise del 19 gennaio avviene a poco meno di un mese dopo il closing. Tale incontro deve essere finalizzato quindi al raggiungimento di un accordo quadro. E tale accordo quadro deve essere immediatamente correlato da accordi tra le parti sugli altri temi che abbiamo esposto sopra.

Qualsiasi altro scenario, come anche un banale aggiornamento della discussione, sarebbe interpretato da noi come un temporeggiamento ostile nei confronti dell’assemblea dei lavoratori.

Ci sembra giusto ribadire, inoltre, in una fase così delicata come quella attuale che ogni tipo di trattativa e accordo deve rispettare pienamente il grado di rappresentatività interno alla fabbrica e l’assemblea dei lavoratori.

Non accetteremo alcuna trattativa o accordo sulle nostre teste. Non siamo stati in grado di impedire misure di legge sulla nostra testa, non abbiamo intenzione di tollerare la stessa cosa riguardo ad accordi sulla vertenza.

Tutti i lavoratori Qf ritengono infine un punto dirimente la questione degli ex appalti Gkn. In particolare riteniamo dirimente la sorte di 7 lavoratori provenienti dall’ex appalto pulizie, carrellisti e dal bacino staff leasing. Si tratta di lavoratori che hanno presidiato, pulito, difeso questo patrimonio industriale anche senza percepire stipendio. Non hanno ricevuto fama da questo né una percentuale sulla rivendita futura dello stabilimento. E non era del resto questo il loro obiettivo. Semmai spesso hanno pagato la benzina, in una situazione di assenza di reddito, per raggiungere il presidio permanente e rendersi utili.

Questi lavoratori finora sono stati gli ultimi. Lo erano prima a fabbrica aperta, in quanto lavoratori degli appalti o precari. Lo sono stati durante la lotta, vittime del fallimento degli appalti Gkn o del meccanismo dello staff leasing.

E nella nostra scala di valori, nella scala di valori di questa nostra famiglia allargata, gli ultimi saranno i primi.

Contemporaneamente la vicenda di questi lavoratori coincide con il tema del saldo occupazionale. Senza congelare il numero esatto del saldo occupazionale finale della reindustrializzazione, il tema della continuità occupazionale diventa pura propaganda visto che rischia di continuare la lenta perdita di posti di lavoro sul territorio.

Considerando che siamo già scesi di numero e siamo ben al di sotto dei famosi 422 posti di lavoro e lontanissimi dai 500, qualsiasi altra soluzione non preveda l’assorbimento di questi 7 lavoratori dentro l’organico presente o futuro, contestualmente alla definizione del bacino di reclutamento e del saldo occupazionale della futura reindustralizzazione, sarà vissuta come uno schiaffo in faccia a sei mesi di mobilitazione.

E, oltretutto, sarebbe l’ennesimo segnale di discrepanza tra i grandi annunci del futuro radioso e un presente che non si può permettere nemmeno 7 assunzioni.

Collettivo Di Fabbrica - Lavoratori Gkn Firenze

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Sabato 15 gennaio 2022 Presidio per non dimenticare Piombo Fuso

Presidio per non dimenticare Piombo Fuso

Presidio per non dimenticare Piombo Fuso

Ore 15.30 Piazza Santa Maria Novella

Tra il dicembre 2008 e il gennaio 2009 l’operazione “Piombo Fuso” condotta dall’esercito israeliano nella striscia di Gaza ha provocato una devastazione e un massacro impressionanti. Ne sono derivati miseria, disoccupazione, distruzione e isolamento che non hanno risparmiato nessun aspetto dell’esistenza pubblica e privata. La guerra di Israele contro Gaza ha preso di mira tutti e tutto, fattorie e industrie comprese.

Associazione di amicizia Italo Palestinese

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Ci pare che la notizia di oggi è che la fabbrica di Marradi non chiuderà.

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Ci pare che la notizia di oggi è che la fabbrica di Marradi non chiuderà. La lotta, quella dura, collettiva, in grado di andare alle radici dello scontro, paga. E se non paga in vittorie, paga in dignità. E la dignità prepara, sempre e comunque, un futuro migliore.
Insorgere, difendere le macchine, allargare i rapporti sociali, costruire legami tra azienda e territorio è un metodo. Da coltivare, costruire, approfondire. A Marradi, nella fabbrica le lavoratrici fanno tutto da sole. Sono in grado di condurre l’intero processo produttivo e manutentivo.
Ci pare anche che la notizia di oggi sia che c’è una controproposta della proprietà tale da lasciare aperta la fabbrica, ma spostare la produzione di marron glacé attuale. Non ci permettiamo di commentare una trattativa dall’esterno, senza avere gli elementi per farlo. Ci limitiamo solo a una considerazione generale: ci colpisce questa smania dei padroni di staccarti dal tuo lavoro, dalla tua competenza, da ciò che sai fare, di indebolire così la tua capacità di ripartenza, di narrazione, la tua caratteristica di sapere, capire, progettare.
E’ successo anche qua: a un certo punto istituzioni, sistema economico, ci hanno detto che qua si produrrà qualcosa, macchine farmaceutiche o inverter o magari, chissà, centraline o qualsiasi altra cosa. Noi non siamo più una fabbrica di automotive, noi siamo una scatola da riempire.
Poco importa che qua ci fosse un “monumento”, una storia. Sì, insomma, è come se ti ricordassero che in fondo tu sei un vile salariato, che qualsiasi cosa tu produca, in fondo tu produci salario e loro profitto. E quello che c’è nel mezzo, pace, può cambiare, mutare, ma è una variabile di circostanza.
Questo naturalmente avviene quando ristrutturano, perchè in condizioni normali anzi ti chiedono di non badare troppo al salario ma di concentrarti sull’attaccamento al tuo lavoro. Un attaccamento che spesso pretendono gratuito, demansionato, con contratto precario.
Ecco, ricordiamocelo sempre. Se siamo vili salariati, lottiamo con ancora più coraggio per la nostra condizione di salariati. E da questo coraggio, in verità, scopriremo che questi vili salariati sanno essere classe dirigente. #insorgiamo

Video:
https://www.la7.it/piazzapulita/video/la-fabbrica-dei-marroni-il-racconto-di-stefano-massini-13-01-2022-417771

Collettivo Di Fabbrica - Lavoratori Gkn Firenze

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Fermiamo la ruota dello sfruttamento: occupata ruota panoramica nel giorno dell’inaugurazione di pitti uomo!

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[Firenze, 11 gennaio 2022]
Nel giorno dell’inaugurazione dell’edizione invernale di PITTI UOMO, una quarantina di lavoratori e lavoratrici precari/e ferma la ruota panoramica sotto lo slogan “Fermiamo la ruota dello sfruttamento, non si può lavorare così!” denunciando contratti truffa, orari di lavoro estenuanti per paghe insostenibili.
“Se in un Paese come l’Italia dove da oltre trent’anni, unico caso in Europa, diminuiscono i salari, aggiungiamo l’aumento delle bollette e del carovita, bisogna domandarsi come sia possibile vivere con questi salari da fame”. “Quando va bene siamo assunti con contratti a chiamata, con nessuna tutela e niente coperture per infortuni o malattia. Ma la cosa vergognosa è che non è cambiato nulla: turni sempre più lunghi, fino a 12 ore, e paghe che spesso non superano i sei euro all’ora. Oggi” ironizzano, “con due ore di lavoro possiamo permetterci al massimo un giro di giostra sulla ruota panoramica”.
Stamane gli ex lavoratori della fiera della moda hanno diffuso la prima parte di interviste raccolte da lavoratori che da anni prestano servizio nel più importante evento del fashion in Italia. “Tutto questo lusso” concludono i lavoratori” si accompagna alla retorica della ripresa e del rilancio dell’occupazione. Andrebbe detto, invece, che questi settori si reggono sulla fatica e su paghe da fame”.

Sulla pagina @chelavorodimerda stanno arrivando testimonianze e video interviste, a Firenze c’è un sistema di sfruttamento che va dai grandi eventi alle quotidiane condizioni di lavoro nei bar e ristoranti, dei reader e dei lavoratori in appalto.
Le briciole di questo sistema sono state lasciate davanti alla ruota panoramica davanti alla Fortezza da Basso.
I lavoratori di questa città non le accettano più!

Occupata ruota panoramica nel giorno dell'inaugurazione di pitti uomo!

Occupata ruota panoramica nel giorno dell’inaugurazione di pitti uomo!

Occupata ruota panoramica nel giorno dell'inaugurazione di pitti uomo!

Occupata ruota panoramica nel giorno dell’inaugurazione di pitti uomo!

Che lavoro di merda

Che lavoro di merda

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